Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Isallo, la maestra ‘Anna’ (Teresa Orsero), una ‘mitica scuola’ e ora gli ‘amici di merenda’

C’era una volta la scuola elementare di Isallo (Magliolo). Nel 1907  la frazione contava 383 abitanti, suddivisi in 10 borgate; altre facevano capo al plesso del Melogno.  Si decise di costruire una nuova scuola in località Cormore, oltre 600 metro s.l.m. Nel 1907 nasceva, a Savona, Teresa Bottaro. Diploma a 16 anni, il papà magazziniere dell’Ilva. A 19 anni designata maestra a Isallo. Dalla stazione di Pietra Ligure raggiungeva Magliolo su un calesse, poi a piedi fino a destinazione. Le insegnanti alloggiavano nell’edificio scolastico, tornavano a casa nel fine settimana. C’è chi, tra gli scolari, impiegava mezzora per recarsi in classe: sotto il sole,  pioggia, freddo, neve. Arrivarono gli anni dello spopolamento, la chiusura delle aule, l”immobile rischiava di diventare un rudere. Da 22 anni ospita un’eccentrica compagnia di ‘amici di merenda‘. Sono 10, hanno realizzato molti lavori: sala pranzo di 30 posti, utilizzando i tavoli della vecchia mensa del cantiere navale pietrese, le sedie di Loano (Carrubba), la ‘cucina’ di un ristorante dismesso.

Teresa Bottaro Orsero, foto ripresa da Res Pubblica, per i suoi 100 anni

E’ una bellissima e straordinaria storia, una delle tante, ai più sconosciuta, la nuova puntata del viaggio di trucioli nel silenzioso e affascinante entroterra. Il ‘capitolo Isallo’, con racconti da fiaba nella frazione meno conosciuta del ponente ligure, eppure la  più ‘ricca’ di eccezionali eventi del passato e del presente.

C’è un libro che ogni cittadino della provincia di Savona, e gli stessi proprietari di seconde case, dovrebbero sfogliare, almeno i capitoli salienti.  Un avviciente tesoro di notizie e foto: “Magliolo nel tempo”, 333 pagine,  edito nel 2002, a cura del Comune, progetto editoriale di Federico Marzinot. Testi di Renato Boi, Andrea Bolognini, Michele Calcagno, Antonio Cozzi, Renato Fenoglio,  Stefano Finauri,  Giovanni ‘Lino’ Folco, Francesco Gallea, Walter Giuliano Genta, Vincenzo Lanfranco, Claudia Maritano, Adele Natta Morelli (moglie di Alessandro Natta, ultimo segretario nazionale del Pci, imperiese, deceduto nel 2001; la vedova, originaria di Loano, si è spenta a 96 anni il 29 marzo 2013; entrambi d’estate trascorrevano le vacanze in una isolata villetta sul Melogno). E ancora, Giuliva Odetti, Francesco Orsero, Attilio Parodi,  Damiano Valle (‘Giorgio’).

Altri spunti storici, con fotografie, ricordi di compleanni, di alunni, sono stati pubblicati dalla benemerita Res Publica – Gazzettino di Pietra Ligure fondato nel 1994, sospeso nel 2012 a seguito di ripetuti ‘tagli’ ai bilanci comunali e da aprile 2013 in rete dalle pagine di Facebook . Non è difficile immaginare che i più affezionati al ‘cartaceo’ siano il popolo della ‘terza età’ la cui dimestichezza con il computer ed internet non è molto frequente. Un peccato da riparare, almeno con il rinnovo del parlamentino locale.

Renato Carriero, la goliardia tra gli amici di Isallo

LA PRIMA VOLTA A ISALLO –  Abbiamo scoperto la ‘realtà Isallo‘ poco più di un paio d’anni fa. Uno dei tanti itinerari che mancava nella lunga professione di cronista in questa provincia. Percorrere a piedi gli angoli meno promozionati dell’entroterra e trovarsi di fronte personaggi straordinari, racconti, risorse abbandonate che tutti dovrebbero conoscere, tramandare ai posteri. Dalla frazione Isallo, strada facendo, si arriva ad un edificio che quel sabato ospitava l’allegra ‘brigata’ degli ‘amici di merenda’. Il primo incontro: un milanese ‘emigrato’, Renato Carriero, che lavora in una pescheria a Pietra Ligure. Si presenta con il grembiule ‘marchiato’ dall’effige di Mussolini. Scherza, sorride, fa battute, interroga il ‘forestiero‘. Immaginiamo di trovarci in un ‘covo’ di nostalgici, forse carbonari. Così limitiamo le domande, cerchiamo di scattare qualche immagine significativa.

Antonio Zerbini, il ‘capo’ di ‘amici di merenda’

L’atmosfera cambia all’arrivo del ‘preside‘, del ‘capo‘ – così si definisce in tono gioioso –   Antonio Zerbini, classe 1935, popolare a Pietra Ligure e dalla favella divertente. Racconta: “La prima volta che sono venuto quassù lavoravo alla stazione radio delle Poste a Genova. Ho incontrato il sindaco Vincenzo Lanfranco, ci siamo successivamente sentiti al telefono, alla fine si è concretizzato il contratto d’affitto. Ci siamo impegnati a salvare dall’abbandono l’edificio. Abbiamo iniziato dal tetto, tegole, pavimenti, serramenti, servizi. Lavoro di volontariato, al mattino, il sabato, nelle feste. Un immobile chiuso da anni che un affiatato gruppo di amici ha scelto come punto di incontro conviviale. Gente di Pietra Ligure, Loano, Genova, Milano. Generalmente ci troviamo la domenica, tra i nostri piatti forte la porchetta preparata in loco e non mancano le brave cuoche. I vinello è rigorosamente nostrano”.

Zerbini  espone con passione una delle caratteristiche di Isallo: “Il paese che in Italia  ha avuto il record assoluto delle adozioni di orfanelli”.  Motivo? Lo Stato, tra l’800 e il ‘900, elargiva contributi speciali alle famiglie che adottavano bambini e bambine. Obiettivo: frenare la fuga alla ricerca di lavoro. Così la frazione si ritrovò, per una serie di circostanze, ad usufruire di sostanziose elargizioni della prefettura alle famiglie adottive. C’è chi sostiene che l’ultimo romanzo (La luna e i falò)  dello scrittore Cesare Pavesi faccia riferimento a Isallo quando narra del figliastro del falegname gran suonatore di clarino.

Gli orfanelli arrivavano dalla ‘casa madre’ delle suore di Albenga dove l’abadessa  teneva i rapporti con famiglie di Isallo. L’altra meta, in tono molto minore, pare fosse Levanto. Ai ‘trovatelli’ era imposto il cognome di un albero, di un frutto, di un fiore: Platano, Fragola, Ciliegia. Si narra di una famiglia che ha messo al mondo 12 figli, nessuno è sopravvissuto ed hanno adottato una orfana.

Giampiero Tassisto nell’aia di casa

L’INCONTRO CON MADRE E FIGLIO – Chi raggiunge Isallo e si ferma tra le prime case avrà un incontro particolare. Nella bella stagione, nelle giornate di sole, siedono nell’aia  Giampiero Tassisto e  mamma Angiolina Nario novantenne.  Era quasi l’ora del pranzo e invitano a far loro compagnia: “Un piatto di tagliatelle fatte in casa”. Affabili e disponibili, sono le ‘memorie’. Hanno vissuto quando a Isallo abitavano almeno 20 famiglie del posto, senza luce, senza telefono, né televisione; la novità erano le prime radio a transistor.  Testimoni dell’abbandono di massa alla ricerca di lavoro e di una casa verso la Riviera. Giampiero era stato assunto come netturbino a Pietra Ligure, nelle ore e nei giorni liberi accudiva la stalla e le bestie: “Avevamo 50 pecore, capre e 5 mucche. Rinnovato anche la stalla, ma con gli anni è diventata un’impresa impossibile e ce ne siamo liberati; qui è rimasto ancora Giannino Tassisto, anche lui con l’anziana mamma”. Per fortuna sono arrivati i ‘foresti’ che hanno comprato, le occasioni di un affare non mancavano.

Angiolina Nario, 90 enne e memoria storica di Isallo

Angiolina e Giampiero si accontentano, la dimora ha l’impronta delle vecchie case, stufa a legna, muri in pietra, cucina casalinga. Giampiero, quando lavorava a Pietra, lo soprannominavano “scopa d’oro” perché era l’unico ad intuire che   più della sua ramazza poteva il vento di tramontana.

Oggi gli abitanti di Isallo sono in maggioranza famiglie piemontesi e genovesi che hanno acquistato i vecchi edifici e gli orti attigui, hanno ristrutturato, in alcuni casi con  raro buon gusto, qualcuno ha valorizzato gli antichi pregi architettonici, ad esempio la pietra a vista, le arcate, i soffitti.  Anche  gli ‘ultimi arrivati’ orgogliosi di un ambiente  a misura d’uomo, immerso nella natura.

Con l’apertura del primo agriturismo di Isallo, nel più antico caseggiato del paese, acquistato dagli Accame di Genova nel 1979 da parte di Luciano Tassisto e della  appassionata figlia Elisabetta. (vedi in archivio servizio) si è coperto un vuoto. Un evento, dopo la chiusura dell’osteria Ca du Gin, nell’anno in cui furono resi obbligatori i registratori di cassa. Nel locale lavoravano padre, madre (Alessandro Nario e Marianin) e due figlie (Iole e Angioletta).

L’ex scuola elementare di Isallo, fotografata nel luglio 2013

LA MITICA MAESTRA ‘ANNA’: Teresa Bottaro, figlia di Giovanni e Eponina Loffredo, era nata a Savona il 9 febbraio 1907 e da coriacea ‘torcia’ si è consumata fino a raggiungere i 105 anni. Si è spenta nella sua villetta di Pietra Ligure. Ha lasciato un’inestimabile dote ricordi, buone opere terrene, il 10 agosto 2012. L’ultima volta di lei si era scritto al compimento dei 100 anni, festeggiata oltre che dai famigliari (i figli  Gianni e Luciano Orsero, dai congiunti del terzo figlio, il compianto Raffaello, da nipoti e proponipoti, nuore). Un gruppo di ex alunni ed alunne le ha fatto ‘visita’ e foto di gruppo.  La notizia della morte  dell’ultracentenaria ‘maestra’ non fu divulgata né dai quotidiani, né dall’informazione web. Pare pubblicata, con qualche giorno di ritardo, con una ‘breve’ da La Stampa. La tumulazione è avvenuta nella tomba della famiglia Orsero nel camposanto di Pietra Ligure.

La targa sul muro della scuola

Abbiamo riprodotto le 5 pagine scritte su ‘Magliolo nel tempo” (vedi a fine articolo….) nel capitolo ‘Essere maestra a Isallo’  firmato da Federico Marzinot. E’ stata l’ultima e probabilmente la prima intervista della ‘maestra Orsero‘, aveva 94 anni.  Lo scrittore  ricorda che tra i quadri, alle pareti, risalta un dipinto degli anni ’30, raffigurante la ‘marina greca’, opera del giovane magliolese Filippo Lanfranco, amico della famiglia Orsero, eroe della Resistenza. E ancora, medaglie  delle numerose gare di bocce vinte dal marito, Antonio Orsero; inizialmente prediligeva le corse con la moto, poi la caccia, più tardi le bocce. La moglie, oltre a Isallo, per 12 ann, è stata maestra a Bardino Vecchio, infine Pietra Ligure.  Ci sono le supplenze  a Quiliano, Cadibona, Murialdo.

Il racconto della sua esperienza a Isallo: “Arrivata alla scuola di Magliolo, due maestre monache, mi affidarono ad una contadina del luogo. Ci incamminammo per un sentiero disagevole, tra boschi di castagno. La mia guida aveva  avevo gli scarponi chiodati ed io le scarpe da città, con tanto di tacco. …Al termine del sentiero eccomi la scuola, immersa nel bosco, con accanto il pozzo. Metà dell’edificio adibito ad aula scolastica e metà  a residenza dell’insegnante.  Non aveva il soffitto e le travi coperte da tegole. D’inverno la neve penetrava nell’aula ed i ragazzi allora non veniva a scuola.  Per l’illuminazione si ricorreva alle candele e al lanternino con lo stoppino intinto di olio che serviva anche per muoversi di sera nei boschi o scendere a valle.”

Nella prima settimana a Isallo, la giovanissima insegnante fu ospite del contadino  Luigi Artemisio e della moglie Celestina. Avevano sei figli; al pianterreno c’era il bestiame.  Racconta la ‘maestra Orsero’ allo scrittore: “Luigi accorreva a togliermi la neve dal tetto e tappezzava i buchi fatti dai topi che salivano lungo l’intercapedine e che mi trovavo nel saccone del materasso ripieno di foglie. Mi portava anche il pane sfornato dalla moglie Celestina e mi faceva la spesa in paese.  La sera saliva da me, a dormire, per farmi compagnia, Maria Angela Vendemmia, una coetanea, coniugata Canepa e che vive a Boissano”.  Il ricordo della maestra Odello, compagna di scuola a Savona e  successivamente collega a Bardineto Vecchio. Ebbene quando rientrarono nella città capoluogo, l’amica  morì in una tremenda notte. La casa spazzata via da un alluvione, era il 1933.  Altre amici citati nell’intervista: i coniugi Angela e Andreino Viglino, entrambi insegnanti a Isallo nel 1958-’59, di Loano.

Ancora episodi di vita a Isallo: “ A maggio, mese mariano, ogni sera ci incontravamo per recitare il rosario sul piazzale della scuola. Su richiesta del direttore scolastico, Igino Borghese (abitava a Loano, la figlia fu giornalista al Secolo XIX, poi andò a Roma, al Messaggero, morì per un brutto male ndr) abbiamo avviato pure la scuola popolare per adulti, lezioni dopo cena. Erano tre, quattro ragazzi.  Il rapporto con la gente di Isallo ci ha fatto riscoprire i valori della famigliarità  e della bontà”. Anche per questi motivi siamo impegnati nel reportage alla riscoperta del nostro entroterra ‘sconosciuto’, della nostra identità , dei ricordi e delle testimonianze prima che le ultime ‘luci’ si spengano per sempre.

Silvana Rosciano, maestra in pensione, collega di Teresa Bottaro Orsero

RICORDO DI UN ALUNNO E DI UNA COLLEGA –    Solo casualmente possiamo citare due persone che hanno avuto la fortuna di conoscere la maestra Orsero. Il rag. Enrico Rembado, già funzionario dell’Amministrazione provinciale, è stato tre volte sindaco di Borgio Verezzi, ‘eroe’, a sua modo, in un altro contesto.  E’ stato forse l’unico sindaco (si può aggiungere Carlo Gambetta di Noli e Bruno Marenco di Savona e Spotorno) della provincia ad essersi schierato con fermezza, coraggio, quando gli ambientalisti ed i verdi non erano ancora ‘nati’ come movimenti. Ha combattuto per la salvaguardia ambientale (censimento degli alberi) e storica del paese che amministrava. Durissima la lotta per la tutela di Verezzi, da ripercorrere per non dimenticare. Tante tenacia in campo per non compromettere il contesto agricolo, marinaro e il borgo antico di Borgio. Fece pure censire le baracche e i pollai agricoli contro i ‘furbetti’ dei condoni edilizi. Ma il ‘cemento’ l’ha sopraffatto, anche se il seme ha creato uno dei pochi contenitori socio-culturali in cui la coscienza di non distruggere ciò che madre natura ha donato è assai più radicata e viva rispetto ad altre località.

Enrico Rembado, post sindaco, tradito a destra e a sinistra dal collante dell’affarismo a ragnatela, a tenaglia.  Dice oggi Rembado: “La maestra Orsero è stata mia  esemplare insegnante,  venne a Borgio da supplente. Io ero nel primo banco ed accanto a me c’era il figlio Raffaello; era il periodo della guerra. La sua vita parla da sola, ad iniziare dalla coerenza e dal senso del dovere, del rispetto, dello scrupolo”.

A Toirano, altro incontro causale all’agriturismo La Ferla (tempio agreste della cucina famigliare),  con Silvana Rosciano,fu maestra a Pietra Ligure e a Isallo. “Credo negli anni ’64-65, il papà della collega Orsero, a dorso di mulo, ci accompagnava alla scuola, 20 minuti di strada attraverso scorciatoie.  Teresa era prima di tutto signora nell’anima, nei suoi comportamenti. Era stato un incontro che ha lasciato il segno, ho fatto scuola anche a Ranzi, a Giustenice, a Carpe, a Toirano, a Erli fino a Gazzo d’Arroscia”.

La maestra Teresa Bottaro, detta Anna, sposò Antonio Orsero nel 1936. Il marito era contitolare  di un’azienda per la commercializzazione delle pesche, la cui coltivazione rappresentavala voce principale dell’economia di Magliolo. Da anni non è più così. Ci sono situazioni analoghe, senza andare lontano, a Borghetto S. Spirito (patria della pesca Michelin), Ortovero (fanno la sagra, ma i campi di pesche sono scomparsi). E’ un po’ come le sagre ‘nostrane’ dove di locale non esiste nulla e non si capisce quale territorio si voglia valorizzare se continua l’avanzata del mattone, delle terre incolte, abbandonate. Succede, senza freni, nella pianura più rinomata della Liguria:  Ceriale, Albenga, Villanova d’Albenga.

Torniamo a riflettere su Magliolo ai nostri tempi. Messo in soffitta il ‘triste ricordo’ della discarica, con beneficiati e danneggiati, il paese ha intrapreso la strada dell’urbanizzazione, a ruota dell’esplosione selvaggia nella confinante Tovo San Giacomo. La dove c’erano  frutteti, oggi c’è cemento e asfalto. L’agricoltura tradizionale sostituita da seconde case, soprattutto. Alterata da interventi a pioggia e spinti dall’avidità di corporazioni e clientele. All’insegna della propaganda per il bene della collettività, alcuni sostengono che la comunità resta una mucca da mungere.  Ha prevalso la cultura di  costruire come un guazzabuglio di stili d’accatto. Il paesaggio è bene comune, ha scritto di recente Salvatore Settis. Alla sua tutela, sancita dalla Costituzione, dovrebbe essere indirizzata l’azione dei cittadini sin dalla scuola. Sia per le ricadute sulla salute, sia per quelle sul patrimonio storico-artistico. Teniamo stretta Isallo e la sua memorabile maestra. Gli insegnamenti, i modelli di vita.

Luciano Corrado 

CAPITOLO DAL LIBRO ‘MAGLIOLO NEL TEMPO’

L.Corrado

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