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L’orgoglio da prima pagina? Savona, la squadra, la città. Nel libro sui 110 anni la storia di un successo morale e sportivo

Luciano Angelini, già condirettore del Secolo XIX e Franco Astengo, politologo e scrittore, accomunati nella passione dello sport e nella storia del Savona Fbc. Astengo aggiunge ora questa analisi di altissimo spessore storico, sportivo, sociale e culturale. Un intervento da prima pagina, diremmo.

Franco Astengo politilogo e scrittore,coautore del libro ’110  anni, racconti bianco blu’ e l’avvocato Roberto Romani ex presidente della Fondazione De Mari ed ex presidente del Savona Fbc

Un libro di racconti per ricordare alla Città i 110 anni della “sua” squadra di calcio (quella più importante, perché altre compagini stanno dentro le vicende del calcio savonese). Non una mera raccolta statistica o un elenco di nomi, ma il tentativo di “stagliare” personaggi e recuperare storie magari antiche ma sempre affascinanti. E’ nato così il volume “110 anni, racconti bianco blu” (Delfino&Enrile Editori). Adesso, però, a presentazione fatta, a commenti ricevuti e a recensioni lette forse è il caso di interrogarci meglio sulle ragioni profonde che ci hanno spinto a lavorare attorno a queste storie.

I testi sono sicuramente sbilanciati, almeno dal punto di vista della scansione temporale, attorno ad un “cuore”: quello degli anni ’60, considerati il periodo centrale, più prolungato e fruttuoso, di un vero e proprio stato di grazia tra la società calcistica e la Città.

Forse era proprio questo l’intento: quello di ricercare le ragioni, le motivazioni più profonde, di quella simbiosi, di quella raccolta di forze, di quella visione comune che in tutti gli ambienti cittadini faceva sì che proprio la squadra di calcio funzionasse da collante di una visione comune, al di là delle differenze sociali, politiche, culturali che pure c’erano e causavano (tanto per non adagiarci in una visione stupidamente idilliaca) contraddizioni forti, tensioni importanti, competizioni sentite in tutti i campi.

Era il tempo del “boom” economico, l’Italia stava cambiando nel profondo e Savona usciva da un periodo molto difficile nel corso del quale si erano create ferite profonde nel suo apparato produttivo e si erano compiute scelte che avrebbero pesato anche per il futuro (pensiamo al mancato appuntamento con la zona industriale): una situazione di difficoltà che si era riflessa anche sull’andamento della squadra di calcio, appunto il Savona Fbc, disceso in categorie regionali che mai aveva frequentato in precedenza.

La Città reagì con grande determinazione in tutti i suoi gangli vitali: era ancora dominante l’etica operaia (gli addetti nell’industria, meccanica, elettromeccanica, chimica) assommavano a qualche migliaio; il Porto aveva ripreso slancio sia per la capacità di coagulo della Compagnia Pippo Rebagliati, sia per lo spirito imprenditoriale di alcuni operatori che ebbero anche gran parte nella ripresa della stessa società calcistica.

Era ancora fitta la rete commerciale in tutti i settori: dominavano ancora le grandi famiglie del commercio savonese. Mentre si aprivano i primi supermercati e lo “Standa” di piazza Leon Pancaldo fungeva da scintillante polo d’attrazione con le sue modernissime scale mobili; a Savona esistevano ancora negozi “chic” nel campo dell’abbigliamento e dell’arredo per la casa, muovevano i primi passi grandi empori per i nuovi elettrodomestici che rendevano più comoda e moderna la vita quotidiana, le librerie erano numerose, ben fornite all’avanguardia.

Savona centro culturale di prim’ordine attorno ad alcuni poli di richiamo: il Circolo Calamandrei, da una costola del quale nascerà il Filmstudio, fucina di grandi talenti della critica cinematografica (Carlo Freccero, Tatti Sanguineti) e della comunicazione a livello nazionale e internazionale, le due Tipografie Sabatelli, d’Arte in Salita Schienacoste e Priamar in Pazza del Vescovado, all’ombra delle quali, in un intreccio virtuoso tra riviste di alto livello culturale e settimanali d’attualità e sportivi, ebbero luogo d’espressione i fermenti di una stagione irripetibile per la letteratura e il giornalismo a Savona.

Carlo Zanelli è stato sindaco di Savona con Chicco Bedini, insegnante ed un grande amore per lo sport, nonché assessore comunale (archivio trucioli.it)

Ecco: questo era il tessuto economico-sociale entro il quale si muoveva il Savona Fbc . Ma non solo, dal punto di vista sportivo: pensiamo all’atletica leggera, fiorita nelle scuole dai professori di educazione fisica Colla e Dondi, al basket maschile e femminile sotto l’impulso dell’indimeticabile Settimio Pagnini, ai primi passi della pallanuoto, creatura del dottor Giovanni Selis, al pugilato del maestro Carlevarino, all’atletica pesante, lotta e sollevamento pesi di cui Carlo Zanelli, Sindaco della Città per un lungo periodo, era anche il Presidente Nazionale di Federazione, l’hockey su prato e a rotelle.

Questo intreccio tra un ritrovato fermento economico e sociale e lo sport disponeva prima di tutto di un formidabile punto comune: l’orgoglio della savonesità.

Per noi ragazzi o poco più era un vanto, un orgoglio, rappresentarla questa savonesità: capitava, in lunghe trasferte su treni improbabili dai sedili di legno, che qualche viaggiatore notando i borsoni chiedesse: “Che squadra siete?” . Era magnifico rispondere “Il Savona”.

Certamente il nesso tra Città e Squadra era tenuto da qualcuno, anzi da più d’uno: attivi nella ricerca di fondi e appoggi magari anche con qualche punto di spregiudicatezza. Ritorna alla mente il nome di Stefano Del Buono, la cui figura nel racconto dei 110 anni è stata tratteggiata con dovizia di particolari: ma Del Buono non era solo.

Leggere l’elenco dei componenti il consiglio direttivo del Savona Fbcv nella stagione della promozione in Serie B oggi non dirà granché ai più. A noi quell’elenco indica il nesso stretto tra le varie parti della vita della nostra comunità e lo consideriamo ancora oggi il fattore più importante del successo morale e sportivo conseguito nel tempo.

Torniamo a vecchie immagini, ad almeno due assemblee cittadine.

Mario Vagnola e Alberto Teardo ai funerali dell’avvocato Enzo Mazza che fu presidente della Carisa (archivio trucioli.it)

La prima, ad inizio autunno del 1958, all’interno della Campanassa quando fu annunciato l’acquisto di Merighetto, forte mezz’ala dell’Andrea Doria, che arrivava a Savona grazie ad una sottoscrizione tra gli operatori portuali, promossa dall’indimenticabile Mario Vagnola, ex giocatore biancoblu e poi dirigente fino a meritarsi un posto di rilievo nei quadri della Juventus, che raccolse la cifra-simbolo di un milione.

L’avvocato Pier Mario Calabria, il collega Umberto Cavallo e Armando Magliotto che è stato sindaco di Savona e presidente della Regione, sorridenti, davanti all’obiettivo di Salvatore Gallo, mitico fotoreporter del Secolo XIX (archivio Trucioli.it)

La seconda, estate 1966, subito dopo l’improvvisa scomparsa del presidente Fausto Gadolla, genovese, proprietario di numerose sale cinematografiche nella Superba, stroncato da un infarto in tribuna a Valdagno il giorno della sicurezza aritmetica della promozione del Savona in Serie B: siamo in Sala Rossa, strapiena con le scale del Comune invase da chi non aveva trovato posto. L’occasione era l’annuncio dell’ingresso in società del gruppo Dapelo. Al tavolo il patron Aldo e il suo fido “Gigione” Costa, ma c’erano i savonesi, presiedeva l’avvocato Pier Mario Calabria, principe del foro e consigliere comunale socialista con al suo fianco l’ingegner Giannantonio Ferro, braccio destro del ministro Carlo Russo, e consigliere comunale democristiano.

Insomma il Savona non veniva affidato al primo venuto e i savonesi c’erano eccome.

Soffermarsi su questa storia e sul perché il libro ne abbia raccolto le tracce per porle ancora una volta, dopo tanti anni, in evidenza è scoprire la chiave di volta di tutto l’impianto che abbiamo voluto presentare anche in quest’occasione.

Savonesità e concerto sociale: i due segreti di quel tempo che ci piacerebbe fossero recepiti da chi oggi riveste ruoli di responsabilità nei vari campi.

Sicuramente la Città è cambiata e alcune componenti fondamentali si sono oggettivamente smarrite nella loro essenza, sia dal punto di vista della composizione sociale sia della possibilità di comunicazione nel mondo moderno: ma riflettere sull’identità così come si è cercato di presentarla attraverso questo testo deve essere ancora possibile.

E da lì ripartire: ci rifiutiamo di credere che il tutto sia svanito o faccia parte di un sogno interamente rivolto al passato.

Animo Savona, animo bianco blu.

Franco Astengo

 30 novembre 1958: immagine simbolo del treno speciale che portò ad Asti oltre mille tifosi biancoblù. Da sin. sono riconoscibili il ragionier Chiarenza, storico segretario del Savona Fbc, il giocatore Galindo, il magazziniere Doni e il capotreno Ruy Blas Angelini

Tipografia Priamar, 1966: al banco di impaginazione di Riviera Notte Sport, da sinistra, il proto Aldo Gasco, Luciano Angelini, l’editore Marco Sabatelli e Alberto Not

 29 giugno 1966, Sala Rossa del Comune gremitissima, l’avvocato Pier Mario Calabria presiede l’assemblea che annuncia l’ingresso del gruppo Dapelo nel Savona Fbc. Al tavolo della presidenza, da destra: il ragionier Chiarenza, il ragionier Pino, l’avvocato Calabria, l’ingegner Ferro, Mario Vagnola, Gigione Costa e Aldo Dapelo

18 giugno 1967, un’immagine emblematica dell’amore della Città per la sua squadra: centinaiala di tifosi in piazza Diaz, sotto le finestre del Circolo Biancoblu, per ascoltare la radiocronaca della partita Catania-Savona che decretò la retrocessione dei biancoblu in Serie C

Mercoledì 28 giugno 2017 presentazione del volume “110 anni, racconti bianco blu” (Delfino&Enrile Editori) scritto da Luciano Angelini e Franco Astengo

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