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Qui Colletta di Castelbianco. La storia e la vita di Pablo nella vallata delle meraviglie

Pablo Omar Lumelli, a suo modo, per la sua storia di vita, è un personaggio. Riservato quanto basta per sfuggire alla ribalta, quasi dietro le quinte. Invece è rimasto l’anima della Colletta di Castelbianco che quando è sorto, primi anni ’80, era il secondo borgo telematico d’Europa e oggi fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia. Tra alti e bassi. Tra proprietari e ospiti illustri o meno, provenienti dall’intero pianeta.  A Colletta hanno salvato e rilanciato un patrimonio storico. Eppure non basta, bisogna fare qualcosa di più.

“Se parliamo di Castelbianco, della Colletta – esordisce Lumelli, nato in Argentina, 46 anni, papà piemontese e mamma siciliana – dire che manca l’unità, sopravvivono rancori, a volte famigliari o di vicinato. Qualche invidia d’altri tempi. E poi poche idee e scarsa incisività in una vallata racchiusa in 13 km, ricca di madre natura, di potenzialità. Forse ci siamo abituati al fatto che la gente, nonostante tutto, viene comunque, anche se manca la promozione. Oltre al bar, ad aver acquistato i muri, gestisco 22 appartamenti. La clientela della Colletta per l’80 per cento è straniera, ma dipendente pure dalle annate. Arrivano da ogni dove: Hong -Kong, Australia, Nuova Zelanda, Isalnda, America, Canada….”

C’è il tema della ‘Promozione turistica….’. Lumelli: ” Di che parla ? Della luna ! Promozione ? Siamo all’anno zero, a cominciare dalla Regione…Abbiamo la fortuna di essere un borgo conosciutissimo soprattutto all’estero”. Pablo Lumelli da 15 anni è ‘cittadino di Colletta’ a tutti gli effetti. L’unico esercente del borgo. Da 15 anni in Liguria, testimone della realtà, di ciò che accade e non accade. Il suo primo lavoro, chef di cucina ed ha avuto la fortuna di imparare da uno dei migliori maestri cuochi del mondo.  Ad Arma di Taggia la sua prima esperienza in Italia, per 7 anni in un ristorante argentino.

Poi la scommessa, la Colletta. L’ha seguito la famiglia, le due figlie. Una parla sei lingue e studia in Germania, la più giovane frequenta il liceo artistico. La riservatezza è una delle parole d’ordine alla Colletta. “Chi ha investito, chi frequenta il borgo non ama i riflettori – conferma Lumelli -; c’è gente semplice, ma anche personaggi, qualcuno famoso a livello mondiale. Manco a dirlo non sono dei pensionati che devono far quadrare il bilancio di fine mese, non ci sono neppure stravaganti spendaccioni. Diciamo  un turismo di qualità e qualche élite da prima pagina. Credo che gli ‘abitanti’ di questo borgo, proprietari o turisti rappresentino un valore aggiunto per la vallata, a cominciare dalle attività di ristorazione, a quelle commerciali. Non molte, non c’è certo un’esplosione.  Non dico nulla di nuovo. Sarebbe utile qualche iniziativa in più. A noi, ad esempio, il Comune  ha revocato il permesso di fare musica. Speriamo non sia una scelta irreversibile, almeno quando si tratta di festicciole ‘private’ e comunque serve il confronto tra chi amministra e chi gestisce attività al servizio del turismo”.

Possiamo aggiungere che tra gli ospiti della Colletta, il borgo ricco di storia, capace  di conservare un’architettura caratteristica, un angolo di tranquillità, ci sono svedesi, norvegesi, olandesi. Il recupero delle vecchie case rappresenta una nota di colore, un’attrattiva formidabile, un fascino. Il complesso della Colletta è anche proprietario unico di un vasto uliveto. E la raccolta delle olive impegna i volontari abitanti nei panni di ‘battitori’, di produttori d’olio a scopo famigliare, da far dono agli amici, un ‘vessillo’ che fa il giro del pianeta. Unito alla bella notizia,messa in onda dal TG3 Liguria che a Castelbianco  si ritorna ad una ‘salutare’  e benvenuta coltivazione del grano, con il rito della trebbiatura. Non è solo una lieta novità, speriamo rappresenti qualcosa di più e di concreto.

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