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Capo Noli tra geografia e storia

L’escursione qui illustrata presenta notevoli motivi di interesse storico-geografici e naturalistici. Può essere facilmente organizzata per gruppi in partenza da Savona o da comuni della provincia sia con l’uso di auto proprie (percorrendo circa 3 km di strada non asfaltata) sia con un piccolo pullman fino alle Manie sulla strada Voze-Finale e proseguendo a piedi lungo la sterrata che porta al Semaforo di Capo Noli.

Nel piccolo piazzale prospiciente al Semaforo del Capo (area militare non accessibile) è possibile godere verso Levante di una spettacolare visione della costa da Noli alla punta di Torre del Mare con l’isolotto di Bergeggi (e sullo sfondo il litorale savonese dominato dal Beigua). Verso Ponente sono spettacolari le rupi scoscese della falesia e in basso la penisoletta di Punta Crena. E’ evidente il contrasto tra la morfologia con falesia strapiombante del promontorio e quella di gran parte del territorio savonese. La spiegazione è geologica. Nel Savonese tea Albisola e Bergeggi prevalgono con qualche affioramento granitico le rocce scistose molto antiche (gneiss, micascisti, filladi del permiano e del carbonifero) con forme accidentate di valli e vallecole dai versanti ripidi ma sempre coperti da vegetazione e mai con pareti verticali in cui affiori direttamente la roccia a meno che non vi si siano effettuati scavi per la costruzione di strade o l’apertura di cave.

A Capo Noli il mare ha attaccato con la sua potente azione erosiva un banco dello spessore di alcune centinaia di metri di dolomia e calcare dolomitico con caratteristiche non diverse da quelle delle Dolomiti del Trentino-Alto Adige e del Bellunese.

Le dolomie, come è ben noto, si sono formate per la trasformazione chimica di gusci calcarei di vari organismi (come le madrepore) in lagune molto salate di atolli come quelli attuali dell’Oceania. La formazione dolomitica del Finalese (dolomia di San Pietro dei Monti nelle carte geologiche) si spinge dal mare verso l’interno fino a costituire con facies poco diversa varie cime delle Alpi Liguri come il Marguareis e, più a nord, delle Marittime e Cozie.

Dal balcone naturale del Semaforo se ne vedono le stratificazioni in parte raddrizzate dalla formidabile spinta dell’orogenesi alpina che nel cenozoico ha fatto slittare verso NO la cosiddetta falda brianzonese, cioè una serie di strati di materiali diversi che costituiscono la parte mediana delle Alpi Italo-francesi con al centro Briancon e si erano accumulati sul fondo di una antico oceano: prodotti di eruzioni sottomarine di magmi basaltici (da cui sono derivate le ofioliti del Beigua e del Monviso), sedimenti di gusci calcarei insieme a fanghi derivati dalla demolizione dei vicini continenti, ma anche formazioni di atolli come oggi nell’Oceano Pacifico. Tutto questo sarebbe avvenuto per la chiusura di questo oceano causata dal riavvicinamento del continente di Gondwana (quello che comprendeva l’attuale Africa) alla Paleoeuropa.

L’osservazione delle dolomie di Capo Noli offre quindi lo spunto ad accennare alle vicende della formazione delle Alpi. Si potrà in proposito ricordare che con i moderni precisissimi strumenti di quotazione dei rilievi si è accertato che le Alpi continuano a crescere di circa 1 cm ogni 10 anni (aumento però pressoché totalmente annullato dall’azione demolitrice dell’erosione!). Una crescita di un metro al millennio però nei 25 milioni di anni trascorsi dall’oligocene, quando la catena era già in parte emersa, avrebbe comportato un sollevamento totale di ben 25 km!. I 300 metri tra il Semaforo e il livello attuale del mare sono dunque ben poca cosa rispetto al complessivo sollevamento della catena.

A questo interesse geologico si aggiunge quello della varietà floristica della macchia arborata (con leccio, pino d’Aleppo, corbezzolo, mirto, lentisco, alaterno, frassino, rosmarino, cisto eccetera) e della vegetazione rupicola (dove è diffusissima l’euforbia dendroide, pianta caratterizzata dall’estivazione, cioè la perdita delle foglie durante l’estate e non l’inverno). Non mancano nella zona specie rare endemiche sia nella vegetazione (campanula sabatia o vilucchio di Capo Noli…) sia nella fauna come la lacerta ocellata.

La sommità del Capo fu anche percorsa per secoli dal confine (ora solo comunale) tra la Repubblica di Noli associata a Genova e il Marchesato dei Del Carretto di Finale, nei secoli dal XVI al XVIII nell’orbita spagnola. Per raggiungere più direttamente il Ducato di Milano la Spagna finanziò la costruzione della Strada Beretta da Finale a Carcare e progettò un porto sicuro nella cosiddetta baia dei saraceni a levante di Punta Crena. A poca distanza dall’attuale Semaforo si incontra nella fitta vegetazione della macchia la Torre delle Streghe, antica postazione genovese di avvistamento per prevenire assalti barbareschi, ma anche di guardia del confine per contrastare il contrabbando del sale lungo l’erto itinerario costiero che da Noli passando per l’antichissima chiesa di santa Margherita, scendeva poi verso Varigotti. La chiesa di San Lorenzo vecchia, antica parrocchiale di Varigotti, si trova proprio lungo questa antica mulattiera e se ne può vedere dal piazzale il campanile a vela.

Scendendo verso Noli i ruderi della chiesa altomedievale di Santa Margherita si raggiungono in pochi minuti, non lontano dagli altri ruderi di una casa rurale abbandonata. I segni di una passata attività agricola su un terrazzo del promontorio aperto verso il mare sono rappresentati da superstiti olivi, qualche albero di fico, una vite inselvatichita, qualche carrubo. Un primo edificio sacro, in posizione dominante straordinariamente panoramica sul mare potrebbe risalire all’età romana. Con parte del materiale di questo sarebbe stato costruito un primo edificio religioso cristiano già nel VI secolo, poi ampliato fino ad ottenere una costruzione a due navate di cui rimangono importanti vestigia.

Poco lontano si incontra un’altra costruzione, questa ben più moderna, realizzata tra ‘800 e ‘900 da un noto viaggiatore e studioso genovese, il capitano D’Albertis, che qui aveva voluto realizzare un suo eremo-osservatorio. L’edificio, saltuariamente abitato fino ai una ventina di anni fa, è ora in cattivo stato, ma è straordinario il fascino della sua posizione. Dall’eremo un sentiero ben battuto conduce alla Caverna dei falsari, così chiamata perché una tradizione nolese la riteneva antico rifugio di un gruppo di falsari. Non si tratta di una vera caverna carsica, come ve ne sono molte nei calcari del Finalese. Essa è invece un antro scavato dall’azione del mare quando il suo livello era ben diverso dall’attuale proprio in corrispondenza del terrazzo marino che interrompe il profilo subverticale del Capo con una sorta di gradino. Un antico solco di battente vi è ancora ben riconoscibile e alla base dell’antro sono stati rinvenuti sedimenti di spiaggia. L’escursione offre quindi, con la visita dell’antro, anche l’occasione di osservazioni sulle oscillazioni del livello marino nel quaternario.

Elvio Lavagna

Carta dei sentieri di capo Noli                       Antro della Grotta dei Falsari

  

 

Abside della chiesa di S.Margherita

 

 Panorama verso Levante dalla strada del Semaforo.

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