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Storia, amicizia, commozione
Magica serata ad Albissola
Nel ricordo di Salvatore Gallo

“Gallone ci ha regalato una cosa bellissima ed irripetibile, non ci sarà più nessuno che metterà insieme i vecchi colleghi della prima redazione del Secolo XIX a Savona e nessuno potrà avere la pretesa di fare il mestiere di fotografo e di giornalista come Salvatore Gallo. Questa sera parliamo finalmente di giornalismo di questa provincia, di un uomo che ha iniziato sulla spiaggia di Albissola, con un leoncino, faceva le foto ai bambini. Quanti chilometri ! Quanti bimbi dovrebbero ricordarsi…”. Luciano Angelini, Bruno Bini, Nanni Basso, Luciano Corrado, Mario Muda, Roberto Sangalli giornalisti e colleghi della prima ora del personaggio, con l’omaggio speciale promosso dall’Associazione La Fornace Alba Docilia di Albissola Mare nei locali tornati a risplendere delle antiche fornaci. Leggi anche la seconda parte del servizio dopo le foto.

Cosa ha spinto l’Associazione La Fornace (una quindicina di attivissimi iscritti) ad organizzare l’incontro, il ricordo di Salvatore Galloun ligure che nasce siciliano‘? Nanni Basso, giornalista, è stato capo servizio alla redazione del Secolo XIX di Savona e a Genova: con la presidente Enrica Noceto è tra le anime del sodalizio albissolese che ha scoperto, valorizzato un patrimonio immobiliare e storico del Comune, rendendolo fruibile, aggregando cultura, storia, arte. Basti pensare ai 200 anni di presepi, ai tesori e testimonianze di una ceramica che risale al 1600. “Un piccolo esempio  di come si possa fare cultura in tempi di crisi – ha detto il vice sindaco ed assessore Nicoletta Negro – promuovendo  le vecchie fabbriche della ceramica che tanto hanno dato a livello locale e ora con Nanni Basso si cerca di andare oltre, diversificare i temi”.

E’ toccato a Basso fare gli onori di casa, porgere il saluto agli intervenuti. Introdurre il tema. Salvatore Gallo: mix tra fotografia e giornalismo, ma prima di tutto giornalista capace di insegnare il mestiere.

Quando ha preso la parola il notaio più popolare della comunità e del circondario di Savona,  Enzo Motta, ha ricordato le origini comuni che lo legavano a Gallo: la Sicilia, il sangue siciliano. “Quando ho aperto lo studio a Savona, Gallo è stato il primo cliente, è venuto col papà, con la macchina fotografica…. Gallo una persona estremamente inserita nella realtà di Savona e del comprensorio, conosceva tutti e tutto.  Era lui il cronista, il giornalista del Secolo XIX… La neo associazione Nord – Sud alla famiglia Gallo ha consegnato il suo primo premio; abbiamo festeggiato l’ottantesimo compleanno di Salvatore, insieme, nella  Valle dei Templi. Salvatore ? Un mix di cultura e umorismo, impossibile dimenticare tre parole del suo vocabolario: cumpà, minchia, non ti preoccupe.”

A ricordare chi è stato un grande papà,  maestro di vita e lavoro, Angelo Gallo, il figlio. Ha seguito le sue orme, l’evoluzione dei tempi e della tecnologia, ma quel padre un po’ rozzo, sanguigno, affettuoso gli ha insegnato molto. “Per raccontare chi era papà le sue foto vanno toccate con le mani, ne ho portato qui alcune decine, fatele girare, prendetele…. Oggi siamo abituati alle foto con il telefonino. Un altro mondo, non c’è paragone. Siamo qui perchè mio padre era amico di tanti artisti della ceramica, tra tutti Salino. Stasera ho portato le macchine fotografiche che papà usava da fotografo del suo giornale, Il Secolo XIX. Non ha mai cambiato, neppure dopo che si era accomiatato non proprio all’insegna di un divorzio felice. Ma al Secolo XIX è rimasto fedele, non l’ha tradito. La prima  macchina con un obiettivo da 50 millimetri, pensate quanta fatica ad ogni scatto e non si poteva sbagliare. Fino ad arrivare alla prima digitale, costata 23 milioni. In casa nostra c’era la squadra…. la mamma faceva la donna di casa, di negozio, spesso stampava le foto e lasciatemelo dire era la più brava.  Sempre di corsa, con i minuti contati, con il fuorisacco, il treno. E qualche volta bisognava ristampare le foto…. Tutti e tre eravamo coinvolti, io ho iniziato a 14 anni, a 15 ho fatto un servizio in Sardegna. E grazie alla scuola di papà posso ora lavorare nel campo delle News per Rai e Mediaset. A volte mi chiedono dove ho imparato, chi ho avuto da maestro, da insegnante. Spero nessuno si arrabbi, quando ho iniziato ho conosciuto cosa significava lottare nelle redazioni, lotta vera all’ultima notizia. Si faceva a gara chi arrivava prima, chi aveva più notizie e la foto migliore, i giornalisti seguivano il fotografo ed erano  sempre sulla notizia. Oggi è tutt’altra cosa…Lasciatemi infine dire  che papà mi ha insegnato oltre i piccoli trucchi del mestiere, l’onore di fare bene il lavoro”.

Angelo Gallo rimpiange i tempi in cui Il Secolo XIX e La Stampa erano su fronti opposti. In ‘guerra’ per arrivare primi sulla notizia, con il cronista e con il fotografo. E a ricordare come iniziò l’avventura c’è un testimone di quei tempi. Da Bogliasco non ha voluto mancare Pasquino (Bruno) Bini, 81 anni lo scorso primo aprile. Era stata affidata a lui la prima redazione del Secolo XIX Savona, in piazza Mameli. “Sul finire degli anni ’60, il giornale più letto in città era La Stampa, seguita da Il Lavoro, Il Secolo XIX al terzo posto. Ricordo il distributore di allora Franco Martinelli, da lui seppi che La Stampa, quotidiano nazionale ed internazionale,  aveva deciso di aprire una redazione a Savona. Informai più volte il direttore, Piero Ottone, che ogni volta rispondeva scettico, non ci credeva, fino a quando è invece accaduto”.

Con tre, quattro pagine di cronaca e di sport, Il Secolo XIX si è ben presto ritrovato ad essere il primo giornale della provincia. A dare man forte alle copie e alla copertura del territorio provinciale, era seguita l’apertura dell’ufficio di corrispondenza di Albenga affidato per meno di un anno a Franco Rognone, dopo è stata la volta di Luciano Corrado. Mentre nell’estremo ponente, dopo la redazione di Imperia, apriva l’ufficio di Sanremo, assegnato a Rognone che, nel frattempo, aveva lasciato definitivamente l’insegnamento a Savona.

Bruno Bini ha parlato di “una serata davvero particolare, con rievocazioni, ricordi che mi fanno rivivere uno dei periodi più belli della mia vita, anche per le persone che ho incontrato, per la loro umanità, competenza, voglia di lavorare. E’ stato un periodo entusiasmante  per quello che abbiamo costruito, il successo che abbiamo raggiunto. C’era una gran squadra, per tutti ricordo il compianto Armando Moreschi”.

E’ toccato a Luciano Angelini, tradito dall’emozione, esordio nel giornalismo locale come corrispondente sportivo all’Unità, poi alla redazione di Savona del Secolo XIX ai tempi di Bini capo servizio, raccontare altri spaccati irripetibili. ” Era il 1969, fu Amedeo Massari, un grande di quegli anni nel mondo dell’editoria, a portare al Secolo di Savona un maremmano, Bruno Bini che ha retto la prima redazione.  Nella squadra, Salvatore Gallo fa parte della storia del giornalismo savonese, della sua cultura, del mestiere del fotografo.  C’era Gallone, c’era Gino Ferrando,  Gianni Chiaramonti.  Gallone e il vulcanico Gino che aveva il negozio a Zinola,  si sono integrati, sia aiutavano. Gianni, a sua volta, sapeva essere un compagno straordinario”. Nessuno dei tre è ancora in vita.

Come si lavorava nel mondo della carta stampa, dei quotidiani locali, in quegli anni ? Anni ’70? Angelini: “A Savona non abbiamo fatto per scherzo il nostro lavoro. Si lottava su ogni notizia, su ogni foto, per i nostri lettori, …. era un atto di fede. E Gallone sapeva darti l’immagine dell’avvenimento. Nel sangue il lavoro da fotoreporter, il mestiere del giornalista. Oggi, per favore, non parlatemi del giornalismo….”.

Con Mario Muda nel ruolo collaboratore,  redattore, capo redazione, quindi nello staff di direzione come per Angelini – che al giornale aveva raggiunto i gradi di condirettore –  altri ricordi, aneddoti. “Con Gallo si litigava,  mi è capitato tante volte. Lo chiamavamo a tutte le ore del giorno e della notte, come hanno già ricordato Angelini e Basso, non si possono dimenticare i viaggi in moto con lui pilota. Ricordo una volta sulla Torino – Savona, continuava a voltarsi: Mario qui due morti, là tre, qui si è capotato . Impossibile non ricordare il suo grande attaccamento al lavoro”.

Salvatore persona  buona, incapace di una cattiveria. L’eredità umana e morale lasciata al figlio Angelo, 56 anni, al nipote Edo 26 anni, alla nuora  Michela, 53 anni. Una famiglia unita nella vita e nel lavoro sulle orme del ‘patriarca’. Con loro  Flavio Bellugi, da 30 anni con i Gallo; aveva 18 anni quando ha iniziato. Tra gli intervenuti alla serata un altro ex collaboratore Fabio Frosio e chi, grazie a Gallone, oggi è il fotografo ufficiale de La Stampa in provincia di Savona. Enrico Testa, un ragioniere che a 53 anni aveva perso il lavoro nell’ufficio di un’azienda commerciale. “Un giorno Salvatore mi ha accompagnato nella redazione del Secolo XIX di Savona, capo redazione era Max Maugeri. ‘Max, da domani  Enrico lavora qua….’. Cominciai con le prime foto.  Con Salvatore abitavamo vicini, avevamo amici comuni. E’ grazie a lui  se ora sono iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti come fotoreporter…la sua passione era anche il cane, gli scappava sempre e lui a cercarlo…la sua passione erano le moto, ce ne siamo scambiate tre.”

Tra gli amici di Gallone, presenti il giornalista critico teatrale, insegnante in pensione, Silvano Godani e tra le leve del giornalismo in servizio attivo  Giovanni Vaccaro. Non sono mancati quelli che possiamo chiamare cittadini comuni, ognuno con il loro ricordo, con l’affetto e la stima ad un amico che non poteva essere dimenticato senza onorarlo forse proprio come lui avrebbe voluto. Ha fatto rivivere i tempi dello straordinario lavoro di una squadra del giornalismo savonese e ligure.

 

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