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L’Alta Valle Arroscia saluta Maria, l’ultracentenaria maestra di vita

Con l’incedere del tempo segni sempre più marcati hanno solcato il viso di Maria Cordeglio, evidenziando la determinazione, la forza e la dignità con cui è stata capace di affrontare ogni circostanza della sua lunga vita: 103 anni e 8 mesi.

La comunità di Mendatica, negli anni 50, con don Tassara parroco, promotore della prima Associazione di pastori ed originario di Loano (fai un click per ingrandire la foto dell’archivio di trucioli.it)

Ha vissuto ogni giorno con responsabilità e impegno, cosciente che, come era solita affermare, ” Ogni opportunità mancata è persa”.

Nel paese natio, Montegrosso Pian Latte, viene ricordata per la serietà e la dedizione al lavoro, di cui ha dato prova già da piccola con l’aiutare i genitori, gli anziani, le sorelle più giovani e l’intera comunità. In casa si accollava le incombenze più gravose per sollevare il padre, tanto impegnato nell’attività pastorale da costringere la famiglia a trascorrere interminabili estati lungo i pascoli delle Navette Liguri, per la pastura delle greggi, la caseificazione, la fienagione, la raccolta e la vendita dei frutti di bosco e delle erbe officinali e aromatiche spontanee. In autunno il rientro al paese e, tra la vendemmia e gli ultimi lavori nei campi, l’amata scuola e la fervida formazione cristiana. Di sera era l’approccio con le incombenze domestiche, la preparazione di conserve e marmellate, il ricamo e la maglia a tenere vicine e solidali generazioni diverse di donne laboriose e serene, grate per il calore umano e il senso di appartenenza respirato.

Il rigore dell’inverno trovava Maria e i suoi cari nei verdi campi di Arzeno e di altri insediamenti del retroterra, al pascolo, nella raccolta delle olive e al servizio padronale. La ragazza curiosa e perspicace si appropriava dei segreti relativi alle pratiche e alle coltivazioni collinari, nonché alla conoscenza e all’uso delle proprietà delle essenze di quei declivi.

Conobbe Silvio e si ritrovò giovane sposa in una grande casa patriarcale a Mendatica, dove il marito collaborava con il padre nella conduzione del Martinetto ad acqua, fucina delle parti metalliche degli attrezzi agricoli e di quelle edili, del luogo. Ben presto i due decisero di iniziare un’attività autonoma. Il bosco, l’orto, la vigna, i campi di grano li videro impegnati  non appena liberi dai compiti di allevatori di mucche, in paese e, nei mesi caldi, a Poilarocca, malga alle falde del Fronté, affollata nell’immediato secondo dopoguerra, per l’istallazione ardita di fune metallica capace di trasporto diretto delle merci al capoluogo.

Nacquero Renato e Bruna e si intensificarono gli sforzi di Maria e di Silvio per agevolare un futuro di sicurezza e di benessere agli amati figli.

Intanto molti valligiani sentirono il richiamo della costa, con il paese disertarono anche gli insediamenti alpini e si trasferirono dove la precarietà e la fatica apparivano inferiori. Maria e Silvio resistettero, fedeli all’identità culturale personale, nonostante le velate richieste di Bruna e la vivace ribellione di Renato.

Poilarocca però non risuonò più del vociare dei piccoli, delle chiacchiere degli adulti e delle preghiere degli anziani. A Maria, la donna più a lungo inserita nel posto, toccò il compito di intervenire per alleviare i malesseri dei pochi vicini e qualche volta anche dei capi di bestiame in difficoltà, mettendo a frutto i medicamenti naturali appresi nel suo peregrinare sui pascoli ponentini. Alla sera e nei momenti burrascosi poi le competeva la recita del rosario nella cappella della Madonna della Neve. Alla domenica la preghiera era maggiormente intensa e partecipata e il pranzo aveva un piatto di pasta fresca: tagliatelle di ortica, ravioli di engari, sugeli al brussu.

Renato Grasso, primogenito di Maria, commosso riceve le condoglianze nel camposanto di Mendatica

I figli non resistettero ad una vita tanto isolata e arcaica e ben presto trovarono lavoro in città, dove la ragazza sposò Tommasino e si trasferì a Genova, rimanendo un punto di riferimento per i compaesani, che per studio, salute e lavoro transitavano nella metropoli portuale. Lo spirito libero, creativo e originale di Renato fu indirizzato a fini positivi dalla volitiva moglie Franca, sua accompagnatrice in un percorso di crescita delle naturali doti culinarie, che lo porteranno alla notorietà e al successo riconosciuto e confermato da ambìti premi gastronomici, che superano i confini alpini. Sicuramente in questa via sarà stato sollecitato dalla cura che la madre dimostrava nel ricercare ed armonizzare i profumi e i sapori delle piante spontanee, per offrire piatti irripetibili ai commensali, accolti alla sua tavola dal naturale spirito di ospitalità!

Silvio iniziò a rivelare affaticamento di cuore e la moglie lo sostituì nei compiti più pesanti. Sempre assieme nel lavoro, nelle preoccupazioni e nella gioia delle visite dei figli e dei nipoti, dei parenti e dei tanti amici.

Mariaera parca di sorrisi, misurata nel parlare, controllata nella gestualità, ma generosa e pronta nella vicinanza a chi attraversava momenti difficili. Tutti la ricordiamo al capezzale di malati e moribondi, nella vestizione e nella veglia dei defunti, a far compagnia ai soli. Visse attivamente il concetto di prossimità anche quando rimase vedova e con i figli lontani, sostenuta da una fede profonda, alimentata quotidianamente dal contatto con una natura che la riportava al Creatore, a cui si rivolgeva nei pochi momenti di riposo giornaliero, con giaculatorie, anche dialettali, non

I famigliari di Maria e la figlia Bruna

silenziose ma sussurrate per non perdere concentrazione.

La ricordo pregare a voce percettibile sul gradino di casa, di ritorno dall’orto, con il pranzo sul fuoco, mentre pettinava la lunga treccia corvina che poi arrotolava dietro la nuca, o quando sgranava fagioli, preparava calze, cuciva.

Fino ai novant’anni ha lavorato l’orto per offrire a figli e nipoti prodotti sani e genuini, forte delle collaudate esperienze.

Su sua indicazione metto a dimora con successo le zucche sempre il Venerdì Santo e preparo il semenzaio dei finocchi il giorno della Madonna del Carmelo! Non ho però memorizzato il calcolo delle lunazioni, l’epatta e tanti suggerimenti che ha gratuitamente rivolto a tutti. Mi accompagna però il ricordo della sua semplicità, chiarezza e coerenza, della rassegnata accettazione delle prove e del continuo ringraziamento per i doni.

Emidia Lantrua

Al centro della foto la figlia Bruna Grasso riceve le condoglienze da parenti di Badalucco

Al funerale presente per la prima volta dalla sua ricostituzione anche consorelle e confratelli della Confraternita di Santa Caterina

LE PREGHIERE DEI PASTORI DI MENDATICA E MONTEGROSSO SECONDO I RICORDI DI MARIA CORDEGLIO TRATTE DA UNA TESI DI LAUREA

LA SECONDA PREGHIERA

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