Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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C’era una volta il lavoro, lettera ‘provocatoria’

C’era un tempo nel quale l’operaio costruiva la sua casa, come fecero mio padre e mia madre, minatore lui e operaia tessile lei. Oggi una giovane coppia a malapena paga l’affitto e sopravvive, alla meno peggio. Si vive, insomma, per lavorare e si lavora per sopravvivere.

Il lavoro non è più espressione dell’iniziativa, della forza dell’eros vitale, dell’idea di un progetto di vita, di una carica creativa, ma sta diventando, o forse è già diventato, condanna, più o meno come per gli schiavi degli antichi imperi o i servi della gleba del medioevo. Forse ancora non ci siamo, ma il trend è quello.

Una grande gabbia di schiavi, senza sbarre perché non servono più. I padroni sono invisibili, si chiamano capitali finanziari e sono… noi stessi, per molti aspetti. Il lavoro si rivela sempre più strumento per la competizione fra economie e i lavoratori dei mezzi, non delle persone, per alimentare questa competizione.

La componente intellettuale o, se vogliamo, “spirituale” del lavoro è sparita: resta soltanto quella strumentale, animale. Lo stesso lavoro creativo, dell’artista, viene in qualche modo ridotto a oggetto e assoggettato alle esigenze della competizione dei mercati, dei mercanti e dei mercadanti.

Ma l’arte, la poesia, la narrativa, non hanno nulla da dire su questa rivoluzione epocale del lavoro che, proprio sull’onda della crisi (che non invertirà la sua tendenza nel 2013, nonostante le – apparentemente – ingenue uscite di Monti) sta cambiando addirittura la nostra percezione della vita, del futuro, del modo stesso di stare al mondo?

Se qualcuno vuole intervenire con uno scritto, una poesia, una fotografia su questo tema, noi stiamo cercando di allestire un volume, un dossier composto da tante voci creative, immagini, poesie, per sottolineare questo epocale passaggio culturale e creare uno strumento capace di provocare dibattiti veri, non finzioni mediatiche. Non possiamo essere neutrali e indifferenti a quanto sta accadendo nel Sulcis, a Taranto, negli stabilimenti FIAT, perché questi sono i modelli culturali del futuro, che il nostro silenzio sta avvallando.

Aspettiamo i vostri contributi creativi sull’argomento (scritti, immagini) , da inviare a info@edizionicfr.it

p. Edizioni CFR

G. Lucini

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