Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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La ‘guardiadaini’ di Peagna arriva da Ormea e dichiara guerra ai bracconieri di Ceriale

Mariella Michelis ha deciso. Basta bracconaggio impunito sulla collina di Peagna. Perché meravigliarsi nell’unica cittadina della Riviera dove le ‘lolite’  offrono sesso, in pieno giorno, sull’Aurelia? La notte sostano davanti alla casa del sindaco. Ceriale  by night può disporre di un bar mobile nel parcheggio della ‘Ldl‘. La gente è rassegnata. Ha paura. Invita il cronista a lasciar perdere perché la gang italo-albanese-romena non scherza. Qui fu prelevata una ‘schiava’ che lavorava davanti al Famila. I giornali, per mesi, hanno favoleggiato: “L’assassino ha le ore contate“. Altre due furono trucidate. Un’altra si è trovata con la testa rotta, andava al lavoro con la Smart. Non voleva pagare un ‘pedaggio’ esoso. Manco a dirlo: “Era stato un cliente”, si fa per dire. Ha resisto, alla fine è sparita. I bracconieri dovrebbe sposare la legalità?

Mirella Michelis è stata la prima a dare l’allarme dopo aver scoperto i daini al laccio

Mariella, classe anni cinquanta, ha scelto di indossare in modo figurativo l’elmetto. Ha telefonato al bravo corrispondente de La Stampa, Angelo Fresia, per fargli constatare ‘de visu‘ di cosa sono capaci di fare a poche decine di metri da casa sua, lungo la splendida strada-cronice panoramica. Lei del tutto casualmente, mentre portava i suoi 4 cani a fare la solita passeggiata,  si è trovata di fronte una spettacolo da non credere. Due daini, uniti dalle corna, che si muovevano a stento all’interno del recinto alberato di una casa che si affaccia sulla strada e da mesi pare disabitata, saltuariamente accudita da un ‘giardiniere’.

Non era la prima volta che la signora Michelis aveva il privilegio di assistere allo ‘spettacolo’ di daini al pascolo di fronte alle finestre di casa. Nella tenuta dell’ex generale Caviglia, poi villaggio Santa Maria Bel Fiore di don Angelo De Negri, infine terra ed immobili diventati di proprietà della Curia  (oggi disabitati dopo un periodo burrascoso per la presenza di ospiti poco civili con gli abitanti), ogni tanto arrivano i daini a pascolare, ‘giocano’, si riposano. Scendono dai patri della Valle Iba, fino a 580 metri  e da Monte Acuto (747).  Qui, dopo la seconda guerra mondiale, arrivavano a falciare il fieno da Peagna e da Balestrino. Un giorno esplose un lite e finì a colpi di falcia, con un paio di feriti seri. Tra i protagonisti il mitico Aldo Valgiraldo, una forza da bue, camminava senza scarpe su qualsiasi percorso, legna ardente inclusa.

L’ultimo ‘incontro’ tra la donna e due dani  l’ha lasciata però interdetta. Nonostante l’abbaiare dei cani restavano ‘uniti per le corna’. Si è avvicinata, un’incredibile sorpresa. Erano finiti in un laccio come risulta dalla foto e dall’articolo de La Stampa del 15 febbraio 2014 a tutta pagina 52 Riviera Albenga. Dopo aver telefonato al giornalista, Mariella ha chiamato il veterinario nella speranza fosse in grado di liberarli.  Ma mentre stava raggiungendo la zona, il daino più robusto è riuscito a liberarsi dalla morsa metallica; deve  aver strozzato l’esemplare più debole, trovato esausto, caricato su un furgoncino, fotografato, la morte ha avuto il sopravvento. Chissà da quante ore erano ‘prigionieri’.

Nel giardino recintato solo verso la strada panoramica di Peagna sono stati trovati i due daini ‘vittime’ di braccionieri

A Peagna, riporta l’articolo-testimonianza de La Stampa, ne stanno accadendo di tutti i colori. Cacciatori che sparano di notte, colpi di fucile nei periodi di pausa venatoria, minacce a chi domanda spiegazioni e non si fa i fatti propri. Di notte via vai di auto: spacciatori ed acquirenti?

Proprio trucioli.it, lo scorso numero aveva raccontato la giornata della Confraternita San Giovanni Evangelista in un agriturismo di Toirano per l’incontro annuale. I ‘peagnoli‘ presenti, radicati da generazioni, erano solo 4, tutti gli altri sono ‘i nuovi arrivati’ con la ristrutturazione- riqualificazione edilizia della frazione.  Gli anziani si contano ormai sulle dita di una mano. Gli indigeni una decina di famiglie, molto più numerosi i ‘foresti’ residenti o proprietari di seconda casa.

Mariella Michelis è una donna moderna, tenace e coraggiosa, pane al pane, senza riverenze. Scrive e rimprovera il vecchio cronista, con origini a Peagna, giornalista di questo blog di volontari. Scrive: “Ti conosco da quando frequentavi innocenti fidanzatine di Ormea caro Luciano, invece di decantare tanto i campagnoli peagnoli progrediti non per merito loro, cerca di occuparti di cose serie come il fatto di oggi, descritto, dal gionnalista de La Stampa, Angelo Fresia; ovvero il bracconaggio dilagante e le connivenze….; pensa alla salvaguardia dei cittadini seri che con la mia denuncia spero cominciano a parlare “.

Critiche e rimproveri sono sempre utili nella nostra professione, soprattutto se fatti da persone in buona fede e senza fini inconfessabili.  Mariella Michelis potrebbe vedere e tacere, i daini non vanno in casa sua e quassù non arrivano a ‘lavorare’ neppure le prostitute. Ci sono, invece, a quanto pare una serie di ‘personaggi’ provenienti da Ceriale che, si dice, si ritroverebbero in un locale trasformato in tavernetta dopo aver scavato un terrapieno’. Arredato a cucina, farebbero ribotte, anche a suon di  ungulati, userebbero le reti per catturare uccelli, ottimi per il sugo della polenta.

A metà del giardino vicino alle piante agonizzavano i due daini agganciati con le corna da un laccio

Vengano pure a cercarmi, a minacciare – afferma decisa Michelis, un fratello e una sorella vedova a Ormea -, intanto con un’altra testimone abbiamo già fatto dei nomi, dopo aver ascoltato…. Ho firmato nella caserma dei carabinieri e spero che la magistratura  faccia presto piena luce. Mi dispiace, ho dovuto litigare pure nella caserma dei carabinieri di Albenga, poi sono state convocata dal maresciallo. Ho detto tutto quanto sapevo. Ho fatto soltanto il mio dovere civico“.

Alla domanda se sospettasse di gente di Peagna risponde: “Mi pare di no, anche se è accaduto che qualcuno fa dispetti non proprio ammirevoli, saranno permalosi.  Tutto il mondo è paese e  su questa terra siamo di passaggio,  in troppi lo dimenticano”.

E Ormea? Mariella Michelis: ” E’ parecchio che non vado, io  avevo vissuto gli anni d’oro e ora ho che tristezza ! A decine i cartelli ‘vendesi’, negozi ed esercizi pubblici vuoti, la pasticceria ‘Sappa‘ abbandonata. Ero  ragazzina, la vecchia gerente mi diceva ‘se canti una canzone ti regalo un dolce’….io cantavo….ero ghiotta e che buoni! Mio papà non si era arricchito, da contadino non comprava alloggi quando nascevano come funghi, ma terreni, fasce…oggi non li vuole nessuno. Proprio in questi giorni volevo raggiungere Ormea….in una borgata vendono un rustico, chissa !!! A proposito, da giovincella avevo lavorato alla clinica Salus, c’era il dottor Craviotto senior, frequentava Ormea….la villa,  il figlio viaggiava in Ferrari, in Porsche… Mi raccomando io amo la natura, le sue creature, se mi succede qualcosa ..“.

L. Cor.

NOTA DI REDAZIONE : TROPPI DAINI E TANTI DANNI. LA PROVINCIA TACE

Quanti sono i daini, caprioli, camosci in provincia di Savona? Chi dei tre ungulati fa più danni agli agricoltori, a quanti coltivano un orto, un giardino? I cacciatori-contadini, con i capelli bianchi, assicurano: “Il daino è come le capre, distrugge le piccole piante, fa pulizia di insalate, cavoli, finocchi, carciofi. Nelle nostre zone sono presenti da una quarantina di anni, liberati dalla riserva presidenzxiale di San Rossore. Le aree con maggiore presenza di daini che arrivano non oltre lo Scravaion, sono l’entroterra di Ceriale, di Toirano e Balestrino, le colline di Bergeggi. Il loro numero sta aumentando senza che la Provincia svolga un’azione di controllo efficace e credibile”.

I caprioli sono in zona da una trentina di anni, da quando un allevamento nelle aree della ex Ferrania è andato in fallimento e sono scappati centinia di esemplari.  Vivono essenzialmente nelle valli, parti alte, numerosi nel territorio di Stella e Sassello; hanno via via colonizzato le colline sovrastanti Castelbianco. Non creano problemi gravi contrariamente al ‘bambi’ (daino), ma assai pericolosi per la viabilità e l’incolumità di automobilisti e motociclisti. Il loro numero, anche in questo caso, ha assunto proporzione eccessive rispetto alla capienza territoriale.

I camosci  si trovano soprattutto nella zona di Rocca Berbena. Anche in questo caso non raggiungono gli orti e i campi coltivati della prima collina. Dunque non sono in conflitto con l’uomo.

C’è da chiedersi ed a quanto pare se lo chiedono da anni i cacciatori per quale ragione la Liguria, le sue province, non adottano gli stessi criteri della vicina Francia. Dove l’uomo non deve difendersi dai danni e dai pericoli degli ungulati, ma si è di fatto creato un equilibrio di convivenza.  Chissà se con l’abolizione della Province si riuscirà a risolvere l’annoso problema italiano e savonese.

L.Corrado

L.Corrado

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