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Per una selva oscura

L’arrembaggio dei farabutti immessi nelle istituzioni – il rigonfiamento delle province- non si intravede la luce che ci salvi dalla “selva oscura”- ma Scajola porge l’orecchio.

            I deficit di Regioni e Province, connessi al magna magna di svariati  amministratori ladri e farabutti, stanno facendo crollare la seconda Repubblica, quella nata all’insegna della anticultura subpolitica berlusconiana e del cosiddetto “federalismo”, affogandola in un pantano di  corobbia.

Come se niente fosse, i legaioli, criptando la porcheria dei capitali spostati in Tanzania (a proposito  che fine hanno fatto? dopo gli scoop sculacciatori della stampa e dei media, non si sa più nulla), si adunano con formule megalomaniache  –Stati generali- ( ma quali Stati, ma quali generali !?)  e pretendono di imporre precedenze e richieste contraddittorie e ipocrite : Prima il Nord ,scopare i corrotti, niente indulti, ( se le carceri versano in stato bestiale, tanto peggio) ecc.

A parte il paradosso ridicolo di sentire prediche da chi ha razzolato piuttosto male  al Governo e fuori, persino le loro parole d’ordine sono prive di senso. Il Nord ?e da dove comincia e dove finisce? Provate a leggere lo statuto della “Lega nord per l’indipendenza della Padania (ilarità)” e vedrete che la confusione è immane  ( articolo 2: Umbria, Toscana, Romagna, Marche??)  Pensare che questa strampalata genìa che ignora storia e geografia abbia governato l’Italia provoca, nella migliore delle ipotesi, sintomatici conati di vomito.

Intanto i molti che hanno scambiato le istituzioni della Repubblica per un business, senza pudore e con un  provincialismo penoso da morti di fame e sessodeprivati immaturi all’arrembaggio, rischiano di farci apparire incapaci di autonomia e rischiano di annullare l’effetto di serietà nella gestione della cosa pubblica derivante dalla presenza dei professori nel Governo.

Siamo dunque dentro quella “selva oscura” con la quale si  apre la Commedia dantesca,

“…mi ritrovai per una selva oscura

   ché la diritta via era smarrita…”,

senza però l’intravedersi della  luce che tuttavia, superata la fase iniziale,  arrise al  grande poeta.

Le cifre che,  in dileggio delle difficoltà in cui si dibattono i lavoratori,  segnano i passivi degli enti locali  sono sconvolgenti; per esempio : Alessandria 600 milioni di euro,  persino più di Milano che si ferma a 500 milioni di euro…

Nel frattempo, per salvaguardare gli interessi di  clientele e clientelicole, anziché eliminarle,  si concentrano le vecchie province in  nuove,  più estese, più scombinate, più lontane ancora da una qualsiasi organicità, più inutili e altrettanto costose. Vedasi per tutte quella paventata che, per raggiungere un ragionevole numero di residenti, verrebbe ad accorpare Savona e Imperia. Per una volta siamo d’accordo con i reazionari storici del ponente (anche il Far West, in qualche rarissimo momento, da molto vicino, vede correttamente) i quali sono contrari. A parte ogni considerazione, già fatta, sulle tragicomiche ipotesi di accorpamento a nord (Piemonte e addirittura Lombardia:  emissioni cervellotiche e  grottesche dei leghisti nostrani anche genovesi – proprio pesci fuor d’acqua che hanno il mare in faccia ma preferiscono … le trote !) creare una simile nuova entità periferica sposterebbe ancora su malferme strategie il savonese e determinerebbe una assunzione di problemi per nulla condivisi dalla  gioconda costa ponentina. Insomma, anziché unificare il nostro territorio con il potenziamento regionale ed interregionale che rivaluti le svariate realtà locali in un discorso coordinato,  si aumenterebbero le tentazioni centrifughe buone per tutte le salse spaparacchiate dai legaioli e dai Laqualunque d’ogni specie.

Ma a ridarci il sorriso ci hanno pensato i pidiellini di questa plaga che, riunitisi per esaminarsi, sono stati edulcorati dalla salvifica presenza dell’onorevole Claudio Scajola.  Ô Ministrô,  come lo chiama sempre il vetero-compagno e suo fan ô Rossô, ha pronunciato le seguenti  memorabili parole: “ Sono qui per ascoltare.”

            Pare che sia stato stimolato anche dal fare capolino dell’assessore Luca, detto “Il Pio”, fresco fresco dall’ultima processione settembrina della Madonna, il quale, sommessamente, intonava ancora: “Porgi l’orecchio al nostro dir…”

            Ora, i nostri quattro lettori vorranno comprendere come, pronunciata dal notabile Claudio, quella  espressiva proposizione assuma, e non solo per l’inno sacrale equivocamente creduto a lui rivolto, una valenza ed un significato trascendentali. Perché è chiaro che l’ascolto del nostro poderoso Sindaco Luigi Pignocca e dell’onnipresente Presidente della provvisoria provincia di Savona Angelo Vaccarezza comporta, in un personaggio del suo stampo e, diremmo, del suo rango, il raggiungimento di uno status  aspirazionale (nel senso della molteplicità dei desideri implicati) complesso, procedente, al di là delle mere acquisizioni uditive, in un magma concettuale spesso, spazioso e articolato.

Il problema, per il Nostro, è quello di chiarire, anzi usando un verbo a lui caro, è quello di acclarare,  il che solo può realizzarsi dopo l’aver ascoltato.

E, credeteci, acclarare quello che hanno espresso i convocati pidiellini è ancor più difficile che acclarare il  mistero di via del Fagutale.

L’educazione all’ascolto, tema da scuola musicale, è dunque la novità che ci ha conferito la presenza dell’onorevole di sol cadente.

Vogliamo, dunque, tesaurizzarla :  almeno voci, se  non luci, in fondo al tunnel.

                                                         BELLAMIGO  

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