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Balestrino, funerale di ‘festa’ con folla di amici per l’ultimo abbraccio a Diego, 14 anni, che ora ha smesso di soffrire e di lottare

Accompagnato, sotto una pioggia battente, nella sua ‘eterna’ dimora. Ricordato e onorato con una cerimonia ‘gioiosa’, tra musica e canti sacri con l’organo, le note di chitarra. Lacrime, abbracci e baci di struggente commozione. Oltre un centinaio di ragazzi e ragazze, un migliaio di adulti. E’ dai tempi delle ‘apparizioni della Madonna’ che a Balestrino non si vedeva tanti ‘foresti’ riuniti in mesta preghiera. Partecipazione e cordoglio per l’ultimo abbraccio a Diego Scrivano, 14 enne sacrificato dalla Provvidenza e da una malattia rara che non ha lasciato scampo. 

Diego Scrivano in un giorno felice mostra i suoi guantoni di ‘combattente’ per la vita

Un primo ‘miracolo’ il piccolo, grande Diego l’ha già compiuto. Da ‘cittadino e angelo del paradiso’  da sei giorni, l’articolo di trucioli.it che venerdì sera annunciava il suo addio all’esistenza terrena, è stato visualizzato, letto, da 27 mila persone. Non era mai accaduto, con ogni probabilità, nella storia di un giornale on line di provincia. Una catena, un passaparola, un ‘terremoto’ virtuale che ha scosso, commosso, forse indignato per una terribile ingiustizia ‘divina’. Diego, un innocente senza colpe, che poco meno di due anni fa aveva scoperto del tutto casualmente la via crucis del dolore. Era stata un’involontaria pallonata in viso a far emergere una sindrome genetica (Ipertermia). Dopo i primi sei mesi di cure e di patemi per mamma Marina, papà Remo, la sorella, i nonni, i parenti, gli amici più cari, pareva che il decorso si avviasse verso la guarigione. Non era così. Con il passare dei mesi il ‘vampiro’ maledetto, indiavolato, ha ripreso il suo cammino.

E’ stato un susseguirsi di consulti specialistici, di cure, omeopatiche incluse. Si è cercato in ogni angolo della ‘scienza medica’ del Pianeta. Ma dopo tanta sofferenza, un calvario inenarrabile, Diego ha meritato ciò che lui avrebbe applaudito. Nulla di funereo, se non i simboli e le liturgie tradizionali, alle sue esequie. Nella chiesa parrocchiale di Balestrino si è avverato un secondo miracolo. L’allegria dei canti, i cori per nulla tenebrosi, hanno accompagnato la celebrazione della Santa Messa, la somministrazione dell’Eucarestia. Il Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis.

 Non c’era posto per tutti nella pur ampia nuova chiesa, affollato il sagrato, la strada di accesso. Quando il feretro si avvia in processione, è sbocciato un altro momento di ‘festa’ partecipata. Colombe bianche e palloncini liberati verso il cielo plumbeo, un lungo applauso.

Durante la  Santa Messa è toccato a don Enrico Giovannini, parroco di 4 parrocchie dell’alta Valle Arroscia, ricordare Diego. Ha conosciuto l’angioletto a settembre e “il paradiso è sulla terra quando sappiamo amare”. Diego incontrato grazie al Sacramento dell’Eucarestia e della Confessione. Diego che ha sofferto tanto “io stesso ho pianto”.  ”Una grande ingiustizia…eppure osservando il volto di Diego ho visto il volto di Gesù sulla Croce….una vita sfortunata, disgraziata… le mie lacrime sono diventate le sue …non dobbiamo vergognarsi di piangere per lui, semmai porci delle domande….Diego ha smesso di soffrire…volevo consolarlo con le frasi di circostanza, invece bisogna guardare in faccia la realtà…il suo volto,  via via sempre più sofferente, le piaghe, le lacrime, quei bisbigli che invocano la morte  meritano amore, dicono quanto sia duro affrontare la realtà…Grazie Diego  sarai con noi e un giorno ci rivedremo…”.

Don Giuseppe Tornavacca, parroco di Balestrino, ha salutato il suo parrocchiano ricordando che si è spento alle 15 di venerdì. Quasi a evocare la morte pomeridiana che ricorre ogni Venerdì Santo durante il periodo Pasquale, la Passione di Cristo.

(L. Cor.)

E’ toccato alle cuginette Giulia e Ilaria leggere il loro ‘inno’ al carissimo ‘Diegolino’

Remo Scrivano mentre riceve le condoglienze, si intravvede anche nonno Ugo

Abbiamo pensato fosse doveroso trovare un momento per dire grazie: grazie in maniera particolare alla nostra amica Simona Panizza, che è stata un’infermiera speciale per Diego, sempre presente e affettuosa; grazie al pediatra Luciano Riolfo che non ci ha mai abbandonati lungo il cammino, al Dottore e amico Carlo Gandolfo che ha fatto tutto il possibile per aiutarci. Grazie anche al Dott. Fernando Pitterà, omeopata di Genova, per aver preso a cuore il nostro Diego, e per la stessa ragione dobbiamo ringraziare anche il Centro di Ipertermia di Pavia del Professor Pontiggia, e la Dottoressa Matano di Albenga; la loro disponibilità e attenzione ci hanno ispirato la fiducia della quale sentivamo il bisogno. Grazie a chiunque abbia rivolto anche solo un pensiero o una preghiera a Diego, perché alla fine siamo tutti qui per te, che ci stai ascoltando, e che sei il nostro ometto, al quale dobbiamo rivolgere il grazie più grande e più forte: grazie Diego, per l’esempio che ci hai dato, ci hai insegnato che la vita va affrontata con coraggio, giorno per giorno, non lasciando alle difficoltà la soddisfazione di riuscire a fermarci, soprattutto non senza lottare. Ci hai insegnato che non possiamo permettere ai problemi, anche quelli più grandi, di toglierci il sorriso, di strapparci via l’ironia e la voglia di ridere e di gioire per le piccole cose. Ci hai insegnato che persino in una situazione dura come la tua, non è concesso smettere di prendersi cura degli altri e desiderare il loro bene, perché nonostante tutto ti sei sempre preoccupato per ognuno di noi, dandoci la dimostrazione d’amore più bella che esista. Ci hai insegnato così tanto che adesso dovevi andare, hai dovuto lasciarci per poter controllare da lassù se abbiamo capito davvero come si fa, ma in fondo sai anche tu che sarai sempre qui con noi, tutti i giorni, nei nostri pensieri, e saranno pensieri pieni di allegria, perché se si pensa a te, Diegolino, non si può far altro che essere felici.  

 

IL RICORDO SCRITTO DA DON ENRICO GIOVANNINI:

HO INCONTRATO UN SANTO DI NOME DIEGO

“Diego Scrivano, nato al cielo il giorno 18 novembre appena trascorso, tra l’altro in un orario davvero evocativo: le ore 15 di venerdì, come giustamente ricordato dal parroco Don Giuseppe durante la messa esequiale.

Temo, lo dico subito, di non essere la persona adatta per descrivere Diego. So veramente pochissimo di Diego. E’ stata un’amicizia brevissima (poco più di un mese), nata a Medjugorie durante un pellegrinaggio, che voleva essere, da parte della sua famiglia, un viaggio della speranza, forse l’ultimo tentativo di sottrarre alla morte questo ragazzo quattordicenne. Dopo ogni tentativo umano, si invocava un intervento del Soprannaturale per salvargli la vita, ultimamente molto provata e dolorosa. Ho accettato volentieri di accompagnare spiritualmente questo pellegrinaggio che si è rivelato poi straordinario anche per la mia esperienza sacerdotale. Il mio compito doveva essere di accompagnamento per lui e la famiglia, il padre Remo e la mamma Marina soprattutto, ma anche di conforto e possibilmente consolazione, attraverso le parole della fede. Presto un semplice compito sacerdotale (quello anzitutto sacramentale: Confessione, Eucarestia, Unzione degli infermi e quello della preghiera) si è trasformato in un’amicizia intensissima. Due persone che a mala pena si conoscono, che riescono a condividere profondamente la loro vita, le loro lacrime, le ansie, le paure e affrontano insieme la realtà della morte e ne scoprono tutta la provvisorietà nel piano di Dio. Guidati dallo Spirito Santo, abbiamo buttato l’occhio oltre quel dolorosissimo passaggio. Ho anche pensato a quante volte due persone che sanno tutto l’una dell’altra, hanno poi un rapporto davvero superficiale e scontato. Con Diego è stato come ci fossimo sempre conosciuti. La Madonna poi, con la sua sapienza di Madre, ha fatto il resto dando anche, soprattutto al papà di Diego, un segno importante della sua protezione.

In sintesi, non saprei proprio cosa aggiungere, se non che ho incontrato un Santo, perché in Diego e nelle sue piaghe ho riconosciuto nitidamente il Cristo e perché la serenità con cui ha affrontato la morte, è propria solo degli spiriti Beati.

Per altro, non so nemmeno come sia cominciata la malattia, come si sia sviluppata, cosa Diego realmente sapesse della sua condizione. Non so neanche quali fossero le sue passioni, le sue inclinazioni, la sua personalità. Ho sentito parlare forse di mountain bike ma nulla di più. Posso solo aggiungere che auguro a ogni sacerdote di questa terra di avere una grazia come questa. Forse è proprio questo che Papa Francesco chiede instancabilmente ai suoi sacerdoti: che abbiano il coraggio di piegarsi completamente sulle tante ferite dell’uomo, ma che riescano anche a farle proprie.”

 

 

 

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