E’ in libreria (Edda Editore di Roma) il nuovo libro di poesie (Il mutevole tempo) di Gianfranco Barcella, giornalista, scrittore, docente a riposo, collaboratore di Trucioli.it.
Perché l’esigenza di dare alla stampe, questa silloge?
“ A me ha sempre interessato il concetto del tempo. In filosofia ha valenze poliedriche; per Aristotele è il numero del movimento (misura del prima e del poi, per Platone <l’immagine mobile dell’eternità>, mentre i Greci lo differenziavano in Chronos (quantità) e Kaioros (qualità,movimento opportuno). Per Sant’Agostino il tempo non ha un’esistenza oggettiva e indipendente, ma è una distensione dell’anima” (distensio anima) Successivamente, Kant lo vede come forma a priori della sensibilità e Haidegger lo lega all’esistenza umana e progetto di futuro.
Secondo Lucrezio, tornando al passato, il tempo non esiste di per sè come entità assoluta, ma nasce dal nostro essere in movimento e deriva dalla percezione delle cose stesse. Questa definizione è quella più vicina alla mia sensibilità. Tutte le possibilita di vita mi parevano patrimonio solo della dimensione altrui. Poi ho incontrato la donna che sarebbe diventata mia moglie e mi sono accorto che nella vita precedente avevo vissuto senza vivere.
La relazione con mia moglie ha dato un senso al mio tempo e ha creato un clima vicendevole di fiducia nel fututo che prima non avevo. Abbiamo creato un legame di sicurezza e di appartenenza che ha favoriva la crescita reciproca; ognuno contribuiva alla progressione dell’altro aiutandolo a realizzare i propri obiettivi e nel contempo perseguivamo scopi comuni.
Questa relazione con mia moglie ha contribuito al benessere e allo sviluppo delle mie potenzialità esistenziali che subito riversavo su di lei. Tutti noi ci illudiamo di essere nati in un’Arcadia, di essere venuti al mondo per poter pretendere la felicità ed il piacere, nutrendoci di folli speranze da far valere in ogni tempo. Poi un bel giorno il destino ci afferra bruscamente e ci mostra che nulla è nostro, mentre tutto è suo, poiché esso vanta un diritto incontestabile sui nostri possedimenti materiali e sui nostri beni spirituali.
Quando proviamo questa esperienza abbiamo coscienza che la felicità ed i piaceri sono soltanto chimere, un’illusione che ci mostra una via in lontananza, mentre la sofferenza e il dolore sono reali e si annunciano direttamente da loro stesse senza pietà e ignorando le trepidanti attese”.
E’ stata dunque così importante la relazione con sua moglie?
Accanto a mia moglie ho compreso che le relazioni affettive rappresentano l’essenza della nostra vita. Per me, mettere a disposizione le mie competenze rappresentava l’essenza della mia esistenza per contribuire allo sviluppo della relazione stessa. Ha richiesto anche aggiustamenti, pazienza ed attenzioni particolari ma queste pratiche sorgevano spontaneamente dalla mia volontà.
Devo perderla e non posso perché senza di lei il mio inferno è certo senza grazia di riscatto. Non riuscirò più a sospirare al tramonto in un altro incontro; nel primo giorno di festa la mia cucina resterà mesta. La mia vita sarà come un dondolio uguale di culla, nel nulla che finalmente si acclarerà.
Io mi sentivo un fremito di vita che rincuorava ogni giorno di più ed ora sono uno schiavo già stanco nella prima ora del giorno nella quale comincio ad errare senza meta. Con la mia consorte il tempo è fuggito tanto velocemente accanto a lei che non abbiamo avuto il tempo di invecchiare ma quello solo per imparare le regole della vita, Ed ho visto i giorni consumarsi ad uno ad uno reggendo anche il peso dell’anima triste per elevarla al cielo.
Accanto a lei sono stato malinconico ma mai triste, La malinconia è sempre stata per me, memoria che respirava piano, nell’eco di vita trascorsa e non chiedeva di tornare ma solo di essere riascoltata con la persona amata. Quando la mia mente rallentava faceva deviazioni improvvise per sentieri non segnati, lei mi riportava sulla retta via. E trovavo sempre bella la vita e mi sentivo libero.
Ora che non sono più certo di poter portare avanti la vita che desidero
cercherò, per quato sta in me, almeno di non sciuparla
nel troppo commercio con la gente e le troppe parole
in un via vai frenerico.
Il gioco balordo degli incontri e degli inviti
non mi interessa più ed allora mi ridurrò
come uno stucchevole estraneo.
anche alla morte. Oso dirlo seza falso pudore
perché non credo in altra sorte”.
Se sua moglie dovesse lasciarla per sempre cercherà di rifarsi una vita, come si dice …inpropriamente?
“Sono certo che il mare ed il cielo non mi ameranno più ed io resterò prigioniero delle terre oscure nel vento che mi sussureranno presto:
< va da lei con quell’afflato nuziale che ancora soffia alla mia finestra perché il vero amore resti sempre con voi >.
Ma il tempo della vita resta sempre troppo breve e nel presente senza amore ci si sente schiacciati solo dal passato e nel contempo divorati dall’ansia di un futuro senza certezze. Io, senza la mia amata accanto, non potrò più aspirare alla felicità ma solo alla lucidità ed alla tranquillità del mio animo.
Il mio tempo, di certo, sarà sempre più sottratto dal rumore del mondo per dedicarmi alla cura dell’anima senza pià ambizioni di una vita serena. Ancora non ho compreso se credo in Dio ma ho la sfrontatezza di ricordarmi di Lui solo quando ho bisogno del Suo aiuto. Dovrei rendere più serio il mio rapporto con Lui e non solo quando un mio caro è in un grave stato di salute.
E’ difficile per me instaurare un buon rapporto con un Dio sive natura e liberarmi dalla disistima verso il mio prossimo. Covo anche molti rancori verso la mia sorte che mi sta portando via il bene più prezioso che ho. Aninun debes mutare non caelun. Ed è come per me camminare per casa al buio, e non nel corso della mia vita.
Comunque da questa esperienza mi sono convinto che l’uomo prima di tutto è un essere per la morte, non come attesa di un evento futuro; è una modalità dell’essere che permea tutta la sua esistenza. La morte resta l’unico destino ultimo dell’uomo, che nessuno può delegare od evitare.
Riconoscerla ed accoglierla mi addolora moltissimo perché ho adorato la vita anche quando non sono stato ricambiato. Io, ancora mi interrogo sul mio essere ma non ho più la capacità di progettare il mio futuro, Ogni pensiero è inevitabilmente condizionato dalla certezza della morte.
Gli uomini vivono seguendo uno stato di inautenticità e seguono convinzioni senza interrogarsi sul significato.profondo della propria presenza su questa terra. Io ho compreso che non si può scherzare con le ore perché ti relegano in un ruolo marginale e impersonale.
Scegliere una via che si basi su una dimensione fondamentale dell’esistenza ormai sarà impossibile per me. Sono in una situazione -limite. Ormai continuerò a scrivere solo ai margini della vita.
Non è vero che ogni persona sia artefice del proprio futuro ed ognuno possa trovare sempre in sé le risorse e le potenzialità per incamminarsi sulla strada della felicità. La Natura resta indifferente ed ostile di fronte alle sue creature e si oppone senza tregua alle loro libere volontà per mantenere il suo fare dispotico.
“Vorrei poter naufragare in fondo al mare
con il dolore che affonda il mio orizzonte di vita.
Ma non si dissolve il tuo sorriso di dolcezza
e resta la spuma di tristezza
ad imbiancare il mio cuore”.
Dunque non c’è più spazio alla speranza nel suo cuore?
“Ho sempre concepito la vita come incontro con nuovi stupori da tradurre in poesia come moderna anabasi verso il territorio del nulla. Ma l’ambizioso volo e le evocative immagini della mia lirica erano poca cosa im confronto alla grande fortuna di aver incontrato una donna che mi ha consacrato al futuro con il suo amore.
Ed ero del tutto contento finché mi sono accorto all’improvviso che la malvagia Natura voleva riprendere per sé il suo meraviglioso dono. Ora i grandi temi esistenziali lasceranno il posto al canto della solitudine dell’uomo pascaliano, disperso negli ultimi spazi del vuoto.
Sarà l‘èpopèa di una esplorazione infelice anche se usassi una ricca strumentazione simbolica ed un incedere aulico. Di certo straccerei tutto se la mia Andrew potesse tenermi ancora una volta per mano. Altrimenti io resterò per sempre malato di lei.
Quando ogni luce mi pare spenta
cerco un lume nei miei nei miei pensieri
che rischiari i miei misteri
come baglioti d’acceso smeraldo.
E mi sento bambino, stupito
che ogmi male si ritorca su di me
sen’essere stato neppure um birichimo.”
Nota biografica- Gianfranco Barcella, nato a Savona nel 1954, è una figura poliedrica del panorama culturale ligure. Già docente di materie letterarie e giornalista pubblicista, è stato direttore editoriale di periodici. La sua produzione spazia dalla saggistica storico-artistica alla narrativa, dalla poesia alle arti visive.
Tra le sue opere principali: Pietro Giuria (monografia letteraria); Breve storia del movimento cooperativo savonese (saggio storico); Invito alla lettura di Milena Milani (critica letteraria); Una sola verità e Soli, insieme (romanzi gialli definiti dalla critica “gialli culturali”); Le vie dei savonesi illustri e Le vie degli albisolesi illustri (saggi storico-divulgativi); Santa Maria Giuseppa Rossello Testimone di Misericordia (opera monografica sulla fondatrice delle Figlie di Misericordia).
La sua produzione poetica include: In riva al mare, Diario di bordo (Ladolfi Editore), L’Isola del condannato, Il labirinto di luce. Ha inoltre pubblicato Cittadinanza e Costituzione: per una cultura della legalità, testo scolastico per le Scuole Medie Superiori.
Recentemente ha esposto le sue opere pittoriche (oli su tela, acquarelli, disegni) nella sala mostra della Curia di Savona, con la mostra Pictura est illuminationes et amor (gennaio 2025).
Ha recentemente esteso una monografia celebrativa sul Prof. Renzo Mantero, pioniere della Chirurgia della Mano in Italia, e continua la sua attività poetica e saggistica per diverse case editrici, tra cui Edda Edizioni, anche con l’ultimo suddetto volume.
(A.R.)
