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Loano, gioiosa ‘serenata’ (da album dei ricordi) con Luciano Lazzari

Una simpatica ‘rimpatriata’ tra colleghi del Secolo XIX della provincia di Savona e alcuni amici. Luciano Lazzari  ha dato l’ultima lezione, in ordine di tempo, di ‘fratellanza sul lavoro‘. Le buone e concrete abitudini perse per strada. Anche tra chi scrive e dovrebbe ‘insegnare’ ad altri la solidarietà. Cronaca di un incontro conviviale, all’insegna della semplicità e calore umano, emozioni, Tra ricordi dietro la scrivania, la macchina da scrivere,  il computer, il telefono. L’album di  vita di una redazione di provincia, tra l’alternarsi di ‘capi’ e di chi ha sempre tirato il carro. Tra colleghi meritevoli che hanno fatto carriera e chi ha continuato, senza clamori e passerelle, a fare il portatore d’acqua. Il gregario. E finalmente si ‘gode’ la pensione e la famiglia.

Luciano Lazzari con la moglie Patrizia e il nipotino Patrick

E’ stato lui il ‘padrone di casa’ della serata a Loano. Con la solerte moglie Patrizia. I parenti più stretti, l’adorato nipotino Patrick.  La figlia Pamela, il figlio Michael. Gli esemplari ed encomiabili suoceri, Lorenzina Dani, ex infermiera al Santa Corona e Aldo Olmi, artigiano edile in pensione.  Una cena con i fiocchi, ricca di squisite , gustose prelibatezze senza ‘miglioratori’. Solo l’arte culinaria della sapiente mano del ‘cuoco’ di carni, Gianni e dell’esperto di pesce, Adriano, entrambi loanesi. Con un invitato d’obbligo, il brillante parroco polacco di Santa Maria Immacolata.  Altri cari amici comuni, come ha sempre avuto Luciano e quasi tutti i parenti più stretti.

I primi passi di Luciano Lazzari nel mondo dell’informazione  risalgono all’esordio  anni ’70, un giovanotto alle prime armi. Nel 1971 se n’era andato improvvisamente  il papà, sarto della storica Sartoria Mazzitelli di via Garibaldi. Era rimasta la mamma, operatrice al Cinema Perla di via Stella. Anche lei ha lasciato l’unico figlio prima ancora di invecchiare e gioire per l’arrivo della cicogna.

Luciano scrive i suoi primi articoli per la Gazzetta del Lunedì (settimanale di Genova e della Liguria), all’epoca il più diffuso e con pochi concorrenti tra cui Stampa Sera (Torino), La Notte (Milano), Il Corriere del Pomeriggio (Genova). Si occupava della Loanesi, della lanciatissima e gloriosa squadra di basket maschile. Nel 1977 inizia il suo approccio al quotidiano ‘in’ della Liguria, il Decimonono. Firma i primi pezzi da collaboratore sportivo e qualche articolo di ‘bianca’.  Nel 1978 viene invitato a frequentare la redazione  di Savona dove allarga il suo spazio di pubblicista, con un’interruzione per il servizio militare.

Un ragazzo senza grilli in testa che ha conosciuto e vissuto le difficoltà della vita quotidiana, il confronto continuo di chi non può far conto dell’agiatezza in famiglia. La modestia, lo spirito di sacrificio, magari le privazioni con cui bisogna combattere in silenzio e con dignità.  Le ansie, le preoccupazioni. Non poter favoleggiare nel lavoro che affascina,  appassiona, coinvolge sopra ogni altra cosa. Non puoi contare sui cosiddetti ‘santi in paradiso’, ma neppure nelle immancabili strade della corporazione che a volte riserva fughe in avanti. Chi non è stato testimone di  colleghi ‘baciati’, diciamo dalla fortuna, per non essere polemici?

Luciano, in redazione, si è inizialmente e soprattutto occupato di sport minore. Un ruolo di mite, incapace di alzare la voce, magari far valere le sue sacrosante ragioni. Disponibile, abitudinario, meticoloso, corretto. Nel gergo giornalistico ha fatto spesso il “tappabuchi” non perché demeritasse, ma per il quieto vivere. Non tutti, aggiungiamo, sono stati forse leali nei suoi confronti. C’è pure chi ha fatto dietro front ed alla fine ha cercato di ‘dargli una mano’ per una pensione di addio dignitosa. Meglio tardi che mai, meglio perdonare che portare rancore.

In punta di piedi, come è accaduto ad altri colleghi, ha lasciato la scrivania, l’ufficio di via Paleocapa, nel gennaio 2013.  Recuperando qualche faldone. Non si usa, nei quotidiani di cronaca ligure, dare notizia e salutare – anche per informare i lettori – il giornalista neo pensionato. Né un retorico panegirico, ma neppure una breve. Non resta che stringere la mano per il saluto al barista di sempre, agli habitués del centro storico, agli informatori di lungo corso. Si stacca la spina e basta orari da rispettare, code sull’Aurelia tra Loano e Savona.  L’incubo del tacquino  giornaliero del Secolo-Savona, con appuntamenti e spettacoli da rubrica fissa. Una ‘crosta’ poca ambita anche per chi fa desk in redazione.

Luciano ha tuttavia voluto, a suo modo, colmare una lacuna. E’ stato l’unico, in questi ultimi anni, a invitare e salutare, seduti a tavola, i colleghi più anziani e più ‘giovani’. Tutti uguali, almeno in questa circostanza. Senza stellette.  Semmai stima personale.  Così hanno risposto all’invito, l’attuale responsabile della redazione, Claudio Caviglia, perfetta gavetta alle spalle; il suo vice Maurizio Pellissone, la redattrice Stefania Mordeglia, i colleghi Giovanni Ciolina, Alberto Parodi fratello del compianto Maurizio. Gli ex  pensionati Angelo Verrando e Luciano Corrado.

E ancora, le prime segretarie-poligrafiche della redazione, Flora Pantano e Monica Tizzi. I collaboratori dello sport della redazione di Savona:  Martin Cervelli, Riccardo Fabri, Raffaele Di Noia. L’ottimo fotoreporter Enzo Pugno, degno successore del compianto mitico di Salvatore Gallo.   Un mesto Silvio Fasano, fotoreporter da ragazzino e ‘vittima’ dell’ultima crisi di bilancio dell’editore del Secolo XIX. Infine una sedia è rimasta vuota. Quella di Nanni De Marco, testimone di nozze e soprattutto il ‘papà’  putativo di Luciano. Con una galleria di rimpianti, nostalgie, risate, brontolii, scherzi, riappacificazioni.

Sorella luna osservava e testimoniava ‘sorridente’, le stelle brillavano, quando è arrivato il momento del saluto, dell’abbraccio, dei ringraziamenti, dell’ammirazione per la perfetta serata. Luciano avrà ripercorso, in cuor suo,  i lunghi anni  sofferti e gioiti. I ‘capi’ redazione: umanità e bontà, difetti e pregi. Luciano Angelini,  Fabio Albertelli,  Nanni Basso, Sergio Del Santo, Massimiliano Mauceri, Mario Muda, Roberto Onofrio, Roberto Sangalli, Nicola Stella, Ugo Ugolini e  infine Claudio Caviglia. “Non sarà l’ultima cena come quella degli Apostoli – ha promesso – , ci ritroveremo anche per dare la possibilità di presenziare a chi non ha partecipato per precedenti impegni, oppure ho dimenticato di invitare e mi scuso.

Grazie caro Luciano ! Chi ti ha sempre stimato e rispettato non tradirà. ‘Siamo tutti di passaggio su questa terra’.

L. C.

LA SERATA DEI ‘RIMPATRIATI’  E AMICI

Silvio Fasano, al centro, con Claudio Caviglia e Maurizio Pellissone

Luciano Lazzari, Claudio Caviglia, Alberto Parodi

 

I colleghi di lavoro che hanno partecipato alla serata

In primo piano i parenti di Luciano Lazzari con Lorenzina Dani, Aldo Olmi, Michael Lazzari

 

 

 

LA REDAZIONE DI SAVONA  NEL DICEMBRE 1985

La redazione di Savona nel 1985 il giorno del commiato del collega Nino Cavassa di Genova

 

Invitati il giorno del matrimonio di Luciano Lazzari

 

Il giorno del matrimonio di Patrizia e Luciano

FOTOSERVIZIO SILVIO FASANO

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