Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Loano e la sua inedita storia. Maura Chinazzi nipote della marchesa Litta, la ‘Scia Manin’

Un articolo non è una biografia: dunque chiedo scusa in anticipo per le involontarie possibili imprecisioni. Maura Chinazzi era nipote di primo letto della marchesa Litta, la “Scia Manin” che, a Loano, abitava in uno splendido appartamento proprio di fronte al Kursaal, quello che ancor’oggi si distingue per la balconata interna delimitata da tre archi, unico pezzo di architettura del genere in tutta Loano.

 

La scia Manin era nata Maddalena Isnardi intorno al 1870 ed ebbe due mariti. Il primo fu un certo sig. Ferraro e con lui ebbe una figlia, Maria, che a suo tempo sposò l’avvocato Chinazzi e, a sua volta, ebbe una figlia: Maura, appunto.

Quando la Scia Manin rimase vedova, dopo un po’ si risposò: questa volta con don Eugenio, dei marchesi Litta Modignani di Milano. Si diceva che don Eugenio fosse figlio della duchessa Eugenia Litta Modignani, notoriamente amante di re Umberto per molti anni. E si diceva che fosse figlio naturale di Umberto, al punto da rassomigliare in modo impressionante a Vittorio Emanuele III. La notizia dovrebbe essere approfondita, perché, da una prima indagine, diverse cose non tornano. La prima è che la duchessa sembra aver conosciuto Umberto solo nel 1862, mentre Eugenio futuro marito della Scia Manin era già nato nel 1856: forse avrebbe potuto essere figlio naturale di Vittorio Emanuele II, che con Eugenia aveva avuto un breve rapporto proprio nei tempi giusti, ma la faccenda se fosse vera sarebbe tutta da dimostrare.

La seconda è che un figlio naturale di Eugenia e di Umberto ci fu davvero, si chiamava Alfonso, nato nel 1870 e morto nel 1891: quindi non può essere lui. Per giunta, leggendo bene la lapide nel cimitero di Loano, sembra di capire che don Eugenio fosse solo un cadetto “dei Marchesi”. In ogni modo la Scia Manin lo sposò e ebbe un’altra figlia, Claudia, che negli anni quaranta sposò un Alessandro Mazza, nipote del più noto avvocato loanese suo omonimo.

Nel frattempo i Chinazzi vivevano a Roma, vicino al Ministero della Marina. L’avvocato Chinazzi era una persona importante, si diceva che avesse fatto parte della segreteria di Giolitti e che fosse molto introdotto nel sottobosco della politica. A lui qualcuno attribuisce un potere così grande da essere riuscito a miracolare Loano, tanto da farci fermare i treni direttissimi: qualcun altro attribuisce lo stesso miracolo al generale Bonfiglietti, ma è possibile che ci siano riusciti entrambi, magari in tempi diversi.

Invece Chinazzi non riuscì in una battaglia più impegnativa: quella di impedire la costruzione di un cantierino per la fabbricazione dei MAS, i motoscafi anti sommergibili, durante la Grande Guerra, a Loano sulla spiaggia proprio davanti casa sua. Evidentemente i movimenti patriottici erano più forti di lui e così il cantierino si fece, naturalmente non servì a nulla, più tardi divenne uno stabilimento balneare, prese il nome di Kursaal ed è ancora lì, brutto ed ingombrante, a sottolineare che le sciocchezze di una certa politica erano quelle di oggi anche cent’anni fa.

Quanto alla nobiltà, la stessa scia Manin nella lapide di Loano non è ricordata come marchesa ma come “donna”. In ogni caso Maura Chinazzi, nipote della figlia di primo letto, non fu mai marchesa, anche se in vecchiaia questo titolo venne attribuito tanto a lei quanto a sua madre, dai loanesi che evidentemente non conoscevano bene la situazione. Forse anche perché era alta, imponente e con la voce profonda, aveva un fisico molto più adatto al ruolo di quanto non l’avesse sua zia Claudia, vera ed unica discendente del marchese, ma piccoletta e grassoccia.

E, poi, quando veniva a Loano abitava sempre nella casa che, per diverse ragioni, era diventata sua, mentre Claudia se ne era andata, prima a Genova e poi ancora a Loano, dopo numerose vicissitudini. Si dice anche che sua madre esponesse da qualche parte una foto con dedica del principe di Napoli, poi Umberto II. E anche questo non sorprenderebbe perché, più ancora di un’amicizia, potrebbe testimoniare una parentela. Se fosse vera la discendenza da Umberto I, la parentela ci sarebbe eccome, anche se non tanto con la signora Maria Chinazzi quanto con la sua sorellastra Claudia: ma è possibile che la differenza genealogica fra le due fosse consideratoaun dettaglio trascurabile. Dopotutto, Claudia a Roma non aveva mai abitato e quindi non la conosceva nessuno.

Maura invece viveva proprio a Roma. A Loano veniva solo per le vacanze. E, a Roma, dove si diceva fosse stata molto amica di Luigi Cimara, rampollo di una famiglia aristocratica romana, a suo tempo noto attore sia teatrale, che cinematografico. Sembra fosse molto bene introdotta in una certa società. E sembra che svolgesse un ruolo di agente teatrale, che si occupasse della traduzione di opere scritte da autori e che le facesse rappresentare.

A Loano era imparentata con diverse famiglie – ovviamente con i Mazza, per via del matrimonio della sorellastra, ma anche con gli Isnardi e gli Accame – ed era amica di Giano Accame, morto qualche anno fa, figlio di un generale del Genio Navale e anche lui politicamente di destra.

Io la conobbi abbastanza bene negli anni ’50, da ragazzo, quando erano ancora vive sua mamma e sua nonna. La sua casa era frequentata dalla migliore società loanese del tempo. Frequentavo la sua casa insieme a Luciano Morasca, per interminabili partite a carte. Maura era tosta, intellettualmente aggressiva, politicamente di destra e, a carte, non perdonava. Di lei mi aveva colpito soprattutto una denigrazione di Luigi Einaudi: un giorno disse che la repubblica non aveva saputo fare di meglio che eleggere presidente uno zoppetto, del tutto trascurando che Sua Maestà, fisicamente parlando, a Einaudi non aveva molto da invidiare.

Poi la persi di vista. Lei continuava a venire a Loano, dove passava periodi di tempo sempre più lunghi. Le persone che frequentavano la sua casa erano scomparse tutte. Probabilmente non avevamo più nulla da dirci e probabilmente abbiamo sbagliato tutti e due. Ma tant’è.

Filippo Bonfiglietti

 

 


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F.Bonfiglietti

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