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Prevenzione alluvioni, Fondazione Cima (Savona).Interpellanza ancora senza risposta

Savona – Alluvione ed incendi boschivi sempre di grande attualità. Un incubo, ma soprattutto il pericolo persistente. C’è un’interpellanza parlamentare (alluvione)  del 29 novembre 2011, rimasta senza risposta. Ma anche la realtà di ospitare, a Savona, la Fondazione Cima di cui, come vedremo, si è scritto e parlato. Con qualche dimenticanza.
L’antefatto. Nel settembre 2007 (cinque anni fa) anche Il Sole 24 Ore dava notizia che a Savona era sorto un polo internazionale che studia i rischi ambientali. Un centro per l’idrogeologico. Trenta giovani ricercatori universitari – questa la notizia -, laureati in ingegneria, fisica o in altre materie scientifiche si metteranno all’opera per studiare le catastrofi naturali e monitorare l’ambiente.

Sede di lavoro Savona, all’interno del campus iniversitario, sede della neonata Fondazione Cima (centro provincia di Savona e dipartimento della protezione civile).

La Fondazione è operativa dal 25 settembre – ha spiegato il prof. Franco Siccardi, presidente del centro e docente  a Ingegneria –  e dispone di un patrimonio  di 2,15 milioni, stanziati dal Dipartimento della Protezione civile, Regione Liguria e Provincia di Savona. Il contributo dell’ateneo è costituito dal know how e dalla disponibilità delle risorse umane. Da oltre dieci anni ci occupiamo di questo tipo di ricerca. La nascita del centro consente di assumere stabilmente i nostri ricercatori che ora lavorano con contratti da precari”.

La Fondazione – altro concetto – che nasce con l’obiettivo di studiare l’impatto del cambiamento climatico sul rischio idrogeologico e sugli incendi boschivi, diventerà un punto di riferimento internazionale per lo studio e la ricerca scientifica nel campo dell’ingegneria e delle scienze ambientali per la tutela della salute e della ricerca scientifica.

Quindi una dichiarazione dell’allora assessore alla protezione civile, della prima giunta Burlando, Alessandro Cassini: “Abbiamo voluto valorizzare l’immenso patrimonio di conoscenze accumulato dall’Università di Genova attraverso una collaborazione costante con il dipartimento nazionale della protezione civile e anche sostenere i nostri giovani più dotati evitando fughe di cervelli all’estero”.

Tra gli impegni assunti dalla Fondazione, riportava il quotidiano Confindustria,  contribuire a finanziare, all’Università di Genova, corsi di studi universitari, borse e assegni per fini di ricerca a giovani studiosi. Il centro sarà inaugurato ad ottobre, presente il capo della protezione civile, Guido Bertolaso.

E’ accaduto, a fine 2011 la terribile alluvione che ha colpito da Varazze alle Cinque Terre, allo spezzino. Il senatore Elio Lanuti ha presentato al presidente del Consiglio, ai ministri dell’economia, finanze e sviluppo, un’interrogazione che indica il ruolo (di prevenzione)  della Fondazione Cima. Chiedeva, tra  l’altro, di sapere se nessuno abbia mai presentato  analisi di rischio e simulazioni precise atte a prevedere e prevenire disastri naturali in Liguria…valutare scenari di rischio….se abbiano funzionati i sistemi di software finanziati con denaro pubblico e reclamizzati in tutto il mondo…per fare insomma prevenzione…..

Un altro intervento, sul tema specifico, era stato presentato dal consigliere provinciale Marco Caviglione del gruppo misto il 5 dicembre del 2011.

Ultima nota sul ruolo ed attribuzioni qualificanti del Cima. La notizia che il 30 giugno il prezioso vivaio di Rialto è passato alla gestione diretta della Fondazione, di cui è vice presidente Pier Luca Ferraris.  L’obiettivo: possa diventare, come merita, un patrimonio internazionale.  La decisione porta la firma della nuova giunta Burlando.  E può essere anche letta come importante occasione di sviluppo per l’entroterra.

Ha spiegato Ferrari: “…approfondire e capire l’interazione tra clima, vegetazione, incendi boschivi e quindi le buone pratiche da insegnare affinché il nostro territorio possa essere amato e preservato”.

Manco a dirlo, aggiungiamo, in fatti concreti.  Con scadenze ed impegni rispettati, tempestivi. Altrimenti si propagano solo illusioni, all’italiana.

INTERVENTO DEL SENATORE LANUTTI

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06331 
Pubblicato il 29 novembre 2011

Seduta n. 638

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. –

Premesso che:

in data 4 novembre 2011 Genova veniva colpita da una violenta alluvione verificatasi a seguito di fortissime precipitazioni che hanno registrato punte superiori ai 500 millimetri in poche ore in diverse zone della città e provincia. Ne è scaturita l’esondazione dei torrenti Bisagno e Fereggiano e la piena dei torrenti Sturla, Scrivia e Entella;

i centri più colpiti sono stati i quartieri di Quezzi, Foce, Molassana, San Fruttuoso, Marassi, Brignole, Quarto e Nervi di Genova e i comuni di Recco e Camogli con 6 vittime, tra le quali due bambine, e centinaia di persone sfollate;

l’alluvione seguiva a breve distanza quella verificatasi il 25 ottobre nell’area delle Cinque Terre e della Lunigiana che ha provocato 10 morti;

come si apprende dalla lettura di un articolo de “l’unità” del 6 novembre 2011, nel settembre 2007 la Regione Liguria, l’Università di Genova, la Provincia di Savona e il Dipartimento della protezione civile, guidato allora da Guido Bertolaso, hanno inaugurato la fondazione CIMA. Si legge infatti: « L’acronimo sta per Centro internazionale di monitoraggio ambientale. La Fondazione, viene spiegato, servirà a studiare “l’impatto del cambiamento climatico sul rischio idrogeologico e sugli incendi boschivi diventerà un punto di riferimento nazionale e internazionale per lo studio e la ricerca scientifica nel campo dell’ingegneria e delle scienze ambientali per la tutela della salute e della protezione civile”; dopo il Centro di Pavia, dedicato al rischio sismico, questo è il secondo centro nazionale che si costituisce per capire e anticipare le varie catastrofi naturali. Due milioni e duecentocinquantamila euro è il patrimonio di partenza, stanziato in parte dalla Protezione Civile e in parte dalla Regione Liguria. Un finanziamento, negli anni, rinnovato e ampliato. Tra i compiti di “CIMA” anche quello di procedere a uno studio, in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana, proprio sulla prevenzione dei rischi naturali»;

si legge sul sito Internet della fondazione CIMA: «Mission – OSSERVARE PER PREVEDERE, PREVEDERE PER PREVENIRE. Il logo della Fondazione di Ricerca CIMA sintetizza il reale scopo dell’istituto: per questo motivo l’affermazione di Galileo è stata assunta come principio fondativo. L’osservazione del nostro pianeta, dalle scale globali a quelle di dettaglio, è assolutamente necessaria sia per la previsione di fenomeni meteorologici estremi in arrivo che per quella dei cambiamenti climatici e le crisi da essi generate. Sull’osservazione sono fondati i nostri modelli e le nostre teorie; in base alle osservazioni essi sono verificati o falsificati. Il diritto di una persona ad essere protetto dagli estremi del clima, del tempo, dei movimenti del terreno, della cattiva gestione delle infrastrutture, degli errori industriali sono attualmente riconosciuti nel diritto comune della nostra società post-industriale. Uno degli scopi della Fondazione è rendere più robusti gli strumenti predittivi ma anche valutare le loro inerenti incertezze»;

pertanto, si apprende che la fondazione lavora per prevedere le alluvioni e per evitare i morti;

considerato che:

la fondazione che ha il compito di prevenire le alluvioni, a Savona, ha la sede in una zona dichiarata esondabile dalla stessa Protezione civile;

la fondazione CIMA a Savona viene chiamata ad occuparsi a diverso titolo di numerose attività tra cui il coinvolgimento con la locale Autorità portuale, dagli studi dei fondali per la piattaforma di Vado commissionati dalla stessa al monitoraggio dei cetacei nel mar Ligure;

giovedì 27 ottobre 2011, nella home page della fondazione si legge: «Fondazione CIMA affianca il Dipartimento della Protezione Civile nel monitoraggio del tragico evento che ha colpito le Cinque Terre e la Provincia di la Spezia. Una delegazione di esperti di Fondazione, su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile, partecipa ai sopralluoghi nei luoghi del disastro per la valutazione delle cause e delle azioni da intraprendere per il soccorso alle popolazioni colpite. Grazie ai dati della costellazione di satelliti italiani COSMO-SkyMed, messi a disposizione dall’Agenzia Spaziale Italiana, il team del progetto OPERA coordinato da Fondazione CIMA, sarà possibile una stima dei danni prodotti dall’alluvione del 25 ottobre 2011»;

considerato inoltre che si legge ancor sull’articolo citato che dalla collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana, «qualche mese dopo, viene portato alla luce il sistema “Dewetra”. (…) La sua scheda tecnica nel sito della Protezione Civile lo descrive così: «Un sistema integrato per il monitoraggio in tempo reale dei rischi naturali…. L’applicativo fornisce, informazioni ad alta risoluzione e continuamente aggiornate, consentendo all’utente di monitorare eventi meteorologici, costruire dettagliati scenari di rischio e valutare il potenziale impatto dei fenomeni sulle comunità e sulle infrastrutture”. Dunque con il sistema, come si evince dalla spiegazione, si potrebbe capire la gravità di eventi atmosferici potenzialmente devastanti per l’ambiente e, di riflesso, per l’uomo. Il sistema è talmente avanzato che la Protezione Civile lo presenta in pompa magna anche al resto del mondo, al quale naturalmente tenterà di venderlo. Lo fa a Lisbona lo scorso maggio. All’ottava conferenza internazionale Iscram (Information Systems for Crisis Response andmanagement) la delegazione italiana, capeggiata dall’ingegnere Paola Pagliara, dirigente del servizio rischio idrogeologigo del Dipartimento Protezione Civile, presenta uno studio nel quale si dice, tra le tante altre cose, che il sistema fornisce un “dettagliato scenario di rischio” e “valutazioni di impatto di eventi attesi o osservati nelle comunità e nelle infrastrutture”. Un portento. Capace, incrociando i dati, di individuare modelli di rischio anche per le inondazioni. La piattaforma Dewetra ha, per così dire, un sottoprodotto dedicato proprio alle alluvioni. Si chiama Op.e.ra, anche questo un acronimo della frase inglese “Operational Eo-based Ranfall-runoff forecast”, ed è stato presentato lo scorso luglio. Tra le sue “quattro macro funzionalità “, come si legge nel sito del Dipartimento adesso guidato da Franco Gabrielli, proprio “la previsione e il monitoraggio delle inondazioni”, attraverso delle simulazioni. (…) Op.e.ra utilizza un sistema satellitare che si chiama Cosmo-SkyMed. Il programma è stato pensato e finanziato dall’Agenzia spaziale italiana e dal ministero della Difesa (con quattro satelliti in orbita). Rappresenta, si legge nel sito, “il più grande investimento italiano nel settore dell’Osservazione della Terra… con particolare riferimento alla prevenzione, al monitoraggio e alla gestione dei rischi “. Un occhio, costato alla comunità oltre un miliardo di euro, al quale nulla sfugge. E che una volta integrato con i software in mano alla Protezione Civile dovrebbe essere in grado di prevenire eventi come quelli di Genova»,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che la catastrofe che ha colpito la Liguria fosse prevedibile grazie al maxisistema satellitare messo a punto ad hoc dal Dipartimento della Protezione civile e della fondazione CIMA;

quali siano i motivi per cui, nonostante esistano software in grado di valutare gli scenari di rischio e la loro possibile evoluzione in alluvione, nessuno abbia mai presentato analisi di rischio e simulazioni precise atte a prevedere e prevenire i disastri naturali in Liguria;

quali siano le ragioni per cui i sistemi software, finanziati con denaro pubblico e reclamizzati in tutto il mondo, non siano stati attivati per valutare gli scenari di rischio e le loro possibili evoluzioni prima che questi si manifestassero come nel caso della terribile alluvione che ha colpito la Liguria, e se, nel caso in cui siano stati attivati, perché non abbiano funzionato, ad opinione dell’interrogante forse perché si tratta di un sistema che non produce risultati così precisi da permettere la prevenzione, e, di conseguenza, se il Governo ritenga di giustificarne le ingenti spese.

 

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