Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Alta Valbormida antiche mele, antichi nomi dialettali. Mallare capitale latina: mallulae

Che l’Alta Valbormida e le antiche varietà di mele intrattengano da sempre un rapporto privilegiato lo dimostra il fatto che uno dei suoi paesi, Mallare, ha nello stemma proprio un melo. Secondo il Vico, inoltre, Mallare deriverebbe dal latino mallulae, diminutivo di malae, mele.

Ancora oggi nei dialetti d’Oltregiogo, ad esempio in altarese, il toponimo è declinato al plurale, er molre, così come nei dialetti liguri costieri, ad esempio nel savonese, e malle. Si osservi peraltro come in tutti i dialetti liguri (cfr. VPL) sia diffusa l’alternanza fra il maschile mai o mei che indica sia il frutto sia l’albero, e il plurale maire, meire, meie, che si riferisce ai soli frutti. E’ infatti opportuno ricordare che dal neutro plurale mela del tardo latino si sviluppò il femminile melam come nome del frutto, mentre il nome dell’albero deriva dal tardo latino melum parallelo del classico malum, entrambi presi dall’attico melon e dal dorico malon (cfr. DELI).

    La riscoperta delle antiche varietà di mele e la loro conservazione attraverso lo scambio delle marze – si ricordi che il termine deriva da marzo, il mese più appropriato per gli innesti – si accompagna necessariamente con la valorizzazione dei dialetti, minacciati anch’essi dalla scomparsa, a causa dei processi sempre più avanzati di italianizzazione e di estinzione della civiltà contadina.

    La battaglia per la difesa della biodiversità è quindi parallela a quella per la difesa della varietà linguistica. E’ stato dimostrato, infatti, che le aree del mondo con maggior numero di specie animali e vegetali coincidono con le aree che possono vantare la presenza del maggior numero di lingue.

  


Aree con maggiore varietà linguistica


L’Italia, con la sua grande varietà di dialetti e di lingue minoritarie, è una terra in cui sia la varietà linguistica sia la biodiversità sono rilevanti. Nelle aree periferiche e montane, come l’Alta Valbormida, i dialetti sono ancora abbastanza vitali, così come sono maggiormente diffuse le antiche varietà di alberi da frutto, fra cui i meli, non essendo ancora penetrata in queste zone la coltivazione industriale con un limitato numero di varietà standard di mercato.

    Preservare le antiche varietà di mele vuol dire quindi, nello stesso tempo, rivitalizzare antiche voci dialettali e trasmetterle alle nuove generazioni. Tali voci sono spesso particolarmente interessanti dal punto di vista linguistico, proprio per la tendenza del dialetto alla concretezza, alla descrittività, all’espressione di sfumature affettive nel rapporto che l’uomo ha con la realtà che lo circonda.

    Si veda la seguente tabella con i termini dialettali di alcune fra le antiche varietà di mele valbormidesi riscoperte attraverso le diverse edizioni del Mela Day, o per dirla in dialetto, Ra giurnò der maire antighe, manifestazione di crescente successo organizzata, a partire dal 2011, dalla Condotta Slow Food dell’Alta Valbormida. I termini vengono offerti sia nella versione italianizzata, sia in quella dialettale con grafia intuitiva:

Nome italianizzato

Nome dialettale

(grafia intuitiva)

Mela cappelletta

mai caplat

Mela cichinetta

mai cichinat

Mela rugginosa

mai ‘rzinaint o rusnenta

Mela maurizino

mai maurizien

Mela masclena

mai masclen

Mela campanellina

mai campanelin

Mela rossa estiva

mai rus estiv

Mela rossa autunnale

mai rus autünòl.

Mela cinque coste

mai zincu coste

Mela Carla

mai còrl

Mela boccone del prete

mai bocun del preve o bucaprevi

Mela suonerina

mai ciuchen

Mela carpendola

mai carpendü

   Dalla comparazione dei termini deriva una possibile classificazione in due gruppi:

 1) termini in cui prevale una denominazione che potremmo definire “per antonomasia”, dove si associa la varietà di mela a un nome di persona, che possiamo immaginare essere stato il primo scopritore, coltivatore, consumatore: cichinat, maurizien, còrl, bocun del preve;

 2) termini che propongono una descrizione molto concreta ed efficace della varietà in base a una sua caratteristica morfologica peculiare: masclen, caplat, ‘rzinaint, zincu coste, rus.

 In molti casi si osserva la tendenza a modificare il tema, portatore del significato, con uno o più suffissi che, oltre ad aggiungere un ulteriore elemento descrittivo, propongono una sfumatura di carattere affettivo. I nomi dialettali delle mele, come è stato giustamente osservato a partire dalle testimonianze di anziani agricoltori, fanno parte di “una lingua da bambini”, in cui prevalgono la dimensione familiare e consuetudinaria contrapposta alla maggiore “serietà” delle denominazioni scientifiche o commerciali. Ma esaminiamo ora i termini uno per uno:

 cichinat: da Cich-, diminutivo di Francesco, come nell’italiano Cecco, Cesco. Alla radice cich– si aggiungono due suffissi, il diminutivo –in, e il vezzeggiativo –at. La denominazione per antonomasia fa riferimento al primo scopritore della varietà (lat. inventor), secondo un procedimento già messo in luce da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, ad esempio appiana da Appio, scandiana da Scandio, etc. Anche il toponimo di una cascina in località Acque (Mallare) è riferibile alla radice cich– o cesch-.

 maurizien: denominazione per antonomasia (cfr. cichinat) da Maurizio, più il suffisso diminutivo -en.

 còrl: denominazione per antonomasia (cfr. cichinat) da Carolus, Carlo. Mela che secondo alcuni autori (cfr. G. Gallesio, Pomona Italiana) sarebbe originaria del Finalese. Il termine dialettale presenta la velarizzazione della vocale tonica a che passa a o aperta, secondo una tendenza tipica delle parlate liguri a ponente di Genova (cfr. VPL, IV, p. 111, SVDA, p. 36). 

bocun del preve o bucaprevi:
come è evidente, la parola composta richiama scherzosamente la particolare predilezione dei preti per i bocconi prelibati, tanto da farne dei buongustai per antonomasia, anche per quanto riguarda le mele. E’ quindi una varietà molto apprezzata per la sua bontà.

masclen: tutto fa pensare che il termine derivi dal latino maxilla (m), osso della faccia in cui sono infissi i denti superiori. Da maxilla (m)deriva l’italiano mascella con lo stesso significato, mai nei dialetti dell’Italia Settentrionale il termine è distribuito nel senso di “guancia” (cfr. G. Bonfante, in “Biblos” XXVII (1951), 363-364. E’ quindi probabile che il termine masclen, con il suo suffisso diminutivo che provoca lo spostamento dell’accento e la caduta della vocale atona i, significhi “piccola guancia” e descriva in modo particolarmente incisivo e metaforico la forma e il colore della superficie esterna della mela.

caplat: denominazione sulla base di una caratteristica morfologica (cfr. masclen), per la somiglianza con un piccolo cappello, dal lat. capa (m), con l’aggiunta dei suffissi vezzeggiativi –el e –at, e la caduta delle vocali atone, secondo la tendenza delle parlate dell’Oltregiogo savonese e genovese (cfr. VPL, IV, pp. 109-110).

‘rzinaint: dal latino (ae) rugine (m), verderame, derivato da aes, aeris, rame, più suffisso collettivo

ugine. Il termine dialettale, dove si osserva la caduta delle vocali atone tipica delle parlate dell’Oltregiogo (cfr. VPL, IV, pp. 109-110) e l’aggiunta del suffisso –aint del participio presente, descrive in modo molto efficace non solo il colore della buccia della mela, ma anche il fatto che sulla superficie si viene formando una polverina simile alla ruggine, sensibile al tatto. Anche qui la denominazione è sulla base di una o più caratteristiche morfologiche (cfr. masclen, caplat).

rusnenta: cfr. ‘rzinaint.

 zincu coste: “cinque coste”, denominazione su base morfologica descrittiva.

 rus: “rosso”, denominazione su base morfologica descrittiva.

 ciuchen: da una base tardo latina *clocca, forse di origine celtica, da cui si sviluppano il francese cloche e il piemontese cioca “campana” (cfr. REW, 1995, DEDI, p. 70), con l’aggiunta del suffisso diminutivo –en. Nei dialetti dell’Oltregiogo ligure il termine indica anche il campanellino che si appende al collare del cane da caccia per localizzarlo quando si allontana nel bosco. La denominazione è su base descrittiva sonora in quanto i semi che si trovano all’interno del torsolo, se si fa oscillare la mela, “suonano” proprio come un campanello.

 campanelin: il nome rappresenta l’italianizzazione del termine dialettale ciuchen.

 carpendü: dal francese capendu, attestato già nel 1423. Le varianti court-pendu e carpendu che

prenderanno ilsopravvento successivamente (anche in Rabelais) sono il frutto sia dell’etimologia popolare, sia dell’ipotesi sostenuta da Robert Estienne nel suo Petit Dictionnaire François-Latin, che fa risalire il termine francese al latino malum
curtipendulum, ovvero a una mela appesa con un peduncolo molto corto. Capendu sarebbe invece da riferirsi al nome di un villaggio nell’Aude. Il termine dialettale presenta la vocale turbata ü, tipica dei dialetti gallo-italici, oltre che del francese.

 In conclusione possiamo affermare che la ricchezza linguistica dei dialetti emerge con chiarezza dall’analisi proposta. Lungi dal costituire un nostalgico sguardo all’indietro o una chiusura all’interno di rigidi recinti identitari, essa ci consente di aggiornare il nostro repertorio linguistico e di trasmetterlo alle generazioni future come un più articolato ventaglio di possibilità espressive nel rapporto con il mondo che ci circonda. E, nello stesso tempo, attraverso lo scambio delle marze, permettiamo alla biodiversità presente nelle nostre valli di conservare e sviluppare il proprio valore aggiunto.

Luigi Vallebona

 Bibliografia

Accati, E., Fornaris, A., Il giardino dei frutti perduti. Disegni e descrizioni dei fratelli Roda, Savigliano, 2011.

DEDI = M. Cortelazzo, C. Marcato, Dizionario Etimologico dei Dialetti Italiani, Torino, 1992.

DELI = M. Cortelazzo, P. Zolli, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Bologna, 1979-1988.

Gallesio, G., Pomona italiana, Pisa, 1817-1839. Edizione ipertestuale, a cura di M. Angelini e M.C. Basadonne, consultabile on-line attraverso il sito di Pentagora Edizioni.

Gasca Queirazza G., et alii, Dizionario di toponomastica, Torino, Utet, 1990.

REW = W. Meyer-Lübke, Romanisches Etymologisches Wörterbuch, Heidelberg, 1935.

Riva, F., I frutti della memoria, Savona, Pentagora, 2013.

SVDA = P. Cadelli, L. Vallebona, Il sistema vocalico del dialetto altarese, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Sezione Valbormida, 1990.

Vico, G.G., Mallare. Memorie storiche, Alba, 1906.

VPL = G. Petracco Sicardi (a cura di), Vocabolario delle Parlate Liguri, Voll. 4, Genova, 1985-1992.     

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