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Quel treno carico di sviluppo perso ad Ormea
Affossata la filiera integrata: legno, energia. 11 paesi, 2 regioni, 2 province. Il sindaco tace

Il  mitico compagno galantuomo Giancarlo Paietta avrebbe urlato: ‘gli irresponsabili’ ? Il celebre Fortebraccio che firmava immemorabili fendenti sulla prima pagina dell’Unità avrebbe scritto “becera cultura politica che deturpa l’economia e la dignità delle persone” ? Quanto è accaduto in Alta Val Tanaro e in Alta Valle Arroscia è una storia esemplare di cosa possa essere capace la pubblica amministrazione senza che qualcuno sussurri per scandalizzarsi o battere le mani. In una di montagna da anni alle prese con lacrime e sangue della crisi, c’è chi si può permettere, per scelta politica (?), di prendere a calci l’unico patrimonio disponibile: i boschi, il legname, ma anche il teleriscaldamento ed il suo prezzo almeno nel caso di Ormea. E’ lo stesso Comune capofila di un progetto che trucioli.it aveva riportato in tutta evidenza (vedi….).

Era il 18 novembre 2013. Un progetto ambizioso, ma realistico, concreto, magari migliorabile se necessario. Era il carburante per far partire ex novo il ‘treno del legno‘. La locomotiva che se nelle città di mare significa soprattutto spiaggia, arenile, bagni; in montagna con una locomotiva gemella significa valorizzare l’immenso patrimonio boschivo che i nostri avi con inenarrabili sacrifici e sudori tramutavano in carbone, in legname per costruzioni. Da decenni il 90 per cento del bosco delle nostre Alpi Marittime, sia nelle proprietà private, sia in quelle demaniali comunali che sono in netta preponderanza, è in stato di abbandono e degrado. Basti pensare, senza andare lontano, alle migliaia e migliaia di tonnellate di alberi trascinati a valle nell’alluvione del novembre scorso e che si sono depositati sulla fascia costiera. E che ha comportato ingenti spese per lo smaltimento.

Ormea, con un suo sindaco manager (per Gianfranco Benzo parla il curriculum), si era fatta promotrice  di un ‘Protocollo  d’Intesa territoriale  per la valorizzazione e la gestione  di immobili pubblici attraverso la costituzione  di un sistema integrato di filiera: legno, energia, sviluppo’. Si erano unite la Regione Piemonte, la Liguria, le province di  Cuneo e Imperia,  i Comuni di Ormea, Frabosa Soprana,  Pamparato, Montaldo di Mondovì, Priola, Armo, Briga Alta, Montegrosso Pian Latte, Mendatica, Cosio d’Arroscia, Pornassio, la Comunità Montana Alto Tanaro Cebano Monregalese, le Camere di Commercio di Cuneo e  Imperia, l’Università degli Studi di Torino, il Corpo Forestale dello Stato, il Parco Alpi Liguri.

Facciamo ancora una breve premessa. I dati statistici economici delle due valli (Alto Tanaro, Alta Valle Arroscia) documentano cosa è successo negli ultimi decenni. Al boom economico, al miracolo italiano, che ha reso quelle zone turisticamente interessanti e attraenti, sia negli investimenti privati e pubblici, sia con ricadute del movimento turistico (arrivi, presenze), sono seguiti gli anni di crisi e di recessione. E’ crollato dapprima il mercato /fattore immobiliare, si è via via accorciata la stagione di lavoro, si è corroso il sistema ricettivo alberghiero capace di creare posti di lavoro non effimeri o saltuari. In attesa che le condizioni del Paese Italia migliorino e l’industria – locomotiva delle vacanze riprenda quota (ci aiuta del resto il clima di terrorismo e guerra di paesi concorrenti del Mediterraneo), sarebbe stata un’ottima occasione di investimento riscoprire, rivalutare quella che lo stesso Quadra Strategico Nazionale per La Politica Regionale di Sviluppo (Q.S.N.) 2007 – 2013, definiva gli “orientamenti strategici per le politiche di sviluppo regionale.”  E ancora, la Legge Regionale 99/2009 (legge comunitaria) precisa, tra i criteri per favorire la promozione congiunta di efficienza energetica ed utilizzo  equilibrato delle fonti rinnovabili, il metodo  della cooperazione interistituzionale, la creazione  di reti integrate  locali  e di progetti di filiera”.

C’è bisogno del Mago di Oz per sbrogliare la matassa nei bilanci e nei costi del ‘calore’ cittadino ?

Ci fermiamo qui  per non tediare il lettore nell’esposizione di quel programma. Ci soffermiamo  su qualche cifra che può dare un’idea. Pensiamo, ad esempio, a cosa avrebbe significato portare a termine il progetto sotto il profilo degli introiti finanziari previsti per i singoli comuni (vedi riquadro a fianco). Per Armo, 15 mila Euro all’anno e basterebbe dare un’occhiata al bilancio per rendersi conto che pur nella modestia della somma non erano bruscolini. Per Mendatica 40 mila euro annui. E così via. Questo capitolo lo svilupperemo in una prossima puntata.

Ci soffermiamo su un altro aspetto che riguarda il teleriscaldamento. Che oggi proprio a causa della rinuncia al ‘progetto’ si trova a pagare più caro sulla bolletta delle singole utenze. Tutto  trae origine dalla categorica scelta della giunta comunale  - si è insediata dopo la sonora sconfitta inferta alla lista del sindaco uscente dr. Gianfranco Benzo. Il suo successore, peraltro non di primo pelo per essere già stato primo cittadino, Giorgio Ferraris, insegnante – con l’invito  al responsabile unico  del procedimento  (il Rup è il funzionario comunale legittimato a controllare ed esercitare i poteri decisionali sull’iniziativa) e al Responsabile del Servizio tecnico ( nel caso il sindaco medesimo) a non procedere alla conferma dell’aggiudicazione provvisoria della gara pubblica che era stata indetta nel 2014 nell’ambito del protocollo d’intesa territoriale per la valorizzazione e la gestione  di immobili pubblici, Come ? Attraverso la costituzione di un sistema integrato di filiera: legno, energia, sviluppo. Ne erano coinvolti 11 comuni del cuneese e dell’imperiese, 2 regioni, 2 province, due Camere di Commercio, Comunità Montana, Università, Corpo Forestale oggi fuso con l’Arma dei Carabinieri.

La parte di iniziativa andata a gara prevedeva un impianto  di cogenerazione alimentato a legna, il collegamento con l’impianto di teleriscaldamento di Ormea ed un impianto di lavorazione della biomassa legnosa.  La gara era stata impostata nel senso che l’aggiudicatario avrebbe fornito il calore ‘all’ingrosso’, che la Società controllata dal Comune di Ormea – Calore Verde srl – avrebbe venduto al ‘dettaglio‘ , consentendo di mantenere in vita la società che si occupa anche di produzione di idroelettrica.

La rinuncia all’aggiudicazione era stata formalizzata dal Rup, pare pacifico senza alcuna verifica dell’invito ricevuto dal sindaco ed ha innescato una vertenza giudiziaria che – decisa in termini di legittimità e non di merito, questo non è un aspetto da poco – non era entrata  nella considerazione  delle cifre, del denaro in gioco.

Il risultato pratico ?  Mancato introito per il Comune di Ormea  di una cifra stimata in 150 mila euro l’anno per canoni d’uso di immobili e per concessioni di boschi, mancata creazione di occasioni di lavoro (Dio sa quanto anche Ormea ne abbia bisogno)  ed impossibilità di riduzione dello 0,115 €/kWh delle salatissime  tariffe calore, che al momento dei fatti erano di 0,134 €kWh per gli utenti del teleriscaldamento cittadino. Come non bastasse la tariffa è stata di recente ancora aumentata a 0,140€/hWh.  Che ne pensa  il saggio sindaco Giorgio Ferraris, il suo braccio destro Italo Vinai e l’avvocato Assunta Serenella Omero ? L’abbiamo chiesto due volte, per iscritto, al sindaco, senza successo. Avrà le sue buone ragioni. Non ne dubitiamo.

Con la deliberazione  n. 165 del 12 dicembre 2014 la Giunta comunale, probabilmente assumendo  gravi responsabilità d’uso dei dati e delle parole, aveva estratto dal cilindro del prestigiatore, la comunicazione secondo la quale i costi sostenuti per la produzione dell’energia elettrica necessaria ad alimentare l’impianto di teleriscaldamento esistente sono stati, per gli anni 2012 – 2013, rispettivamente di 0,0335 e di 0,0347.  Inoltre se l’energia termica venisse acquistata dalla società Calore Verde Srl al prezzo di vendita offerto dalla ( aggiudicataria provvisoria) Società Aqva 430 Srl (0,115) in sede di gara, si determinerebbe un aggravio in misura superiore al 100% delle tariffe applicate.

Ma dietro al gioco del prestigiatore c’era il trucco ? L’artificio con cui si nasconderebbe, o si falserebbe la realtà ?  invero ‘,115 sarebbe stata la tariffa finale proposta  per l’utente, mentre  0,0335 e 0,0347 – costi dichiarati storici dunque controllabili –  sono dati, parrebbe,  senza alcun plausibile riscontro.

Ciò che interessa è il costo del calore fornito, e pagato dall’utenza.  Non quello  sprecato o perduto, quello che la società Calore Verde  non può mettere in ‘magazzino’. A magazzino, semmai, c’è il cippato, il legno ridotto in scaglie con dimensioni variabili da alcuni millimetri a qualche centimetro utilizzato come combustibile (di cui Calore Verde non avrebbe avuto necessità di occuparsi).

Sono significativi i documenti ufficiali, i dati di bilancio che la Società pubblica Calore Verde ha obbligatoriamente predisposto e presentato relativamente agli anni 2012 – 2013 (gli ultimi in possesso al giugno 2014). Nella nota integrativa si legge che il costo di produzione calore è stato di € 662,755 nel 2012 e di 704.119 nel 2013. Il calore venduto e distribuito agli utenti è stato  di 5.565,985 (2012) e 5.248.910 (2013).  Un’elementare divisione  permette di conoscere che il costo di produzione del kWh venduto è risultato di 0,1191 nel 2012 e 0,1339 nel 2013.  Apriamo bene gli occhi: oltre tre volte e mezzo il costo dichiarato nella delibera della giunta comunale n.165 del 2014 presenti Ferraris, Vinai, Omero.

I costi indicati nin delibera  non hanno riscontro nemmeno se si volessero considerare meri ‘costi diretti variabili di produzione’. Tanto per chiarire, per la scienza aziendalistica si tratta dei costi imputabili in maniera certa al solo processo di lavorazione (quali le materie proime, la mano d’opera diretta, ecc.) che, nel caso, variano proporzionalmente al variare della produzione del calore. A volume zero, per fare un esempio, corrisponde costo zero.

Basterebbe moltiplicare il dato utilizzato dlla giunta comunale per il numero annuo di kWh fatturati agli utenti e si ricava il costo variabile annuale che sarebbe stato necessario per coprire: 186.460 € nel 2012, 182.137 nel 2013. Importi che non tornano con le risultanze dei bilanci, dove si legge che il costo per materie prime, suddisiarie, di consumo e di merci è stato di 226.247 nel 2012 e di 233.956 nel 2013. Il legno cippato rappresenta il 95 % dei costi variabili dell’impianto. Se fossero veri i dati indicati dalla giunta, la Società Calore Verde avrebbe coperto a stento solo l’80-85% del costo del solo legno bruciato. E il resto dei costi variabili come è stato coperto ? Al rovescio, dove sarebbero finite le decine di migliaia di euro di cui non si rinviene traccia nel bilanci del 2012 e 2103 ?

Siamo davanti al presunti bilanci taroccati della Società Calore Verde – difficile credere a questa ipotesi – o al classico esempi di regimi totalitari di destra o di sinistra dove il potere veniva gestito non solo diffondendo frottole, ma anche tacendo le verità.

Che dire, abbiamo chiesto al sindaco Ferraris se, a suo avviso, sia stata o meno affondata l’unica iniziativa capace di fare uscire dal tunnel Ormea ed il suo comprensorio. L’unica alternativa al comparto turistico che ha lasciato lungo il percorso macerie e vittime. La crisi alberghiera e delle seconde case, l’inflazione di cartelli ‘vendesi’, il crollo dei prezzi, i locali vuoti dei negozi persino nel cuore della storica via commerciale di Ormea, non sono moscerini. Pesano eccome nell’economia, nelle tasche degli ultimi eroi di queste vallate. Di chi non ha avuto la fortuna del posto fisso e dello stipendio statale.

All’orizzonte c’è il gas (magari spacciato per biogas ?): quel gas che alla fine degli anni ’90 l’allora primo cittadino di Ormea ed attuale sindaco aveva  gentilmente rifiutato. O ci sbagliamo, abbiamo la memoria corta.  Lo sponsor è evidentemente attrezzato per occuparsi della sua distribuzione ? E’ redditizia ?  Addio legno, cara Ormea ! Col tuo prezioso patrimonio di legname resta un sogno che non si avvera. Chissà se qualcuno ha la faccia tosta di andare in giro e raccontare che tutto sommato è la cosa migliore da augurarci per nostro territorio. La prossima volta faremo parlare i sindaci. Sarà una scena muta bis ? Non lo crediamo. Anzi, ne vedremo delle belle !

Luciano Corrado

 

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