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Savona non far la timida. No ai massoni in lista dopo il no a cene. Soldi solo ai poveri

E due. Sul numero scorso, Belfagor, diavolo senza rivali, nel cuore della campagna elettorale, ha svelato un gesto di grande sensibilità per poveri e diseredati della città. Savona, da il buon esempio, dalle parole ai fatti, elezioni senza sprechi. Stop a pranzi, cene, spese a gogò. Solo santini. I soldi risparmiati in beneficenza. Si inizia con i 7 candidati a sindaco, a seguire gli aspiranti consiglieri. Ora coup de théâtre e  notizia riservata. Seguendo l’esempio di Napoli, sindaco l’ex magistrato De Magistris, Savona vieta la presenza di ‘fratelli muratori’ in lista. Nessuna exenofobia contro gli idealisti dell’esoterismo, ma un codice di prevenzione alla  diffusa e potente massoneria affaristica, lobbistica, infiltrata. I grillini a Milano impongono ai candidati la dichiarazione dei redditi degli ultimi 5 anni ? Leggi anche il commento di Gianni Gigliotti.

 

 Nella città della Torretta, sotto la forte pressione di mass media, è sbocciato il divieto di accesso a ‘squadra e compasso’. Un patto non sottoscritto davanti al notaio, bensì condiviso in primis dai nostri valorosi sette candidati. Belfagor, da sempre vicino alle logge, amico sodale dei potenti, non apprezza questo slancio antimassonico, a quanto pare patrocinato da un pool  di autorevoli giornalisti, evidentemente molto ascoltati. In pratica i generali in lizza, almeno in questa occasione, hanno messo da parte veleni e rivalità. Hanno sancito la ‘desistenza massonica’ per scongiurare tentazioni. Ricordate i retroscena del suicidio Bonello ? Le deviazioni di Tizio, Caio e Sempronio ? Ricordate il grande condottiero della passata amministrazione provinciale, con quattro capitani in loggia, ammirato e riverito da un certo Mario, bravo cronista e notista di politica cittadina e dintorni? Ricordate, come ben sanno le toghe, le maxi inchieste ed inchiestine.  Da Andora, passando per Alassio, Albenga, Ceriale, Borgio Verezzi, Spotorno, Vado, Varazze, Cairo Montenotte, in cui apparivano nel ruolo di angeli custodi, alcuni ‘fratelli’ di loggia ? Quelle ‘formaggiare’ ormai si sono estinte. E poi qualche condanna finita nel dimenticatoio (per la serie mai si è saputo come è andata finire) in odore o qualcosa di più, di incappucciati  persino alla solenne e mitica processione del Venerdì Santo ? Nulla a che fare con i penitenti coperti dalla testa ai piedi che si fanno chiamare ‘babbaluci’ e procedono nelle strade, tra ali folla, senza scoprirsi nemmeno il volto.

Qui la cosa che conta è non mettere in mostra il portafogli. Essere uno e trino.

E chi più di un diavolo vero può sorridere dalla gioia di tanta copiosa legalità? Belfagor ha sempre cercato di demolire, affievolire, deridere l’efficacia del codice etico. E’ la prima volta, nella storia recente della città capoluogo, che nella corsa elettorale gli elettori non troveranno massoni e impresentabili, né acchiappa voti  e dintorni di ogni colore. Sotto questa o quella bandiera. Unica eccezione un paio di professionisti della politica, vale a dire gente che non ha lavoro e campano di proventi per cariche – cosiddette poltrone – in enti pubblici e società partecipate.  Non c’è nulla di male se si passa in rassegna anche quella cooperativa che in 4 anni ha pubblicato a pagamento, sul quotidiano più caro ai savonesi, 27 pagine di pubblicità- promozionali, per poi finire in un mare di debiti. Andatele a rileggere, unitamente agli articoli di quando Berta filava ed era un fiorire di annunci, conquiste, beatitudini per dipendenti ed assistiti. I miei amici giornalisti, pardon Belfagor sta con i giornalai, non si erano mai accorti di nulla ? Neppure degli amici degli amici, degli amori sbocciati ? I dipendenti più addentro alla macchina amministrativa e sindacale non avevano avuto segnali premonitori ? Tutto è precipitato in un paio di giorni, finalmente smascherato con accattivanti locandine davanti alle edicole.

Ecco che nell’anno del diavolo 2016, grazie pure alla silenziosa, grandiosa svolta morale, è stato trovato un antidoto anti melma, antifrane. Belfagor non ama  l’ironia, l’ipocrisia, la retorica, sarebbe davvero di cattivo gusto. Lo ammetto davanti al Patreterno e agli uomini. Per una penna al servizio del potere, ieri come oggi, mi adeguo, sono dalla parte di ubbidir tacendo. Palazzo Sisto porta avanti una consuetudine tra le sue mura, tra le municipalizzate: al bando corrotti e corruttori. Qui regna l’immunità perchè non esiste il peccato originale. Il bollino rosso fa da contrassegno e polizza. Si continuerà, nella migliore della tradizione a scegliere persone pulite, al di sopra di ogni sospetto. Pervase da ideali e dal timore della giustizia terrena.  Qui, da qualche anno, come confermano i risultati raccolti a Palazzo di Giustizia, non c’è bisogno di ‘Mani pulite’.

Fanno benissimo giornali, blog, valorosi giornalisti, a ignorare gli infangatori di professione, capaci solo di illazioni e ‘anonimi’. Del resto c’è e c’era la coda tra imprenditori, appaltatori, fornitori, professionisti, artigiani edili, elettricisti ed idraulici, impegnati in appalti e gare in enti pubblici, assunzioni, consulenze, progetti, a testimoniare quanto sia ‘pulita’ l’aria di Savona e dintorni. Una fortuna per il popolo sovrano.

Ci sarà pure qualche tentazione, ma sono gli ‘anticorpi’ a prevalere. A Savona chi ‘sbaglia paga’, non ha scampo, verrebbe smascherato il giorno dopo da un’intellingence formidabile, incorruttibile. Parlano le statistiche ufficiali, nero su bianco. Riportate puntualmente dalla stampa libera e da uomini liberi. E checche se ne dica, da queste parti Belfagor non si è mai imbattuto, ne ha mai letto di pubblici amministratori e servitori privi di freni inibitori. Al massimo qualche mariuolo  innamorato che nonostante la carica pubblica non teme che le ‘cornine’ lo ridicolizzino. Il tempo passa, la gente fa bene a dimenticare, antidoto alla infelicità eterna.

Diciamolo senza veli. La massoneria savonese non ha nulla da spartire con i film da ‘grande fratello‘. Attira tanti devoti, si scriva per favore che trattasi di vocazione vera. I ‘traditori’ vengono messi in sonno, qualche volta ‘processati’. E non parliamo di penale, ma di cittadini muniti di ‘bollino etico’. Baluardo insuperabile alle commistioni.

Un onore per tutti i candidati, nessuno escluso. Tutte le liste, con due scelte strategiche (niente spese bagorde e stop ai ‘fratelli’), partono col piede giusto. Parità di diritti e doveri davanti a Dio (per credenti e praticanti ), davanti alla Costituzione per i laici del tricolore. Sarà una fiumana in fila ai seggi, oltre il 90 per cento.

Avanti, avanti, non abbiate paura cari candidati del 2016. Ormai siete sulla strada giusta e diffondete la buona novella. Non dimenticate che Belfagor  protegge da sempre, nel suo inferno dorato, i peccatori non pentiti.

Vinca il migliore, purchè non sia un antimassone viscerale.  Abbiamo tutti bisogno di maggiore efficienza. L’onestà, in terra savonese, non è più un problema. I cacciatori – inquirenti, come avevamo scritto una decina di anni fa (carta canta), sono destinati alla disoccupazione. Al massimo tanto fumo e poco arrosto. Meglio massone che ladro !

Belfagor

COMMENTO DI GIANNI GIGLIOTTI, MA I POLITICI NON RUBANO MAI

Anche a noi capita di nausearci nel ripetere continuamente, denunciare, fatti & misfatti di questa nostra Italia incamminata in un percorso di declino irreversibile senza più appigli di salvezza che ‘anche la speranza non ha più senso è una colomba nera nel buio della sera’.

Già l’aveva detto Socrate che noi italiani ‘sappiamo di non sapere’, disincantati, per non dire ammosciati, delle vicende del nostro Paese, rimbecilliti da vent’anni di stupidario televisivo e da una informazione castrata a monte o smaccatamente di parte.

Sorvoliamo sulle menzogne che i politici ogni giorno ci propinano, estraniandoci dal verificare e giudicare mentendo così anche a noi stessi, svilendo il nostro vivere quotidiano, in fondo, ma proprio in fondo, i politici si sa che non rubano mai basta vedere i loro visi serafici senza alcuno segno di rossore o di vergogna anche quando presi con le mani nel sacco: siamo noi, cittadini ingrati, invidiosi, a pensare male, è giunta l’ora di rendersene conto e chiedere umilmente scusa…

Nessuno dei nostri ‘politici orchestrali’ è in grado, o gli è impedito, di elaborare il senso di un presente che necessita di recuperare i fili, gli ideali e le emozioni di una sacralità sociale al di fuori dal condizionamento di ‘caste e cerchi magici’, di palesare e rendere finalmente pubblici i terribili scheletri del male celati negli armadi che ancora oggi oscurano il nostro futuro facendosi grasse e malvagie risate alle nostre spalle. Gianni Gigliotti 

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