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Come vincere le elezioni. Le dichiarazioni di Grillo…

La rimonta possibile? Tra astensionismo e ventre molle come si potranno vincere le elezioni. Le dichiarazioni di Grillo: antifascismo e democrazia. Sarà davvero tutta così la campagna elettorale?

Dopo qualche settimana di attenzione esclusivamente rivolta, da parte degli analisti, al prossimo esito delle elezioni senatoriali in Lombardia e in Sicilia, regioni considerate (giustamente) decisive per la possibile composizione della futura maggioranza di governo, i riflettori dei “media” si sono spostati nuovamente verso il futuro possibile esito complessivo della competizione elettorale prevista per il prossimo 24 Febbraio.

Uno spostamento nell’interesse che si è verificato in coincidenza con la recente trasmissione TV che ha visto Berlusconi protagonista in “partibus infidelium”: uno spostamento d’interesse che ha dimostrato, ancora una volta, il peso preponderante del mezzo televisivo nella formazione dell’opinione pubblica e dei processi politici (il web, che nelle vicende politiche sta sicuramente rappresentando un mezzo molto utilizzato, pare, infatti, destinato a giocare un ruolo nella costruzione di “community” dialoganti, quasi come sede di sezioni di partito virtuali).

E’ il caso allora di analizzare le prospettive generali dello scontro in atto, muovendoci sul terreno della comparazione con l’esito delle elezioni 2008, le uniche con le quali possa essere svolto un paragone sul piano dell’omogeneità sia rispetto alla base elettorale, sia rispetto alla dimensione territoriale.

Prima di tutto, fermo restando in vigore quest’orrido sistema elettorale, le elezioni 2013 segneranno rispetto a quelle 2008 un sicuro elemento di novità.

Cinque anni fa si delineò, infatti, una netta prevalenza dello schema bipolare (che si tentò addirittura di ridurre a bipartitico) con la sola variante rappresentata dall’UDC (in una dimensione numerica molto ridotta).

Adesso si può facilmente prevedere il ritorno a uno schema di tipo multipartitico (sorge a questo punto il tema relativo all’eccesso di dimensione del premio di maggioranza alla Camera, ma si tratta di un aspetto da affrontare in una sede diversa da questa) con almeno 5 soggetti in lizza per ottenere seggi: il centro-destra basato sulla consueta alleanza PDL-Lega (più aggregati minori, in ispecie al Sud), il centro raccolto attorno a Monti ma che alla Camera presenterà tre liste, il movimento 5 Stelle, il centro-sinistra imperniato sull’alleanza PD-Sel (più altri soggetti minori) e la variopinta alleanza tra giustizialisti e soggetti residuali della ex-Sinistra Arcobaleno stretti attorno alla figura dell’ex-magistrato Ingroia.

Il vero protagonista dell’esito elettorale dovrebbe, però, essere rappresentato dalla crescita dell’astensionismo.

In tutte le rilevazioni di sondaggi svoltesi nel corso degli ultimi mesi la somma di indecisi e potenziali astenuti si è sempre più avvicinata alla quota del 40%, record assoluto nella storia elettorale della Repubblica.

Molti pensano che alla fine il richiamo della campagna elettorale riporterà molti all’ovile della espressione di un voto, purtuttavia è il caso di ricordare che, nel corso delle tornate amministrative svoltesi nel corso di questi anni, l’astensione effettiva è risultata superiore a quella prevista dai sondaggi: in Sicilia i voti validi sono scesi al di sotto del 50%, il Sindaco di Genova, alla fine, è stato eletto con il 22% dei voti rispetto al totale degli aventi diritto.

Nel 2008 parteciparono al voto l’80,5% delle cittadine e dei cittadini iscritti nelle liste, per un totale di 36.452.286 voti validi (al netto quindi di schede bianche e nulle, per le quali non si prevede un particolare incremento).

Un’astensione attorno o appena al di sotto del 40% ridurrebbe, quindi, la quota di voti attorno ai 30.000.000 (al netto sempre di schede bianche e nulle, da considerarsi come non valide).

Rispetto al 2008 verrebbero così a mancare all’appello circa 7.000.000 di voti, facendo toccare la somma di astensione, schede bianche e nulle il tetto, all’incirca al numero di 20.000.000 di elettrici ed elettori che potrebbe compiere questo tipo di scelta.

Verifichiamo, allora, dove, stando alla media della rilevazione effettuata per i diversi sondaggi e al trend palesatosi nel corso delle tornate amministrative, si sono presumibilmente collocati questi voti che potremmo definire “in aspettativa”.

La somma PDL-Lega Nord è valutata, in questo momento, attorno al 22% che corrisponderebbe, in cifra assoluta, a circa 6.600.000 suffragi. Ne mancano all’appello, su questo versante, circa 10.000.000.

Il “Centro” è valutato sul 15%, quindi un totale di 4.500.000 voti, oltre 2 milioni in più rispetto a quelli ottenuti dall’UDC nel 2008.

Il centro-sinistra (PD e SeL) è quotato attorno al 35%, si tratterebbe quindi di 10.500.000 voti, con un calo di 3.000.000 di voti rispetto a quelli ottenuti dall’alleanza PD-IdV, cinque anni fa (un caso, questo, se si verificasse davvero il successo del centro-sinistra di classica “vittoria in discesa”).

E’ possibile valutare la quota percentuale effettiva del Movimento 5 Stelle attorno al 10%, corrispondente a 3.000.000 di voti non comparabili con alcun schieramento presente nelle passate elezioni.

La lista Ingroia per ottenere il quorum dovrebbe, quindi, raccogliere 1.200.000 voti, circa 100.000 in più di quelli ottenuti dalla Lista Arcobaleno (che si posizionò al 3,1%, però su 37 milioni di voti validi circa).

Debbono essere considerate, ancora, le possibilità di raccolta di voti da parte di formazioni minori che non paiono allo stato attuale essere in grado di ottenere seggi, salvo alleanze con i poli più forti (potrebbe essere il caso della Destra con il PDL): da tener conto che, nel 2008, 23 formazioni di vario peso e schieramento ottennero complessivamente circa 2.800.000 (il 5,5%) voti del tutto inutili dal punto di vista dell’utilizzo in chiave parlamentare, il cui spazio adesso dovrebbe essere ridotto a circa 2.000.000 di voti.

In pratica, secondo lo schema fin qui seguito, resterebbero da recuperare, dagli indecisi e dagli astenuti dichiarati e compresi i voti potenziali delle liste minori a circa 9.000.000 di suffragi. Ritengo, infatti, che la quota delle liste minori  sia comunque in palio dato il mutarsi dello scenario nel corso dei 5 anni, in quella parte del sistema politico.

Di questi 9.000.000 di voti è prevedibile, appunto, che una parte rilevante rimanga comunque nell’alveo del non voto, del quale tutti gli analisti concordano nel dare per certa la crescita rispetto ai 13.000.000 di elettrici ed elettori che l’hanno considerata nel 2008 la loro scelta politica.

Valutata, ancora, la scarsità numerica nei passaggi da un fronte all’altro anche nel tempo del bipolarismo (soltanto 300.000 – 400.000 elettrici ed elettorali, di volta, in volta, sono stati in grado di compiere scelte di vero e proprio mutamento di campo, il resto della volatilità è sempre rimasto interno allo schieramento di precedente appartenenza), il confronto vero sotto questo aspetto si giocherà tra PDL e Lega e il centro di Monti, avendo probabilmente PD-Sel fatto già il pieno, in entrata e in uscita.

Per PDL-Lega l’obiettivo dovrebbe essere quello di recuperare almeno 5.000.000 di voti, riducendo alla metà il potenziale della crescita delle astensioni e riportando così il totale dei voti validi al di sopra della soglia minima del 60%.

5.000.000 di voti da strappare a quel “ventre molle” che vive la politica soprattutto come spettacolo televisivo e che il progressivo inasprirsi della crisi economica (si tratta in prevalenza di casalinghe e pensionati) ha fatto slittare nell’astensionismo (c’è poi una quota di indignados per via degli scandali offerti dal ceto politico, ma in questo caso, mi permetto di vedere il recupero molto più difficile).

All’interno di questo possibile movimento di voti ci stanno anche, ovviamente, anche gli esiti lombardi e siciliani, ma per adesso cerchiamo di seguire con il massimo dell’attenzione lo spostamento generale nei flussi di voto.

In conclusione : per il PD, dopo aver attivamente contribuito a mantenere la legge elettorale vigente, in questo momento conviene che il tasso di disaffezione dal voto rimanga molto alto, almeno per ottenere alla Camera quella “vittoria in discesa” cui ho già fatto cenno (torno a far rimarcare del resto come le “primarie” siano servite a costruire una semplice rete di attivisti.) L’esaltata partecipazione, è bene ricordarlo, ha toccato, nella sua punta massima, tra primo turno, ballottaggio, “parlamentarie” circa il 6% dell’intero corpo elettorale.

LE DICHIARAZIONI DI GRILLO: ANTIFASCISMO E DEMOCRAZIA

Le dichiarazioni del “capo della coalizione” Movimento 5 Stelle Grillo, circa “l’antifascismo che non gli compete” non possono essere lasciate sotto silenzio e rendono, se del caso ci fosse stato bisogno di ribadirlo perlomeno del tutto incongrue (per usare un eufemismo) le aperture che, in quella direzione, erano stato avanzate da chi in questo momento rappresenta – per fortuna soltanto sul piano elettorale – ciò che rimane di una sinistra che, in ogni caso, mantiene radici nella parte più gloriosa della storia politica italiana.

La nostra replica non può lasciare adito ad alcun dubbio: L’Antifascismo è l’elemento fondativo della democrazia italiana; la Costituzione è Antifascista.

Non sviluppiamo qui, nel ricordare questi principi fondamentali, alcun passaggio retorico ricordando la tragedia della seconda guerra mondiali della quale il fascismo fu il principale responsabile; i sacrifici, la lotta, i lutti, le devastazioni che segnarono quel tragico periodo.

Fu tutto vero e compiuto –  appunto – senza retorica, come il gesto quotidiano di un dovere da compiere verso se stessi e i propri ideali.

La Resistenza e il 25 Aprile rappresentarono il capitolo più importante della storia del Paese.

I partigiani lottarono per la libertà e per l’affermazione dell’indipendenza nazionale, la loro lotta aprì la strada per un riscatto sociale che le vicende degli ultimi anni hanno sicuramente messo in discussione, attraverso un attacco pesante alle condizioni materiali e ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Ci sono state anche pesanti modifiche allo stesso dettato Costituzionale, come quelle relative all’articolo 81 sul pareggio di bilancio: una misura che ha testimoniato la sudditanza del governo e delle forze politiche all’egemonia della grande finanza che, a livello europeo, sta gestendo in senso anti-popolare questa crisi.

Riaffermando così con forza i valori dell’antifascismo reclamiamo anche il ripristino pieno dei valori e dei contenuti della Costituzione.

SARA’ DAVVERO TUTTA COSI’ LA CAMPAGNA ELETTORALE?

La vicenda elettorale italiana sta dipanando la sua matassa attraverso la ricerca affannosa dei candidati, le esibizioni televisive dei soliti noti e lo scetticismo delle cittadine e dei cittadini colpiti in maniera inedita dalla crisi economica sotto l’aspetto dell’impoverimento generale e soggettivo, della disoccupazione, della crisi distruttiva del welfare in un Paese davvero governato male laddove le barelle delle ambulanze sostituiscono i letti d’ospedale.

Il tema della disaffezione della politica non viene neppure sfiorato dai “media” tutti impegnati a fornire uno spazio del tutto spropositato alle vicende, tutto sommato, interne al quadro politico, spacciandole – come ad esempio nel caso delle primarie del PD che hanno interessato, alla fine, una quota non particolarmente rilevante di elettrici e di elettori (tre milioni su cinquanta milioni di iscritti nelle liste) limitandosi, in effetti, a rimettere in pista una certa quota di attivisti, stimolati da una feroce competizione individualistica, ma che adesso troveranno sicuramente, per l’assenza di quegli strumenti operativi che erano utilizzati dai partiti di massa al riguardo della sensibilizzazione territoriale, difficoltà a trasmettere il loro messaggio.

In sostanza non pare molto diminuita la quota di potenziali astenuti e incerti che, alla fine, stando ai sondaggi continua ad aggirarsi attorno al 40% (non sarà così alla fine ma sicuramente assisteremo a un incremento in questa direzione).

Le cause di questo stato di cose risale molto all’indietro nel tempo, soprattutto nelle ragioni di una crisi morale e politica avviata con la ventata “necons” – decisionista degli anni’80, il cui obiettivo era quello di ridurre il rapporto tra società e politica tagliando il cosiddetto “eccesso di domanda”: un obiettivo colto in pieno, al riguardo del quale, nell’idea del privilegio della governabilità, nessuno degli attori in campo ha saputo contrapporre un modello alternativo.

Ecco: quello che manca, almeno fino a questo punto nella campagna elettorale italiana, è proprio una proposta di modello alternativo di società e di Stato.

Andiamo però per ordine enucleando alcuni punti specifici:

1)      La raccolta delle candidature è apparsa, perdonatemi il paragone troppo facile, una sorta di caccia alle “figurine Panini”. I protagonisti di questa “corsa al personaggio” sono stati soprattutto due: il Nuovo Centro raccolto attorno al Presidente del Consiglio dimissionario e il PD. Il Nuovo Centro ha concentrato la propria ricerca nei transfughi del defunto bipolarismo. Il “tridente” che sarà presentato al Senato in Lombardia appare emblematico di questo stato di cose: direi l’esaltazione del vecchio trasformismo italico, quello dei “notabili” del passaggio da Destra Storica a Sinistra Storica, del discorso di Stradella, tanto per intenderci. Il PD invece ha cercato di costruire una sorta di “Arca di Noè” di tutte le usate tendenze presenti nell’antico perbenismo italico formando così una compagine, almeno sulla carta, di tipo corporativo. Mi permetto di insistere su questo punto: l’unica possibile sintesi della proposta che il PD, attraverso le candidature che sta esprimendo (insieme Confindustria, CGIL, CISL, ordini professionali) sarà quello della cura del “particulare” delle specifiche rappresentanze, rinunciando – come appare del tutto evidente – a misurarsi con la realtà delle nuove contraddizioni sociali. Il PD, insomma, non esprime – come dovrebbe essere compito di un partito politico – la “frattura” su cui assestare un proprio – almeno – principio di identità. Del resto la legge elettorale non consentirà a queste candidature di farsi valere specificatamente all’interno della competizione, limitandosi – le esponenti e gli esponenti – chiamati in causa a fare da sfondo, quasi da tappezzeria, agli scontri propagandistici tra i cosiddetti “leader”: in più il meccanismo della stessa legge elettorale porterà a concentrare l’attenzione su situazioni specifiche, si pensi all’esito dell’elezione senatoriale in Lombardia, impedendo di fatto una prospettiva  almeno un poco più ampia nelle definizioni programmatiche.

2)      I contenuti fin qui espressi dai diversi soggetti appaiono essere del tutto usati ed anche un po’ logori: la Lega Nord rimastica il progetto di Miglio sulle macro – regioni; Berlusconi, addirittura sul piano dell’architettura dello Stato ripropone – senza pudore (come è tipico del personaggio) interi passaggi del documento della “Rinascita Nazionale” elaborato nel 1975 dalla P2 del golpista Licio Gelli (del resto stanno lì le origini politiche del Cavaliere); il Nuovo Centro appare democristianissimo nella pratica politica e assoluta espressione di quella tecnocrazia che – a livello europeo ed anche italiano – si colloca come protagonista – attraverso essenzialmente le proprie elaborazioni teoriche – delle cause della crisi; il PD pare commettere un errore basilare, oltre a quello di essersi definito con grave ritardo sul piano della prospettiva autonoma di governo che pure dovrebbe stare nella “mission” (più o meno: “impossible”) di questo partito, non riuscendo a svincolarsi dalla sudditanza all’Europa di Maastricht e delle banche: senza un progetto alternativo su questo terreno difficilmente il Partito Democratico potrà scrollarsi di dosso l’idea di essere sostenitore, come del resto è stato, di tutti i provvedimenti che hanno provocato l’irrigidirsi della crisi che ha finito proprio per colpire la potenziale base sociale di questo partito; a sinistra la confluenza nella linea “giustizialista – legalitaria” impedirà, di fatto, una piena espressione, proprio nella capacità di progetto e di proposta immediata, delle grandi contraddizioni sociali e della prospettiva di un diverso modello di società, limitando così fortemente lo spettro di questioni che pure una campagna elettorale dovrebbe contenere, ben al di là dell’esito immediato nella raccolta dei voti. Paradossalmente, in più, questa “reductio” nella capacità di presenza della sinistra, si verifica proprio in una fase nella quale la crisi spinge verso una affermazione di centralità di quella che storicamente abbiamo definito “contraddizione di classe” e Carlo Marx viene riscoperto addirittura dai commissari dell’Unione Europea. Anche la defezione degli intellettuali di ALBA sotto quest’aspetto non assume un carattere particolarmente dirimente considerato il taglio sbrigativamente definibile “movimentista” della loro impostazione e la sostanziale internità delle loro proposte di tipo economico a un generico anti-liberismo senza toccare la soglia di una proposta di “superamento sistemico” che avrebbe dovuto essere ricercata proprio in nome di quell’intreccio tra le contraddizioni post-materialiste sulle quali pure si era verificato un primo approccio teorico (penso a un’idea di nuova costituzionalizzazione dei diritti posta al di fuori dal quadro di un rapporto diretto doveri/diritti, una cui traccia si trova nell’ultimo lavoro di Stefano Rodotà “Il diritto di avere diritti”). Il Movimento 5 Stelle, infine, otterrà in premio a un lavoro di lunghissima lena, una cospicua rappresentanza parlamentare cui toccheranno compiti ancora indefiniti, ma che comunque non pare potersi presentare come momento alternativo sul piano del progetto, se non attraverso accentuando metodologie, sul terreno dell’esercizio politico sulla base delle quali tenteranno di mettere in moto un meccanismo definibile di “populismo dal basso”.

Nella sostanza il quadro complessivo appare, dal punto di vista della capacità di espressione delle varie opzioni presenti in campagna elettorale, non prevedere un esito dal quale far scaturire un’azione di reale incidenza sui meccanismi della crisi complessiva, economica, sociale, politica e morale.

Continueremo a galleggiare, ascoltando promesse sulla riduzione dell’IMU? Fino a quando?

Franco Astengo

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