Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Cairo Montenotte e il taglio di alberi alla Brinenga

Nelle pagine quasi illeggibili dei miei documenti antichi sottratti all’oblio dei sottoscala i difficili testi mi cantano di sogni infine ritrovati, di segni redenti dall’ovvietà del passato quotidiano che berrò come un assetato senza nulla chiedermi…Il fascicolo contiene registri e fogli raccolti dentro cartellette vecchissime, copertine cadenti, documenti ingialliti e scrittura marroncina, a tratti sbiadita; una scrittura che cambia negli anni, il corpo della scrittura che è scrittura del corpo: una macchina del tempo che ci viaggia, ci prosciuga…

 Che cresce su sé stessa per contagio di suoni, di segni e di sensi… Negandosi a una lettura univoca, questa creatura elusiva mi invita dunque nel suo elemento liquido, come ad un bagno lustrale. Per fuoriuscirne, per farsi nuova, deve consumarsi al suo fuoco vivo, accartocciarsi nel suo ritrovato dinamismo come in un limite invalicabile; come un “prigioniero che fuggendo non riesca a raggiungere che la propria fuga(Antonio Pane).

Queste antiche scritture, pur partendo dal “qui ed ora” spesso rifiutano la lingua e il luogo di residenza, avendo come allegorici riferimenti non luoghi e atopie come la biblioteca di Babele o la mappa di isole misteriose… si collocano in tal senso su enigmatiche pagine a rilievo.

Sono ormai entrato nel regno dei racconti favolosi e questi documenti gialli, pieni di macchie scure e di scritture di non facile lettura, raccontano le gesta dei nostri avi in quel modesto paesino di 500 anime dove tutto veniva registrato con un piccolo pennino sulla carta pecora da un solerte avvocato agli ordini di un sindaco che firmava con la croce…

Quest’uomo, un agricoltore che non sapeva né leggere né scrivere, ma aveva diritto al voto per censo, Lorenzo Chinelli, era il primo cittadino e ambasciatore della fame nel paese di Rocchetta che andava con l’esattore in carica e con il segretario comunale (l’avvocato solerte) ogni anno a fine giugno nel ricco borgo di Mondovì a portare gli scudi d’oro per il re di Sardegna.

Ogni tot numeri di anni, nel nostro speciale comune di Rocchetta Cairo, veniva messo all’asta il taglio degli alberi alla Brinenga, zona boscosa, assai produttiva, che si trova nel territorio di Cairo Montenotte e alla cui comunità veniva pagato un affitto di lire 26 e soldi 19, “come da quittanza del 20 dicembre 1798”, stando alla scrittura trovata nei semplici documenti in mio possesso.

Abete, pino, sempreverde, cipresso, sughero, leccio, corbezzolo, acero riccio, carpino bianco, farnia, tiglio nostrale, frassino, pioppo nero, salice bianco, ontano, castagno, cerro, roverella, abete bianco, acero di montagna, tasso, faggio, betulla, larice…

Alcune di queste piante si saranno trovate nei boschi della Brinenga, certamente la roverella, il cerro, l’acero, il frassino e il carpino, il pino, il castagno, il faggio e l’abete… I carrettieri con le bestie da soma avranno trasportato i tronchi in paese per farne tavole, i pali da vigna e da steccato, il legname da bruciare…

Bruno Chiarlone

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B. Chiarlone

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