Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Caffeina per restare svegli / Tragedia Sardegna, non diamo solo la colpa al tempo

“Se avessimo imparato oggi e in passato a rispettare il Creato, non saremo qui a piangere i morti”. Parole del vescovo di Olbia ai funerali di 4 delle vittime dell’alluvione nel Nord della Sardegna. Fino a 24 ore prima altre voci, in quella zona urlavano a favore della cementificazione che crea posti di lavoro : “Chi è contrario vuole uccidere la nostra economia, ma mentre si discuteva è arrivata l’acqua, il disastro”. Che succederebbe nella nostra Liguria, nella nostra provincia ? Ci sono o no gli sfruttatori di Madre Natura ai fini dell’arricchimento? Chi sono? Chi li ha favoriti, agevolati, incoraggiati? Una certa classe politica, il mondo banca-finanza, associazioni di categoria ?
TRAGEDIA IN SARDEGNA, NON DIAMO LA COLPA AL TEMPO
Il cielo non ha colpe e ha il diritto di sfogarsi, quanto accade, con il suo percorso di morte.
Il solo colpevole è l’uomo con il suo folle pensiero di onnipotenza, l’egoismo, lo sfruttamento irresponsabile di Madre Natura ai fini dell’arricchimento.
Dimentichi, ad ogni tragedia, dell’esperienza passata, del nulla avere provveduto per scongiurarla, solo rileaborando l’apparenza del lutto, del pianto, del dolore.
Ai politici serve ripulirsi la coscienza, dimenticare in fretta per riprendere il corso degli interessi quotidiani, ‘il fruscio delle banconote da accarezzare’.
Seppelliti i morti è bene che le cose non cambino, che continuino come prima: è triste pensarlo, anche sbagliato nel rispetto e fiducia dovuta ai nostri giovani fino a prova contraria, ma purtroppo è la triste realtà.
“… anche la nostra Terra / è stata partorita da una Madre generosa / ma gli uomini spesso sono ingrati / incapaci di godere  dell’amore per la Vita; non più fiori e farfalle / pettirossi e balene / acque sorgive e cime innevate / arcobaleni e abissi profondi / rossi coralli e tramonti infuocati; la Madre si è incupita / ha sfogato la sua ira tremenda / poi, come soffio di candela / ha reclinato il capo all’abbandono”.   (g.g.)
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G.Gigliotti

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