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La tolleranza modello Borghetto S. Spirito

Forse è sbagliato invocare la prevenzione agromafie di cui si è discusso due settimana fa a Villanova d’Albenga, con il giudice (ex) Giancarlo Caselli. Sta di fatto che se fino a qualche anno fa i negozi di frutta e verdura della Riviera erano gestiti  da commercianti indigeni, oggi stanno avanzando gli asiatici, in particolare nelle zone più centrali. Se prima gli ambulanti campani offrivano prodotti agricoli solo nella stagione estiva, oggi il fenomeno è annuale. Concorrenza sleale agli agricoltori locali ? Ai mercatini, agli ambulanti dei mercati ? A quanto si sa ci sono località ‘predilette’: Borghetto S. Spirito, è tra queste con Ceriale, Pietra Ligure, Loano. Non fanno però eccezione nel panorama ponentino.

La foto è stata scattata da un cittadino domenica 20 dicembre alle ore 11, sull’Aurelia, documenta il camioncino parcheggiato per la vendita di noci di Sorrento e un automobilista che sta caricando la merce

Può essere significativo raccontare cosa è accaduto domenica 20 dicembre, sull’Aurelia, all’ingresso di levante di Borghetto, quasi sui confini con Loano. C’è un camioncino che frequenta abitualmente la Riviera, da mesi. Volti conosciuti e famigliari ai passanti. Vendono e reclamizzano con cartelli anche le noci di Sorrento. Un’occasione in vista delle feste natalizie. Sono da poco passate le undici. Sulla strada si ferma un’auto con tre uomini, non più giovincelli, a bordo. In pochi minuti riempiono il baule di sacchetti di noci, pagano e si allontanano.  Sono ancora sulla strada,  baule aperto, quando transita lentamente una pattuglia della polstrada in direzione Ventimiglia. Sembra che rallenti alla vista del camioncino in sosta sulle strisce gialle, spazio riservato ai taxi, di fronte ad un bar ed un ristorante pizzeria. La pattuglia procede oltre.  Alle 11, 43 arriva in moto, dalla litoranea del nuovo porticciolo, un vigile urbano in motocicletta, sta facendo il giro d’ispezione. Anche lui tira dritto.  C’è da strapparsi le vesti ? Non è  il caso di esagerare, gridare allo scandalo. Nè chiamare in causa la collusione. Semmai appare più appropriato parlare della lotta alla legalità, un dovere di tutti.

Non è la prima volta del resto che, a fronte di proclami che spesso leggiamo o ascoltiamo, in realtà siamo lontani dalla tolleranza zero, invocata ad ogni piè sospinto soprattutto dalla Lega Nord di Matteo Salvini e dai suoi seguaci abituali frequentatori delle tv popolari. E’ vero che a Borghetto S. Spirito c’è una giunta di centro – sinistra, che la Lega è riuscita a dividersi alle ultime comunali, favorendo i vincitori, ma al di là di qualche isolata dichiarazione non si è mai messo il dito nella piaga. A Borghetto, 12 mesi all’anno, non è difficile trovare sulle arterie statali, provinciali e comunali, camion di ambulanti che offrono frutta e verdura, sempre superscontata. Quando è la stagione capita anche con i pomodori, peperoni, melanzane, mele, pere, arance, cipolle.  Prezzi imbattibili che  soddisfano chi vuole risparmiare. Quali sono però le garanzie di tracciabilità dei prodotti ? Ci sono organizzazioni che controllano certi mercati ? A leggere le dichiarazioni di Caselli e non solo, il grido d’allarme di associazioni libere, pare proprio di sì.  O comunque c’è un rischio concreto di penetrazione, ammesso che l’ultimo anello della catena sia persona presentabilissima e magari incensurato.  Non bisogna fare di ogni erba un fascio.

La realtà di Borghetto non è nuova, ignoriamo quali direttive abbiano i vigili urbani, i carabinieri, la polizia, la guardia di Finanza quando una pattuglia – alla luce del sole – si imbatte casualmente in un ambulante abusivo alla guida di un camioncino, con tanto di cartelli promozionali e spesso anche megafono. Non conosciamo quali controlli tempestivi siano fatti nei negozi di frutta e verdura gestiti da cittadini stranieri, in locali dove gli affitti non sono sopportabili per un operatore italiano e diventano invece convenienti per un extra comunitario. Con quale frequenza si procede ad accertamenti di natura fiscale.  Fin dove si può spingere la tolleranza, il dire dal fare? Quali sono i rischi  criminalità organizzata cui si va incontro. I cittadini si sentono indifesi al punto da portare acqua al mulino dell’estremismo ? Della sfiducia nelle istituzioni democratiche ?  Qual è il buon esempio che, partendo dalla base, danno gli amministratori locali ? Di recente si è letto sul Sole 24 Ore a proposito della lotta all’illegalità, piaga sempre più diffusa nel nostro Paese: ” Fino a che ciascun cittadino, ovunque si trovi a lavorare a vivere, non comincia ad impegnarsi in prima persona, voltare pagina in Italia resterà un’utopia, magari ben organizzata, ma senza l’energia di chi ci crede veramente”.

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