Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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La lettera / ‘Io amica delle famiglie Maritano e Moisello, rispettate l’intimità’

Egregio signor Luciano Corrado, mi permetto di scriverle alcune riflessioni dopo aver letto su Trucioli.it il suo articolo “Borghetto S.S., quei sepolcri imbiancati per l’abbraccio a Stefania” (vedi…) Premetto che intensi rapporti di amicizia mi legano o mi hanno legato a persone di entrambe le famiglie, per cui la ringrazio per aver voluto stigmatizzare i soliti sepolcri imbiancati; però, proprio perché personalmente toccata dalla vicenda, in parte il suo scritto mi ha urtato e le spiego perché.

È chiaro che l’articolo è motivato, oltre che dalla volontà di segnalare i sepolcri imbiancati, dall’intenzione, altrettanto lodevole e condivisibile, di pareggiare i piatti della bilancia, di spostare un po’ l’attenzione anche sull’omicida per sottolinearne la normalità (“in quella bara senza fiori non giaceva una belva”) e sulla sua famiglia, onorabile e gravata da un doppio dolore; tuttavia mi pare che i dati anagrafici o le abitudini e professioni anche di personaggi collaterali (persino la famiglia dell’attuale compagno dell’ex moglie!), nonché la rievocazione di precise vicende familiari ed economiche siano più consoni ad una pacata ed intima conversazione tra amici, intenti a rievocare le figure e le sorti di comuni conoscenti o cari, che non ad una pubblica piazza, pur virtuale, che può assumere, così, l’aspetto sinistro di una berlina se non di una gogna.
Ugualmente mi disturba il corredo di fotografie (l’abitazione di Paolo Moisello, le targhette dei citofoni …): lo trovo morboso, inutile, indelicato e non rispettoso della riservatezza e del silenzio cui la famiglia Moisello ha diritto in questi momenti.

È chiaro anche che lei non vuole soddisfare la “comprensibile morbosità umana e nazionalpopolare imperante” né scadere nel gossip e che le notizie paiono citazioni di quelle apparse un po’ ovunque, ma mi pare che lei le completi con proprie ricerche anagrafiche così dettagliate e puntuali da risultare impietose e gratuite e che avrebbe potuto evitare, per esempio, di indicarci dove incontrare la mamma dell’omicida o di sottolineare quanto l’ intrigante commento del confessore lasci supporre.
C’è davvero il bisogno, ora e su tale mezzo, di un’analisi della vicenda?
Sempre che di analisi si tratti: pur concedendo il beneficio della buona intenzione (lei stesso lamenta di non aver potuto “leggere corretta e trasparente informazione”), il risultato mi pare abbia assunto i toni sgradevoli con cui il circolo mediatico trattò il delitto di Avetrana.
Forse si è gettata sulla vicenda e su chi ne è coinvolto una luce fin troppo intensa, impietosa dell’intimità.

Con stima

Luisella Rava

RISPONDE LUCIANO CORRADO

Ringrazio per il contributo della lettrice, critica e propositiva. Mi sono sempre sforzato di riflettere su argomenti contrapposti o in disaccordo ai miei  articoli, piuttosto che cullarmi nelle rare lodi.  Lascio a Lei ogni interpretazione di una vicenda con almeno un personaggio pubblico (non un cittadino/a privato-a) e  che forse conosceva assai meglio di me. Mi sono limitato a fare, con le mie modeste possibilità, il cronista volontario; raccontare fatti veri e accaduti, porre interrogativi di buon senso e non pruriginosi o da buco della serratura. Dissento solo al paragone con Avetrana. Io stesso cambiavo canale. Per la cronaca il top sono 279 trasmissioni dai canali Mediaset/ famiglia Berlusconi,  88 dei canali Rai. 142 pagine su Il  Giornale di famiglia, con pubblicazione dei verbali di interrogatorio, intercettazioni ambientali e telefoniche, centinaia di interviste.
Ringrazio per il finale (con ‘stima‘) e pur non conoscendoLa contraccambio, con il presupposto della sua buona fede. Ricordo un Rava di Balestrino col quale ebbi, per motivi professionali,  un ottimo rapporto quando diede avvio, tra i primi nel paese, alla realizzazione di una moderna azienda agricola. Ma poi…
Cordialità e grazie per la collaborazione

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