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Segreti gli atti che svelano le fonti di un giornalista. Sentenza della Corte europea

La protezione delle fonti dei giornalisti è indispensabile per la piena realizzazione della libertà di stampa. Di conseguenza, le autorità nazionali non possono ordinare ai giornalisti di consegnare documenti che permettano di individuare le fonti e non possono sorvegliare i cronisti con il solo obiettivo di scoprire colui che ha fornito documenti dietro garanzia di anonimato. In caso contrario, è certa la violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che assicura il diritto alla libertà di espressione. Se sul piano nazionale è in atto una vera e propria stretta sull’attività dei giornalisti, con perquisizioni nei luoghi di lavoro, la Corte europea pone un freno agli Stati e rafforza la libertà di stampa. Lo ha fatto, da ultimo, con la sentenza del 22 novembre (Telegraaf Media Nederland e altri contro Paesi Bassi) con la quale la Corte ha condannato lo Stato in causa proprio per non aver tutelato in modo effettivo l’anonimato delle fonti dei giornalisti.

La vicenda approdata a Strasburgo ha preso il via dalla pubblicazione di alcuni articoli sulle fughe di documenti dai servizi segreti olandesi arrivati addirittura nel circuito criminale di Amsterdam.

Ai giornalisti era stato ordinato di consegnare i documenti: attraverso la rilevazione delle impronte digitali le autorità contavano di identificare l’autore della fuga di notizie. I giornalisti e l’editore avevano invocato la protezione garantita dall’articolo 10 della Convenzione, ma i giudici interni avevano rivendicato il diritto di intervenire per ragioni di sicurezza dello Stato. Alla visione restrittiva della protezione delle fonti dei giudici interni si è contrapposta quella della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha dato torto alle autorità nazionali su tutta la linea.

Nessun dubbio, per la Corte, che le azioni delle autorità nazionali, incluso l’ordine di consegna dei documenti, avessero l’unico obiettivo di identificare le fonti. Dimenticando, però, che i giornalisti godono di protezioni speciali proprio per consentire non solo il diritto alla libertà di espressione ma anche per permettere alla collettività di ricevere informazioni di interesse generale. Le misure di sorveglianza disposte a danno dei giornalisti hanno conseguenze dannose per una società democratica, tanto più se decise dalle autorità inquirenti senza il filtro dell’autorità giudicante.

Ma c’è di più. Senza la protezione delle fonti dei giornalisti, il ruolo di “watchdog” della stampa sarebbe messo sotto scacco. L’adozione di provvedimenti che ordinano di svelare le fonti, accompagnati da misure come perquisizioni nei giornali ha un effetto intimidatorio e deterrente sulla libertà di stampa. L’identificazione della fonte che dall’interno aveva fornito i documenti ai giornalisti non è un bisogno sociale imperativo e l’ordine di consegna dei documenti è contrario alla Convenzione europea.

Accertata la violazione, Strasburgo ha condannato lo Stato in causa a versare 60mila euro per le spese processuali sostenute dai giornalisti. (Inhttp://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-12-10/segreti-atti-svelano-fonti-064423.shtml?uuid=AbJafeAH)


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