Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Valle Arroscia: l’Angelo custode 2, i militi della Croce Bianca, mamma…mamma

-“Amy, Amy cosa è successo? -“Mamma…..Mamma……” …Dudù si allontanò un poco dalla barella che i militi della Croce Bianca stavano caricando sull’ambulanza. La notizia aveva raggiunto Leon e Dudù mentre stavano innaffiando l’orto nella vicina frazione. La musica strana del cellulare non annunciava la tragedia in arrivo. -“Pronto,venite subito Amy sta male”. – Dudù impallidì, guardò Leon ed il suo sguardo divenne un mare di disperazione. Partirono immediatamente.

Nella strada che si stringeva davanti alla casa  dove abitava Amy si era radunata qualche persona in curiosa attesa. La luce blu intermittente scandiva un ritmo di ansia ed angoscia e aumentava la drammaticità del momento.-“Ci ha chiamato lei”disse il barelliere  rivolto a Leon-“ha detto che aveva avuto un’improvvisa emorragia”. Dudù si rivolse a Leon e divenne decisa e rapida.-“Io vado con lei. Tu vai a casa,prendi i soldi,dai da mangiare al gatto,chiudi bene le porte e vieni giù”. L’ambulanza partì e Leon si sentì in preda ad un dolore cupo che lo stordiva.

Il pianto non veniva. Poi si mosse ed in breve tempo era già in viaggio verso l’ospedale. Leon cercava di non pensare ,ma gli era difficile farlo. Passava da considerazioni  di ottimistiche speranze a momenti di smarrimento profondo. All’ingresso del  pronto Soccorso non vide l’ambulanza. Entrò nella sala d’attesa. C’era molta gente, ma non vide Dudù. Preoccupato chiese informazioni allo sportello.-“E’ stata ricoverata mia figlia Amy La Scorta? Amalia La Scorta?”-“No signore,dopo una breve visita è stata fatta proseguire per l’Ospedale di Costa Rainera”.

Leon si rimise in viaggio. Ancora pensieri amari,ancora dolore per il suo cuore già traballante di suo. Nel corridoio c’era Dudù.-“La stanno visitando. E’ in quella camera”. Un’infermiera uscì con un involto di lenzuola nel quale si intravvedevano ampie macchie di sangue.”Mio Dio!” disse Dudù e pianse in  silenzio. Il tempo aveva cambiato ritmo:non passava mai. Poi  un dottore uscì e si avvicinò a loro due. Per il momento abbiamo stabilizzato la situazione,ma non nascondo una certa gravità.

Lei sa il suo gruppo sanguigno?”-“Zero positivo”rispose Leon. “Per il momento è meglio che restiate qui. Potremmo avere bisogno di sangue per una trasfusione. Ci  vediamo più tardi”.-“Possiamo vederla?”-“No,è meglio di no per il momento”. La notte passò così,con la stanchezza che colpiva il corpo e la mente in attesa di un’alba che non arrivava mai. Il dottore si ripresentò.-“La ragazza sta un po’ meglio. Abbiamo fatto un consulto ed è stato deciso di portare vostra figlia a Sanremo,nel reparto del Prof.Torchi. Là sarà certamente in buone mani.

Auguri”Questa volta Leon e Dudù partirono insieme .”Che sarà?”chiese Dudù. Leon cercò qualche parola di conforto e di speranza, ma il dialogo sembrava un’assurda sequenza di banalità, per cui i lunghi silenzi  erano la vera  comunicazione  tra due persone sofferenti. Amy fu ricoverata nel reparto. Ricominciarono le lunghe attese di qualsiasi  novità. La videro un momento mentre tornava dalla sala raggi: Amy li vide e fece loro un timido sorriso e un piccolo gesto con la mano libera dalla flebo. Era quasi l’una,quando Leon e Dudù furono chiamati nello studio del Prof.Torchi. Il Professore guardava le lastre con attenzione,poi si voltò e disse:-“Vedete,in questi casi di malattia acuta,l’infezione tende ad estendersi rapidamente ad entrambi i polmoni con gravissimo pericolo per il paziente.

E’ necessario intervenire con farmaci potenti,in lotta con il  tempo e con un limite non superabile da non danneggiare irrimediabilmente il fegato.Faremo tutto il possibile”-Con fare brusco voltò il capo verso le lastre e Leon capì che li aveva congedati. L’infermiera disse che era meglio che andassero a casa a riposare e tornare il giorno dopo,tanto non avrebbero potuto veder Amy dato il regime di isolamento in cui si trovava.  Furono due giorni che sembravano la scena statica di un quadro. Visite brevissime e nessuna notizia. Fecero una visita serale e lasciarono Amy che sembrava più sofferente del solito. A casa Dudù vinta dalla stanchezza si addormentò subito.

Leon fissava il buio della stanza quasi a cercare una risposta ai suoi  tristi pensieri. Sicuramente passava dal sonno alla veglia senza accorgersene,quindi ebbe la sensazione di essere sveglio quando il buio si rischiarò un poco.Era al bordo di una piazza grandissima,piena di gente  vestita di nero e senza volto,tutti rivolti verso l’altro  lato  dove si notava un movimento più intenso. Leon sentì l’angoscia squassargli il petto. Provava paura,perchè aveva intuito che quella scena rappresentava senza equivoci un funerale. Cercò di farsi strada fra la gente, ma non riusciva ad avanzare più di tanto. L’ansia aumentò e lui gridò qualcosa, ma non udì la sua voce.

Poi vide davanti a sé una donna vestita di bianco ,con una fascia azzurra  in vita,con sandali ai piedi nudi. Nel volto bellissimo incorniciato da fluidi capelli neri,due occhi meravigliosi  lo guardavano con simpatia. La donna scuoteva il capo in segno di diniego. Leon sentì che l’angoscia e la paura erano quasi sparite. Cercò di avvicinarsi per chiedere ancora ,ma i suoi occhi ora vedevano soltanto il buio. Ci  vollero alcuni minuti per realizzare che stava fissando il buio della stanza. Dudù disse:”Che cos’hai?””Niente”rispose Leon”sognavo. Che ore sono?”.”Le sei”-“Bene alziamoci. Questa mattina andiamo prima a trovare Amy. Sono in ansia.”.
(Continua)

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