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Il Giro d’Italia in Riviera e c’è chi ci ‘prende in giro’ col volano (turismo) di Albenga

E’ vero, Silvio Fasano l’ha definita la ‘febbre che ha pervaso il comprensorio ingauno’. Invece troppe aspettative, con il profumo di elezioni regionali. Persino locandine davanti alle edicole che ‘gridavano vendetta’, visto il titolo: Giro d’Italia volano del turismo. Perche non aggiungere “Sorge il sole, canta il gallo e splendono i turisti”. Suvvia, non si è mai visto nella storia a noi nota che un ‘volano‘ abbia la durata di 3 – 4 giorni. A parte i sicuri effetti speciali, non sappiamo i dati, i termini di ritorno.  E’ utile all’immagine, non sono le fondamenta di cui l’industria della vacanze ha bisogno da decenni e non ha trovato terapie efficaci, verificabili alla prova dei fatti.  Albenga si è persino svegliata con una ‘messia’ della politica berlusconiana: “Più spese che benefici, anzi Albenga ha speso gli altri ci hanno guadagnato”.

Il diligente e attento Luca Rebagliati, solido punto di riferimento della ‘voce informazione locale’ comprendo il binomio Secolo XIX- Stampa ha riportato la lista della spesa. Ognuno può farsi un’idea, forse non educa sparare in ogni occasione per dire che è tutto sbagliato ciò che fanno altri.  Un Giro ad Albenga. comunque la si vede e senza buttare denaro pubblico dalla finestra, è un evento – investimento significativo, indiscutibile. L’obiettivo dovrebbe essere quello di riproporre, facendo tesoro dell’esperienza. Forse per chi è appassionato di storia locale si potrebbe aggiungere che a parte la Montecarlo – Alassio, per professionisti, rimasta negli annali di cronaca e estinta; a parte il resistente Trofeo Laigueglia che ogni anno lascia col fiato sospeso fino all’ultimo istante per via delle risorse (non conosciamo i risulati del piatto sulla bilancia, visti nel loro insieme), proprio Albenga ha un passato onorevolissimo riservato alle corse delle due ruote. C’è chi ricorda i tempi d’oro, pur con inevitabili difficoltà, del Trofeo Strazzi, le sue 27 edizioni, 21 consecutive. La folla nelle strade, l’impegno dell’associazione Pedale Albenganese che si è sciolta. L’impegno della benemerita famiglia Strazzi. Una competizione di un giorno riservata ai dilettanti, molti dei quali sono assurti a stelle del professionismo. Un’unione di forze che alternativamente aveva coinvolto, a livello di contributi, Comune, Pro Loco, associazioni commerciali.  Spesso sono la continuità e la qualità di una manifestazione a far davvero la differenza. Ci saranno sempre i bastian contrari, i mugugni, le alternative, ma il confronto deve avvenire su dati di fatto oggettivi e non soggettivi. Non abbiamo letto dai fiumi di inchiostro riversati in questi giorni e dalle trasmissioni tv, un Giro d’Italia che raggiunse l’allora piccola Svizzera della Liguria, la Monesi dei Galleani negli anni di splendore, con una località turistica estiva ed invernale che era davvero volano economico, di futuro prospero per le generazioni. Una tappa storica che non salvò Monesi, la sua vallata, la fdiliera. Era il 19 maggio 1966, seconda tappa Imperia – Monesi di 60 km, vinta da Julio Jiménez. La carovana era partita da Monte Carlo e raggiunse Diano Marina. Fu  l’anno della vittoria finale in maglia rosa di Gianni Motta.

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