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Osservatore di sagre semiserio: la donna con l’Ego aggrappato alle spalle

La donna con l’Ego aggrappato alle spalle. ( Raccontino fantastico semiserio. Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale)

La donna arrivò con una buona ora di ritardo. L’ingresso fu a passo di marcia e lei non salutò. Prese la mercanzia e si avvicinò al muro procedendo alla sua distribuzione.” Qui sono a casa mia e faccio quello che voglio!” Nessuno parlò. Io sono scorbutico e impulsivo e reagii con decisione ma tutto finì in un paio di battute, poi la donna uscì , anzi veleggiò verso l’uscita e si perse nella piazza con la gente che preparava l’evento. La piazza si riempì e come se un maestro di cerimonie avesse detto ” Si dia inizio ai festeggiamenti!”, tutto si animò. Rividi la donna un’ora dopo, in piedi davanti ad un uomo seduto che classificai come marito che si sorbiva una solenne lavata di capo dalla virago. “ Eri il primo. Ti sei lasciato passare davanti un mucchio di gente. Sei un buono a nulla. Io qui ad aspettare. Sei proprio una frana!” Dal mio punto di osservazione vedevo il volto dell’uomo impassibile sicuramente avvezzo a tali manifestazioni “di affetto” Ma non vidi solo quello. Mi parve, e subito strabuzzai gli occhi, di vedere sulle spalle della donna, a mo’ di grosso zaino, una massa scura che si agitava con fattezze animalesche. Aveva la gobba? Non mi ero accorto prima di una simile malformazione. Ero ancora stravolto quando mi raggiunse mia moglie. “Hai visto quella? “. Dissi :” Cosa c’é sulla sua schiena?”Quella? Il marito si é appena sciroppato una filippica che non ti dico! Non c’é niente sulla sua schiena. Non hai mica già bevuto?” ” No, no”. Risposi e imbarazzato lasciai cadere la conversazione.

All’ora stabilita una manciata di persone si recò nell’aula magna per assistere all’inevitabile carrellata di parolai quasi onorevoli ed io per dovere di ospitalità mi rassegnai all’evento su una sedia dell’ultima fila. Dopo mangiato, soffro di “abbiocco” facile e per evitare il fattaccio che avrebbe potuto sfociare in un russare a dir poco sconveniente, mi misi ad osservare le nuche davanti a me. Tutte leggermente inclinate in avanti nella posizione di chi dorme con gli occhi aperti, pensai. Qui c’é Tizio, là c’é Caio e Sempronio . Un divertente gioco di riconoscimento delle persone dalla loro nuca. “Con la collaborazione attiva di tutti nel passato abbiamo fatto….. oggi i tempi sono difficili….. ci impegneremo a fondo per ridare alla Valle il sostegno che merita… bla bla bla”. Le voci uguali e monocordi erano una sfida tremenda all’”abbiocco” ma resistetti anche perchè mi venne in aiuto un motivo di nuova curiosità. La donna era a sinistra, due file più avanti e con sincronismo perfetto dava il “la” agli applausi. Spesso si alzava e scattava foto. Pensai che se avesse potuto sarebbe andata alle spalle degli oratori per farsi qualche “selfi”. E la gobba? C’era, c’era. Almeno io la vedevo. Si agitava come se fosse un “diavolo della Tasmania” Pensai alquanto a ciò che vedevo quando ebbi l’illuminazione. Quell’essere, tenebroso, altezzoso non poteva essere che il suo Ego. Immerso in questi pensieri guardavo la sedia davanti a me sulla destra. Le gambe posteriori sembravano lentamente piegarsi come fossero di burro e improvvisamente cedettero. L’uomo che occupava la sedia, corpulento e di peso sicuramente vicino al quintale, rovinò sulla schiena restando con le gambe all’aria. Nessun danno per fortuna. La scena era una di quelle da scatenare un poco rispettoso riso, le circostanze non lo permisero. Se Dio volle il tormento della persecuzione oratoria cessò. La donna veleggiò verso l’uscita e penso si sia appostata in posizione strategica per catturare la presenza dei quasi onorevoli. Dopo fui certo di questo perchè sulla rete comparve un fantastico “selfi” con sotto un’entusiastica scritta di commento. Nella sala dell’esposizione la Donna aveva agguantato due malcapitate sulle quali doveva esercitare potere legato al lavoro e le piazzò davanti alle opere. L’Ego sembrava impazzito. “Che ve ne pare?” disse. Le malcapitate mossero la testa annuendo simultaneamente poi tutte e tre uscirono. Poco dopo la scena si ripetè con altre due infelici. L’Ego era in autentica fibrillazione. Durante la cena, sotto l’occhio severo di mia moglie mi concessi qualche bicchiere di buon vino che aiutò in modo decisivo la piacevole conversazione. Comunque pensai ancora all’Ego della Donna e con riflesso incondizionato, ad un tratto, mi toccai con tutte due le mani dietro la schiena. Non c’era niente. Sollevato brindai ed il vino mi portò nella memoria frullata dall’alcool le note e le parole del CD che ascoltavo in quei giorni. L’amico Roberto, Vecchioni di nome ed io vecchione di fatto cantavamo . < Tango, vorrei partire ma rimango.. Tango sono un perdente ma di rango e poi nemmeno ce l’ho lungo se poi ancora c’é.. Tango..>

Nello Scarato (Da un vecchio manoscritto di un osservatore di sagre)

 

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