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L’architetto: i risparmi della riforma costituzionale

La promessa esplicita della nuova costituzione mira da un lato, al “superamento del bicameralismo paritario”e dall’altro, al taglio dei costi della politica, entrambi ottenuti mediante la diminuzione di 215 senatori, la cancellazione delle Province e l’eliminazione del Cnel. E da Albenga riceviamo (leggi a fondo pagina).

Il nuovo Senato della Repubblica secondo la riforma (fai un click per ingrandire)

Per quanto concerne l’allusione al bicameralismo, è evidente che certamente non verrà superato, mentre sulla paritarietà le considerazioni sugli effetti sono molto controverse, da valutare a parte.

Comunque se i cittadini approveranno, il Senato sarà ridotto a 100 membri, 5 di nomina presidenziale e saranno tutti sindaci o consiglieri regionali già retribuiti e si risparmieranno tra 40 e 90 milioni annui, in totale.

Per valutare tale risparmio, si sa che nel 2015 il bilancio a Palazzo Madama è stato di 500 milioni.

L’importo ne comprende, 100 per i senatori, di cui 42 per stipendi, 37 di indennità e 21 per i gruppi.

Poi per alcuni decenni i vuoti di personale alla Camera saranno colmati dagli esuberi del Senato, consentendo un ulteriore risparmio.

Mentre è stabilito che, per i consiglieri regionali e i sindaci divenuti senatori, ma non eletti dal popolo, si spenderanno 12 milioni per la trasferte e le cene a Roma, a carico delle casse regionali, pur sempre di soldi pubblici.

Dalla chiusura del Cnel, la ragioneria calcola un risparmio tra i 10 e 20 milioni.

Infine l’abolizione delle Province è in itinere, ma già con la legge Delrio non ci sono più organi elettivi con un risparmio di 163 milioni. Viceversa però, i dipendenti sono stati trasferiti alle regioni e verosimilmente continueranno a svolgere i compiti che svolgevano come provinciali, senza alcun risparmio.

In conclusione per poter affermare se tali risparmi siano apprezzabili o insignificanti, è opportuno confrontarli con quelli che deriverebbero da altre operazioni, peraltro proposte con leggi ordinarie, ma non realizzate.

Ad esempio è di questi giorni le proposta di dimezzamento degli emolumenti, i più elevati d’Europa, dei parlamentari e dei consiglieri regionali, plebiscitariamente ritenuti sproporzionati, tenuto conto anche dei considerevoli importi integrativi e dei benefit aggiuntivi.

Si risparmierebbero 240 milioni annui,

Ma immediatamente la proposta e stata opportunamente parcheggiata in un apposita “commissione inconcludente”.

Inoltre il premier Matteo Renzi ha più volte promesso il ridimensionamento delle “auto blu”, fortemente auspicato poichè si tratta di un privilegio riservato nella gran parte dei casi a chi già gode di emolumenti esagerati.

Ebbene dopo un anno ne sono state vendute poche centinaia, ma risulta che siano ancora circa 50 mila, quelle a disposizione di parlamentari romani e regionali, ex province, comuni, ministeri, Asl e altri enti pubblici.

Un patrimonio, speso per il solo acquisto delle auto, di circa 1,5 miliardi, cui consegue un ammortamento pari a 150 milioni annui.

Senza contare i costi di funzionamento ( assicurazione, carburante, manutenzione ) di 3000 €, valutabili in altri 150 milioni all’anno.

Dunque complessivamente, forfetizzando anche i costi di 5000 autisti e immaginando di dimezzare il parco macchine, si risparmierebbero 500 milioni annuali.

Un risparmio maggiore di quello promesso dalla riforma costituzionale, che si potrebbe conseguire senza la procedura della modifica referendaria, anch’essa assai costosa.

Dunque per risparmiare sui costi della politica, moralizzando un po’ il sistema, non è necessario modificare la costituzione.

Allora rimane il sospetto che l’obiettivo ardentemente atteso del risparmio, sia un pretesto acchiappa consensi, tanto ovvio quanto condiviso, mentre in realtà la riforma miri a risultati più ambiziosi in merito all’equilibrio democratico e socio economico del Paese.

Questioni meritevoli di approfondimenti rispetto ai più importanti obiettivi dichiarati dell riforma.

Giovanni Maina

RICEVIAMO DA ALBENGA-

A prescindere da risparmi ipocriti, auguro una grandissima vittoria del NO, perché è verissimo che da tempo si auspicava un Parlamento MONO CAMERALE, ma questa reviviscenza ipocrita d’un senato non eletto e rifugio dei trombati politicanti nazionali – piazzati ad arte dai partiti vari nei gangli dei sistema della Repubblica – è un ABORTO levantino e curialesco, che solo un boy scout di Renzi poteva abortire.

L’inganno, poi, di DOVERSI esprimere con un solo NO su più temi così costituzionalmente rilevanti è truffaldino e repellente democraticamente.

Evviva una grandissima vittoria a questo schifoso e costoso referendum da parte dell’ultimo iscritto all’ANPI, motivato proprio in onore dei tanti, molti nostri morti della Resistenza, padri della nostra Costituzione: lunga/rigida/invidiataci dalle altre Nazioni e democratica.

Michele DI GIUSEPPE, dottore magistrale e specialista in GIURISPRUDENZA dell’Università di Genova.



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