Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Quanta strada ha fatto Bruno Vittiglio!
Il ciclista di Ventimiglia vive ad Albenga
Ho perso l’amata moglie, vivo di ricordi


Quanta strada ha fatto Bruno Vittiglio ! Il tempo non cancella le imprese di un ciclista, dal carattere solitario, rimasto nel cuore di tutti gli sportivi.

Ci sono protagonisti dello sport che, una volta consumata la loro carriera, entrano in depressione per non essere più al centro dei riflettori. Capita soprattutto nei nostri tempi, dominati dalla tecnologia e dove spesso si ritorna in campo per non patire le sofferenze della solitudine.

A questo genere non appartiene Bruno Vittiglio, 75 anni, nato a Ventimiglia, vive ad Albenga, vicino alla sorella, ex campione professionista di ciclismo negli anni ’70. Se a lui parlate di interviste o di fotografi si rischia di ricevere risposte non proprio da educande. Una volta appeso la bici al chiodo, ha deciso davvero di ritirarsi, come se quel mondo fatto di fatica, sudore, fango, sacrifici, dolori non gli appartenesse più.

Dimenticare, costruirsi una nuova vita come se quella passata non fosse mai esistita o appartenuta a qualche lontano parente. Eppure Vittiglio ne avrebbe cose da raccontare a partire dalla sua proverbiale sfortuna che coincide con il suo più importante successo da professionista, una tappa della Tirreno-Adriatico, da sempre prologo per la Milano-Sanremo che apre il suo percorso all’odore della Primavera.

Quel giorno. mentre papà Severino e mamma Maddalena, insieme a tanti appassionati attendevano di vedere il loro eroe, i giornalisti della televisione (allora solo Rai, programma Nazionale e Secondo Canale) organizzarono il primo sciopero per l’attuazione di quella riforma che, con Tg1 e Tg2, entrò in vigore soltanto il 15 marzo del 1976. <Si mi ricordo– narra oggi, a denti stretti Vittiglio quella vittoria con le mani alzate al cielo convinto che tutti a casa immortalassero quel momento. Ma subito dopo mi accorsi che nessuno si avvicinava per le interviste e che De Zan non era presente con il suo microfono. Mi informarono dello sciopero: piansi e la gioia lasciò il posto ad una grande amarezza>.

E se è vero che nella vita passa poi sempre un altro treno a ridarti una chance quello di Bruno fu un treno sbagliato, fermo davanti ad un passaggio a livello posto a pochi chilometri dell’arrivo del Trofeo Laigueglia: <Potevo vincerla quella corsa, ero in fuga con altri corridori. E invece fui raggiunto anche in quella occasione>. Vittiglio ha avuto la soddisfazione di correre con i corridori che hanno fatto grande ll ciclismo negli anni ’60 e ’70 e che oggi gli appassionati ricordano più di quelli attuali, troppo sponsorizzati, troppo robot per essere veri: <Ho pianto per Pantani– conclude Vittiglioho sospettato di Amstrong al Tour, ho tifato per alcuni campioni, ma la vita è stata crudele con me, troppo crudele perché continuassi ad innamorarmi della bici. Ho perso la moglie che amavo, sono rimasto solo, con i miei ricordi, le mie gioie, le mie amarezze. Ma soprattutto volendo dimenticare un mondo nel quale non mi riconosco più>.

Guglielmo Olivero

 


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Guglielmo Olivero

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