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Soldi pubblici/ Editoria, regalo da 45 milioni. La ‘rivoluzione’ del savonese Paolo Peluffo

Editoria, regalo da 45 milioni di euro. Sono i fondi stanziati per la carta stampata. Nel 2012 erogati 120 mln. In 22 anni ne sono stati spesi 700. Dal 1990 a oggi lo Stato ha erogato oltre 700 milioni di euro all’editoria.

Poteva essere l’occasione storica per approvare finalmente una finanziaria in modo ordinato, forte e bipartisan. Invece, complice il clima da campagna elettorale, ecco scatenarsi il solito assalto alla diligenza con emendamenti e micro-norme in stile «legge mancia» che servono a spolpare ciò che resta dell’osso.

EDITORIA, STANZIATI 45 MLN. Tra le misure che generano nuove spese inserite nella legge di stabilità c’è senza dubbio lo stanziamento di 40 milioni all’editoria. Anzi, 45 milioni. La relazione tecnica, infatti, conteneva un errore e la cifra è stata poi arrotondata dal maxi-emendamento votato in commissione Bilancio al Senato.

Paolo Peluffo

La «rivoluzione» annunciata da Peluffo. Certo, già l’avvio per l’esecutivo dei professori non era stato, sulla materia, dei più felici. E la nomina di Carlo Malinconico a sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria aveva subito suscitato polemiche. Visto che il giurista romano era stato, tra le altre cose, anche presidente Fieg, la federazione degli editori.

LE DIMISSIONI DI MALINCONICO. Poi Malinconico è scivolato sulla buccia di banana delle ferie pagate dall’imprenditore della cricca Francesco Piscitelli e a gennaio scorso si è inevitabilmente dimesso, lasciando il posto al volenteroso Paolo Peluffo, che già a marzo annunciava una rivoluzione: «Entro aprile sarà pronta la riforma dei contributi 2013/2014».

Rimborsi delle copie effettivamente vendute e tracciabili, valutazione dell’impatto occupazionale delle testate, recupero limitato ai costi per giornalisti e i poligrafici assunti, per stampa e distribuzione e per gli investimenti online: ecco i contorni di un mezzo terremoto che doveva modificare radicalmente lo scenario dei media sovvenzionati già a partire dall’anno che sta per entrare.

IL GOVERNO AGGIUSTA IL TIRO. A maggio si precisò invece che, tra leggi delega e decreti, le testate nazionali avrebbero dovuto vendere almeno il 25% delle copie distribuite e le locali il 35%, escluse le copie acquistate in blocco da un solo acquirente. E Palazzo Chigi proclamò che, tuttavia, i veri cambiamenti sarebbero arrivati dal 2014, con lo sviluppo di nuove forme di sostegno al settore e l’addio alla mammella pubblica.

Nel 2012 stanziati 120 milioni di euro. La legge di stabilità ha stanziato 45 milioni di euro per l’editoria. Nel frattempo però il comparto ha continuato a beccarsi 120 milioni per il 2012 (la richiesta era stata di 175 milioni) erogati peraltro secondo i principi del vecchio regolamento Bonaiuti (Pdl). E, in prospettiva storica, la stampa sovvenzionata ha divorato oltre 700 milioni di euro dal 1990 a oggi soltanto in termini di contributi diretti (leggi i rimborsi 2011). Senza quindi considerare quelli indiretti – Iva agevolata, sconti sui servizi postali e sulle tariffe telefoniche – impossibile da quantificare.

LE PROMESSE DI MONTI.  Al netto di truffe e abusi, che sono materia per la giustizia penale, il governo Monti aveva promesso che le storture sarebbero state sanate nel prossimo biennio. E che alla fine avrebbero trionfato le regole del mercato. Intanto, però, ecco giungere il regalo natalizio della legge di stabilità: un pacchetto da 45 milioni di euro.

Soldi di cui beneficiano cronisti, grafici e operatori dell’informazione in carne e ossa? Non proprio, visto che secondo una ricerca dell’Ordine dei giornalisti del 2011, un pezzo di cronaca viene pagato ai collaboratori anche 5 euro lordi a due o tre mesi dalla pubblicazione.

L’APERTURA ALL’ONLINE. Il sottosegretario Peluffo, aprendo all’editoria online, qualche mese fa a Lettera43.it diceva: «Bisogna sostenere la trasformazione del sistema nella direzione delle cosiddette media factory: gli editori dovranno essere sempre più multiformi, lavorare contemporaneamente sulla carta e sul web, sui tablet, sulla multimedialità».

Sarà, ma intanto ecco la mancetta natalizia che calma qualche appetito in attesa del panettone.

Ulisse Spinnato Vega
www.lettera43.it


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