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Sanità e spending review: corruzione per convenzioni, meno primari e funzionari

Quest’anno molte regioni devono aumentare il prelievo sull’Irpef e sui carburanti per coprire il loro deficit causato dalla sanità.

La normale reazione dei cittadini è ovviamente una veemente protesta contro la perfidia del governo; ma mai la richiesta di un riesame dei costi della sanità stessa, che in alcune regioni (dove pesa la malavita organizzata), oltre ai pessimi risultati economici,  dà pure pessimi risultati sanitari.

In generale, la nostra sanità pubblica sta arretrando, nei tempi delle visite e degli interventi e nella fascia di patologie assistite: niente cure dentarie, che in Inghilterra sono assicurate da sempre, ma neanche cure tempestive e con la frequenza necessaria in ortopedia, i cui pazienti sono abbandonati alla rovina economica o alla sedia a rotelle, con dolori cronici.

Insomma, nella visione cattolica, un giovane traumatizzato deve offrire le sue sofferenze al Signore, magari per non distogliere risorse dal prolungamento all’infinito dell’assistenza ai malati terminali. E magari dai convegni etici col vescovo.

Intanto si allarga la medicina privata convenzionata. Il che significa che i costi degli ospedali pubblici non universitari sono molto più alti di quelli privati, che pure godono fama non immeritata di miglior efficienza. Tanto è vero che nel bilancio degli ospedali privati convenzionati c’è spazio per la corruzione per ottenere le convenzioni, come si è visto in Puglia e Lombardia.

Una spending review della sanità dovrebbe rovesciare i criteri: anziché applicare i costi degli ospedali pubblici ai privati (e farli arricchire) dovrebbe applicare i costi dei privati agli ospedali pubblici, e far strillare i sindacati.

Ho sotto gli occhi l’esempio di un amico, ottimo medico che, in pensione, fa il direttore di ospedali privati. Quelli che dirige adesso a metà tempo hanno molti più letti di quelli pubblici che dirigeva prima a tempo pieno. Hanno meno primari e soprattutto meno funzionari amministrativi, che una delle tante vertenze sindacali todos caballeros ha moltiplicato, con così poco da fare, per i beneficiati, che gli resta tempo abbondante per il secondo e il terzo lavoro.

Claudio Bellavita  (Circolo Rosselli)

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