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I coraggiosi ‘melonari’ dell’estate 2016. II mercato nero della frutta conquista la Riviera

Il 6 settembre scorso le cronache imperiesi hanno descritto una notte di paura, a San Bartolomeo al Mare, per l’incendio che ha distrutto un camioncino adibito al trasporto di frutta e verdura (‘melonari’). Un commercio, spesso abusivo, che interessa tutta la costa ponentina e di cui trucioli.it da anni documenta la capillare presenza. La rete e l’organizzazione pone interrogativi anche laddove ‘tutto tace’, apparentemente. Non da oggi. Una concorrenza sleale, ma non solo. L’ombra della camorra.

Agosto 2016, a Pietra Ligure, area adiacente il Santa Corona: camioncino carico di frutta con tanto di cartello promozionale.

Statale Aurelia, a Final Pia, sabato 27 agosto. Commercio ambulante abusivo di frutta e verdura

Con una circostanza significativa. Nei giorni immediatamente successivi al rogo (pare di origine dolosa) sono  scomparsi, per qualche giorno, nelle varie località savonesi, tutti gli automezzi, poco meno di una decina.  Difficile non immaginare che ha prevalso il timore di un’operazione a tappeto da parte delle forze dell’ordine. Non a caso, l’attesa del ritorno  al lavoro non si è protratta a lungo.

Anche a Ceriale dove hanno una delle loro basi logistiche. Il ‘caso di San Bartolomeo’  pare finora isolato. Sull’episodio indagano i carabinieri. Il proprietario dell’automezzo – parcheggiato in via Roma, centro città –  origini napoletane, fa parte  della ‘colonia’ di ambulanti che con la stagione estiva si trasferiscono dalla Campania alla Liguria. Per ‘campare’.  Il turismo favorisce il mercato dell’ortofrutta. Se in passato venivano identificati come melonari, ormai si sono ‘evoluti’. Offrono un vasto assortimento di frutta e ortaggi al punto da rappresentare un fattore di concorrenza per commercianti e agricoltori. Prezzi imbattibili. Basti pensare alle pesche, albicocche, fragole, ciliege.  I cartelli ben in vista: 5 € la cassa. Prodotti di stagione, persino primizie.  Si risparmia. Si compra a cassetta. Quali siano le garanzie sanitarie, la provenienza, difficile saperlo. La mancanza di controlli è fra le poche certezze, al di là degli aspetti fiscali. Gli ‘ambulanti’ asseriscono che si tratta di produzione nostrana, dalla Campania alla Liguria. Le organizzazione agricole che hanno ripetutamente invocato controlli meno saltuari e più incisivi parlano di prodotti provenienti dai mercati generali di Milano, Bologna, Genova. In questo caso, quantomeno, non dovrebbero esserci problemi sul fronte  della tutela della salute per i consumatori.

I comuni, chi più e chi meno, si sono impegnati  nella caccia ai venditori abusivi sulle spiagge, in qualche caso si è pure fatto ricorso  a guardie private con la collaborazione dei Bagni Marini. Si sono enfatizzati sequestri e controlli, denunce. Con tanto di sanzioni amministrative. Facile immaginare che non saranno mai pagate.

Resta invece in secondo piano, o perlomeno così appare, il fronte della lotta alla ‘Campania connection‘ della frutta e verdura. C’è stato saltuariamente qualche caso di sequestro e denunce, con la merce donata ad associazioni benefiche.  Il deterrente è labile. Non è chiaro  comunque perchè ci sia di fatto una certa tolleranza, visto che il ‘mercato’ avviene alla luce del sole, in pieno giorno, nelle vie centrali e di periferia, in qualche caso persino con l’uso del megafono. I vigili urbani non nascondono la difficoltà ad intervenire, i carabinieri hanno ben altre priorità. Pare di capire che dovrebbe essere la Guardia di Finanza a farsi carico dei controlli. Che non dovrebbero essere sporadici, altrimenti si finisce per convivere con la tolleranza. Il mercato nero non fa distinzioni. Da Levante a Ponente, da Varazze ad Andora.

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