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Albenga, forno crematorio a Leca? La giunta Guarnieri ha deciso a Ferragosto

Spett.le Redazione, vorrei rendere noto anche a voi quanto sta accadendo a Leca d’Albenga per quello che riguarda la delibera della giunta comunale del giorno 13 agosto 2013. Si vuole a tutti i costi, e ci sarebbe da indagare a fondo su questo accanimento, far costruire da privati non meglio identificati, un forno crematorio nella frazione Leca a pochi passi da abitazioni, scuole, dall’asilo nido alle medie (circa 500 bambini), campi coltivati con i quattro presidi slow food (zucchina trombetta, pomodoro cuore di bue, asparago e carciofo violetti).
Senza colpo ferire e alla chetichella la popolazione è venuta a conoscenza per caso di cosa si sta architettando alle sue spalle. Si è attivato il Comitato di Leca che si è rivolto ad esperti e ha promosso una raccolta di firme contrarie al progetto, raccolta che sta andando a gonfie vele.
Le assicurazioni del sindaco e degli assessori non tranquillizzano per nulla  gli abitanti che sono pronti a dare battaglia su più fronti.
Vi preghiamo di interessarvi al più presto della faccenda che mette in pericolo la vita di migliaia di persone.
NON SIAMO DISPOSTI A BARATTARE LA NOSTRA SALUTE CON I SOLDI CHE NE VERREBBERO ALLE CASSE COMUNALI!!!!!
LA SALUTE DEGLI ABITANTI DI ALBENGA VALE MOLTO PIU’ DI QUELLO CHE POTREBBE INCAMERARE IL COMUNE, MAGARI PER UTILIZZARLI PER I FUOCHI ARTIFICIALI DI S. BARTOLOMEO (PERALTRO SANTO MAI FESTEGGIATO AD ALBENGA).
ABBIAMO BISOGNO ANCHE DEL VOSTRO PREZIOSISSIMO AIUTO!!
Grazie di cuore.  Angela MARCO

COMMENTO DI TRUCIOLI.IT

La lettera-appello di Angela Marco contiene elementi di fatto resi noti nei giorni scorsi anche dai maggiori organi di informazione locale. C’è tuttavia un pericolo che occorre scongiurare se non si vuole fare una battaglia contro i mulini a vento.  Una delle tante, troppe forse. Quando si invoca la sacrosanta e primaria tutela della salute pubblica occorre sempre premunirsi di dati certi o quantomeno attendibili, meglio se di esperti ‘indipendenti’, al di sopra delle parti.

Secondo aspetto, occorre allontare il pericolo della ‘battaglia’ di campanile. Un esempio per tutti. In questa provincia chi ha vissuto da testimone e da cronista la storia infinita dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani ricorda cosa accadeva ai tempi delle discariche comunali. Dapprima erano disseminate in molte località, ovvero ognuno provvedeva e si teneva i ‘propri rifiuti’. Poi, soprattutto causa incendi ed urbanizzazione, hanno iniziato a ‘chiudere’ e sollevare proteste più o meno organizzate.

Si sarebbe dovuto provvedere in tempi rapidi alle alternative. Come accade da anni nei paesi civili. Sta di fatto che dopo mezzo secolo di dibattiti, convegni, incontri, studi, proposte, delibere, petizioni, ormai i 69 comuni della Provincia fanno riferimento, in maggioranaza, ad una sola discarica privata-pubblica (socio di minoranza) a Vado Ligure; i relativi costi pesano sui bilanci dei Comuni,  i cittadini pagano un tassa ‘salata’, mentre siamo in ritardo di decenni sulla ‘differenziata’, causa anche la carenza diffusa di una cultura del senso civico.

I forni crematori sono un’altra esigenza sociale perchè è impossibile continuare a realizzare ‘cittadelle di cemento’ per far posto ai defunti. Non accade, ad esempio, in nessun paese della civilissima comunità nord europea. Albenga è la seconda città della provincia, dopo il capoluogo. Ha bisogno o no di una struttura idonea all’interno della sua necropoli? Deve rivolgersi ad un altro comune? Alassio si è già ribellata invocando la ‘tutela del turismo’. Costruiamolo a Loano, sostiene un dirigente di un’associazione di consumatori.

Più razionale appare l’analisi portata avanti ad Albenga, ovvero l’incompatibilità ambientale. Ma questo concetto, doveroso ed onesto, deve basarsi su elementi di certezza e di  relative controproposte concrete, ovvero alternative.  E’ l’unico strumento per ‘mettere con le spalle al muro’ eventuali intralazzatori ed approfittatori, sempre in azione (il leghismo alla Bossi family docet) e fare proseliti tra un’opinione pubblica che ha il diritto-dovere di essere informata in modo cristallino e completo. Caro sindaco, fai sapere almeno ai s.s. massoni. (l.c.) 

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