Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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A Savona non è mai successo: 13 querele da un magistrato

Tredici querele da un magistrato. Record di Michele Inserra, Bersagliato da Alberto Cisterna. Bilancio: una in corso, otto archiviate, quattro rinvii a giudizio, di cui due coatti. “Qualcuno intervenga”, chiede il giornalista. Inciso. Forse solo in provincia di Savona c’è stato un magistrato che poteva battere il primato, ma non contro un solo giornalista.

 

Roma, maggio 2013. Tredici querele per diffamazione a mezzo stampa dallo stesso magistrato  nel volgere di un anno. E’ il record italiano del giornalista Michele Inserra (foto a sinistra), capo della redazione di Reggio Calabria del Quotidiano della Calabria,  che lo ha denunciato pubblicamente con un articolo in prima persona sul suo giornale.

A querelarmi, afferma il giornalista,  non è stata “una persona qualsiasi, bensì un magistrato: Alberto Cisterna” (nella foto). Inserra ha raccontato le sue disavventure e l’ inchiesta per corruzione in atti giudiziari in cui è stato coinvolto nel 2011 il magistrato; inchiesta per cui è stato indagato e che un anno fa ha indotto il CSM a trasferirlo in via cautelare al Tribunale di Tivoli in attesa di stabilire se effettivamente abbia agito “al di fuori dei suoi doveri istituzionali”, come sostiene l’accusa.

Inserra dichiara di avere sempre e semplicemente pubblicato notizie sacrosante, di interesse pubblico, di fonte giudiziaria, verificate, attendibili. Pensa di essere stato preso di mira pretestuosamente non per inesattezze del tono o del contenuto, ma proprio per il fatto di averle pubblicate. E’ convinto di essere divenuto un bersaglio per “l’anomalia” di “non averle gestite, come è buona usanza in alcuni ambienti della stampa reggina, tra il silenzio accomodante di tanti”.

A occuparsi delle 13 querele del magistrato Cisterna è la Procura di Cosenza che sta ancora esaminando l’ultima, dopo averne archiviate 8 e aver deciso il rinvio a giudizio del giornalista per altre quattro, in due casi con l’imputazione coatta disposta dal GIP dopo che il pm aveva chiesto l’archiviazione.

“Non entro nel merito delle varie vicende, né – scrive Inserra – contesto il suo diritto di difesa, che va affrontato nelle sedi deputate a farlo, ma il metodo adottato. Cisterna si è sentito diffamato persino dalle virgole dei miei servizi (…)”.

“Non mi fermerà di certo questa azione anomala messa in campo da Cisterna. Naturalmente della vicenda informerò l’Ordine dei giornalisti nazionale, il Consiglio superiore della Magistratura, il presidente del consiglio Letta e il ministro della giustizia Cancellieri. E’ giusto che anche il nuovo procuratore di Reggio, Federico Cafiero de Raho, sappia cosa sta accadendo da tempo. Avrei potuto farlo in camera caritatis, ma preferisco farlo pubblicamente, alla luce del sole. Mi auguro a questo punto che la Legge sia davvero uguale per tutti”.

Alberto Cisterna ha un contenzioso con la Procura di Reggio Calabria, che ha recentemente accusato di avere fornito “informazioni non veritiere al CSM”.

Ossigeno ha già segnalato alcuni episodi intimidatori, o presunti tali, che hanno colpito Michele Inserra. Il 24 settembre 2012 qualcuno ha sfondato il vetro della sua auto in sosta e ha prelevato dall’interno una borsa che conteneva un computer e alcuni documenti su un’inchiesta in corso.

Il 27 luglio 2012 ha ricevuto una lettera di minacce, anonima. All’interno della busta una riproduzione mignon di un rotolo di carta igienica. Nel 2010, dopo alcuni articoli sulla strage di Duisburg, gli arrivò in redazione una busta contenente due bossoli.

Alberto Spampinato

www.ossigenoinformazione.it

IL CASO

La replica di Alberto Cisterna a Inserra
«Non cerco vendette, la vittima sono io»

Il magistrato in servizio a Tivoli replica alla lettera del giornalista de Il Quotidiano della Calabria, Michele Inserra, contestando le affermazioni circa il numero di querele e di procedimenti giudiziari in atto tra i due

 

“OGGI sulla prima pagina del Quotidiano (CLICCA PER LEGGERE) il giornalista dott. Inserra si dichiara vittima di una persecuzione da parte mia. Nel tentativo di dimostrarlo, finisce per litigare con la verità e con la matematica. Sa bene che le querele da me presentate non sono 14, come ha scritto nel suo articolo, ma forse la metà; i rinvii a giudizio a suo carico sono 3 e non 4, di cui solo uno (e non due) deriva da imputazione coatta; le archiviazioni sono 2 e non 8. Era inevitabile. All’approssimarsi delle prime sentenze innanzi a giudici terzi e imparziali il dr. Inserra, si atteggia a martire della giustizia, come capita di questi tempi. Non ricordo al giornalista, che ben lo sa, quante falsità abbia scritto sul mio conto in circa due anni di articoli e pubblicazioni varie: una vera e propria campagna di stampa organizzata con l’obiettivo di colpirmi al di là dei fatti e della verità. Rammento solo l’insuperabile lezione di giornalismo contenuta in un articolo che mi attribuiva l’aver fatto indecenti «viaggi di piacere» insieme ad un soggetto in seguito accusato di gravi reati. Una macroscopica bugia ed una mascalzonata, ma il dr. Inserra fregandosene di ogni controllo l’ha “sparata” in prima pagina con centinaia di locandine affisse per le strade della mia città. Come pensa che mi sia sentito in quei giorni e come pensa si siano sentiti i miei amici e familiari e cosa avranno pensato migliaia di ignari lettori del suo giornale. O dovremmo parlare delle informative di polizia che qualche investigatore compiacente e interessato gli ha passato in questi anni, anch’esse talvolta trapuntate di menzogne. 

Curiosamente il dr. Inserra si lamenta perché la magistratura di Cosenza – cui dispensa nel suo articolo inammissibili pagelle di professionalità distinguendo tra giudici buoni e giudici cattivi – non gli ha riservato lo stesso trattamento che quella di Reggio ha usato al suo collega del Corriere della sera, mai indagato per la fuga di notizie a mio danno, fino a costringere la Procura generale reggina ad avocare un’indagine mai iniziata. Ho l’impressione che il giornalista, come dire, si senta abbandonato al proprio destino dopo essere stato utilizzato e quindi all’approssimarsi delle sentenze punti a ribaltare i ruoli di vittima e carnefice nel tentativo di suggestionare la magistratura chiamata a giudicare. Ma la vittima sono io e lui lo sa bene. Spedisca tutto ciò che vuole dove ritiene opportuno (ho già segnalato per tempo al CSM che avrei agito contro tutte le calunnie in circolazione, come lo stesso CSM esige in questi casi dai magistrati). Ho già detto pubblicamente che avrei denunciato tutti coloro che si sono fatti coinvolgere in una campagna di stampa, lo ripeto, tesa alla mia distruzione e cadenzata sempre con sapienza per condizionare chi avrebbe dovuto prendere decisioni a mio riguardo. Mi auguro che dinnanzi al giudice l’imputato Inserra faccia il nome di tutti quelli che gli hanno passato polpette avvelenate come quella dei «viaggi di piacere». Se lo farà gli rimetterò le querele, sorvolando sul suo comportamento deontologico. Sarà per lui l’occasione per contribuire a chiarire il disegno costruito contro di me e le sue motivazioni. 
Tale mio atteggiamento sarà tenuto fermo nei confronti non soltanto del dottor Inserra, con quale non ho mai ingaggiato una battaglia personale, ma con tutti i giornalisti che sono stato costretto a querelare. Cerco tutta la verità, non vendette. Lo devo alla mia famiglia, a me stesso, ai miei amici, a quanti, e non sono pochi, in questi anni si sono affidati al mio scrupolo e alla mia correttezza. Stia tranquillo, per il resto, sarò io a informare il Procuratore generale di Catanzaro competente per i procedimenti disciplinari a carico dei giornalisti calabresi. Colgo l’occasione per esprimere ad Inserra la mia solidarietà per il clamoroso furto del proprio computer subito mesi or sono a mano di ignoti delinquenti: se ben ricordo lo aveva purtroppo lasciato incustodito a bordo della propria auto in sosta. Me ne dolgo anche perché di quel computer avevo tempo prima chiesto il sequestro alla magistratura reggina, purtroppo meno tempestiva dei ladri. Un’ultima cosa, proprio ieri a Cosenza, per l’ennesima volta, il processo a carico del dr. Inserra è stato rinviato perché l’imputato è risultato irreperibile per le notifiche. Abbia la cortesia di farsi trovare Inserra, non tema la valutazione di giudici terzi, è ancora presto per farsi dichiarare irreperibile. Spero ricordi che la prossima udienza è fissata a Cosenza per il 21 maggio, quando sarò interrogato come parte offesa”. 

Alberto Cisterna



“Il tono saccente e offensivo di Cisterna non conosce limiti. Delle sue impressioni di fantasia poco mi importa. Ho fatto quello che fa un giornalista: pubblica le notizie derivanti da atti, informative. Se queste contengono menzogne, come lui sostiene, non è di certo responsabilità mia. Non ho mai parlato di persecuzione ma di una singolare anomalia nell’accanirsi ripetutamente contro la mia persona. Stia sereno non mi sono reso mai irreperibile (e né mi renderò irreperibile, visto che è “ancora presto” come lei presuntuosamente afferma) quando le notifiche sono giunte presso il mio domicilio o le ho ritirate direttamente al comando provinciale dei carabinieri. Io affronto le cose a testa alta, senza trovare “sponde” in sedi giudiziarie di comodo. Apprendo dalla sua replica una circostanza di inaudita gravità. Lei aveva chiesto il sequestro del mio computer alla procura. La ringrazio per la sua sarcastica solidarietà e per le insinuazioni, anche queste gravissime, sul furto del pc, che si commentano da sole”. 

Michele Inserra

 

 

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