Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Edifici scolastici in Italia: 5.000-7.000 si trovano in Comuni ad alta pericolosità da frana e alluvione. Rischio Sistemico


Il 95% dei comuni italiani è esposto a rischi idrogeologici. Deduzione per le scuole: data l’altissima percentuale di comuni coinvolti, è statisticamente quasi certo che una parte significativa del patrimonio edilizio scolastico sorga in aree classificate a rischio (frane o alluvioni), poiché le scuole seguono la distribuzione dei centri abitati.

di Franco Calcagno

Urbanizzazione “Incosciente” e Abusivismo- Il fatto che 2 mq di territorio vengono consumati ogni secondo rappresenta il “furore costruttivo” e la costruzione di quartieri fin dentro gli alvei dei fiumi.

Relazione con le scuole: molte scuole sono state costruite durante i periodi di forte espansione urbanistica (anni ’60 e ’70), spesso in aree di espansione che oggi sappiamo essere zone di esondazione naturale o ai piedi di versanti instabili. L’assenza di una pianificazione lungimirante citata nel testo suggerisce che la collocazione di molti edifici pubblici non abbia tenuto conto dei cicli idrologici a lungo termine.

Impermeabilizzazione del Suolo- 50 cm di pioggia possano allagare asfalto e cemento in poche ore. Criticità per i plessi scolastici: le scuole sono spesso circondate da ampie aree cementate (cortili, parcheggi, palestre). In contesti urbani già saturi, l’incapacità del suolo di assorbire l’acqua trasforma le pertinenze scolastiche in aree di accumulo idrico, rendendo difficili le evacuazioni e mettendo a rischio i piani seminterrati o i piani terra.

La Fragilità Geologica “Giovane”- L’Italia è un Paese geologicamente giovane con rocce “friabili“. La mappa mostra un’altissima densità di pericolosità frane  lungo l’Appennino e l’arco alpino. Rischio per le scuole in aree montane/collinari: molti piccoli comuni situati in queste aree hanno scuole collocate su versanti instabili. Il testo avverte che “molti nuovi edifici sono abusivi ma non vengono abbattuti anche se pericolosi”, suggerendo una difficoltà gestionale nel delocalizzare strutture a rischio.

Il Cambiamento Climatico- L’aumento dell’energia termica produce piogge più intense (400-500 mm in poche ore). Impatto sulle scuole: strutture progettate decenni fa con standard pluviometrici inferiori potrebbero non essere più in grado di gestire i nuovi regimi di pioggia, portando a criticità strutturali o allagamenti improvvisi che superano le capacità di drenaggio originali.

Sintesi delle criticità per le scuole:

Fattore di Rischio

Impatto sulla Sicurezza Scolastica

Localizzazione

Molte scuole si trovano in “zone rosse” a causa della saturazione urbana.

Manutenzione

La fragilità del territorio richiede monitoraggi costanti dei versanti adiacenti alle scuole.

Emergenza

La rapidità degli eventi (flash floods) rende i tempi di evacuazione scolastica estremamente critici.

Per approfondire la questione delle scuole in relazione al rischio idrogeologico è necessario incrociare i dati generali dell’articolo con le statistiche ufficiali (come quelle fornite dai rapporti ISPRA e dall’Anagrafe Edilizia Scolastica).

L’analisi dettagliata dei punti critici evidenzia:

1. I Numeri del Rischio per le Scuole

I dati nazionali specifici sulle scuole sono allarmanti:

Esposizione: si stima che circa 5.000-7.000 edifici scolastici in Italia si trovino in comuni ad alta pericolosità da frana o alluvione.

Zone a rischio: nelle aree classificate a “pericolosità elevata” sono presenti centinaia di plessi che ospitano ogni giorno migliaia di studenti.

2. La Vulnerabilità Strutturale e il “Furore Costruttivo

Per le scuole, questo si traduce in: Edifici datati: oltre il 50% delle scuole italiane è stato costruito prima del 1970, un’epoca in cui le mappature del rischio idrogeologico erano quasi inesistenti e le normative antisismiche/idrogeologiche erano meno stringenti.

Saturazione del suolo: molte scuole sono state costruite in zone di “fondovalle” o vicino a corsi d’acqua che sono stati tombati o ristretti, aumentando il rischio di allagamenti improvvisi (flash floods).

3. Criticità nelle Procedure di Emergenza

La pericolosità non deriva solo dalla posizione dell’edificio, ma dalla sua capacità di risposta: Accessibilità: in caso di frana (frequente lungo l’Appennino), le vie di accesso alle scuole possono interrompersi, isolando studenti e personale.

Piani di evacuazione: spesso i Piani di Protezione Civile comunale non sono perfettamente allineati con i Piani di Emergenza interni delle scuole. Se la pioggia estrema (i 50 cm in poche ore) colpisce durante l’orario scolastico, la rapidità dell’evento può rendere l’evacuazione più pericolosa della permanenza nell’edificio (se ai piani alti).

4. Il Problema della Delocalizzazione

Si solleva un punto politico: “non possiamo ingessare il territorio” ma serve un “passo indietro“.

Per una scuola, il “passo indietro” significa la delocalizzazione (spostare la scuola in un luogo sicuro). Questo è uno dei processi più complessi e costosi in Italia a causa della mancanza di aree edificabili sicure nei comuni collinari o montani e della carenza di fondi dedicati esclusivamente al rischio idrogeologico (spesso i fondi sono assorbiti dall’adeguamento sismico).

5. Come verificare la situazione di una specifica scuola

Per passare dall’analisi generale a una verifica reale, si utilizzano due strumenti- IdroGEO (ISPRA): un portale che permette di vedere se un edificio (inserendo l’indirizzo della scuola) ricade in aree rosse (frane) o blu (alluvioni). Ecosistema Scuola (Legambiente): un report annuale che monitora la qualità e la sicurezza degli edifici scolastici nei capoluoghi di provincia.

Ovvero “quadro clinico” di un Paese malato di fragilità territoriale. Le scuole, essendo nodi centrali della vita sociale e ospitando la popolazione più vulnerabile (i minori), rappresentano il punto dove questa fragilità è più inaccettabile e urgente da sanare.

I Piani Territoriali di Sicurezza (e in senso più ampio i Piani di Protezione Civile Comunali) rappresentano lo strumento cardine per gestire la fragilità descritta nell’articolo. Quando parliamo di scuole, questi piani devono operare su una “doppia natura”: la scuola come edificio da proteggere e la scuola come hub strategico per la comunità.

1. La Scuola come “Elemento Sensibile” da Preservare- In un Piano Territoriale, le scuole sono classificate come edifici “strategici” o “sensibili”. Il controllo deve essere preventivo e dinamico: Mappatura del Rischio Micro-Locale: non basta sapere che un comune è a rischio. Il Piano deve contenere schede tecniche per ogni plesso, analizzando la distanza da versanti instabili o la quota rispetto ai livelli di piena dei corsi d’acqua vicini.

Sistemi di Monitoraggio (Early Warning): per le scuole in “area rossa“, il Piano dovrebbe prevedere l’installazione di sensori (inclinometri per le frane o idrometri per i fiumi) collegati direttamente a un’allerta specifica per l’istituto. Controllo della Permeabilità: l’asfalto trasforma la pioggia in fango travolgente. I piani di sicurezza dovrebbero imporre la de-impermeabilizzazione dei cortili scolastici (trasformandoli in “giardini della pioggia”) per ridurre l’impatto del carico idraulico locale.

2. La Scuola come “Presidio di Supporto” alle Emergenze- In molti scenari di emergenza, le scuole , se collocate in aree sicure, cambiano funzione e diventano parte integrante della gestione della crisi: Aree di Ricovero e Ammassamento: spesso le palestre scolastiche sono i punti scelti dai Piani di Emergenza come Centri di Accoglienza per la popolazione sfollata, grazie alla presenza di servizi igienici, ampi spazi e cucine (mense). Punti di Informazione: la scuola è il luogo più capillarmente distribuito sul territorio. In fase di “pre-allerta”, può fungere da centro di diffusione delle buone pratiche di protezione civile per le famiglie del quartiere.

Continuità Educativa come Resilienza: un piano moderno non gestisce solo l’evento, ma anche il “post-evento”. Preservare la scuola significa garantire che la comunità possa tornare alla normalità più velocemente; se la scuola chiude a lungo, l’intera economia locale (genitori al lavoro) e la tenuta psicologica sociale ne risentono.

3. Criticità e Necessità di Integrazione- Il vero limite attuale è la mancanza di dialogo tra i vari documenti:

Documento

Chi lo redige

Limite attuale

Piano di Prot. Civile

Comune

Spesso ignora le criticità strutturali interne della scuola.

DVR (Documento Valutazione Rischi)

Dirigente Scolastico

Spesso si ferma ai muri della scuola, ignorando i rischi del territorio circostante (es. frana esterna).

Piano Territoriale (PTCP)

Provincia/Città Metro

Fornisce vincoli ma raramente risorse per la messa in sicurezza.

La proposta per un approccio evoluto- I Piani Territoriali di nuova generazione devono prevedere i “Patti di Sicurezza di Comunità”: una co-progettazione tra Comuni, Geologi e Scuole per definire non solo come uscire dall’edificio in caso di allerta, ma dove andare se le strade circostanti sono allagate e chi monitora il versante collinare sopra la palestra durante le piogge intense.

L’adozione di tecnologie di monitoraggio nelle scuole non serve solo a garantire la sicurezza immediata, ma trasforma l’edificio scolastico in una vera e propria “sentinella del territorio”. In un contesto dove la manutenzione scarseggia, dotare le scuole di strumenti autonomi può fare la differenza tra una tragedia e un’evacuazione ordinata.

Le tecnologie e le strategie più efficaci per integrare le scuole nei Piani Territoriali di Sicurezza:

1. Sistemi di Early Warning “School-Centric”

Oggi esistono tecnologie a basso costo (IoT – Internet of Things) che permettono un monitoraggio in tempo reale direttamente gestito o ospitato dal plesso scolastico: Stazioni Meteo e Pluviometri Digitali: poiché le piogge intense sono spesso localizzate (le cosiddette “bombe d’acqua”), avere un pluviometro sul tetto della scuola collegato a un’allerta sonora permette di sapere esattamente quanta acqua sta cadendo su quell’edificio, senza aspettare i bollettini regionali che sono su scala più ampia.

Sensori di Allagamento nei Punti Critici: piccoli sensori posizionati nei seminterrati, nelle palestre interrate o in prossimità di canali di scolo possono inviare notifiche istantanee ai responsabili della sicurezza (ASPP/RSPP) prima che l’acqua diventi pericolosa. Inclinometri e Sensori di Movimento (per scuole in pendenza): per gli edifici situati nelle aree marroni della mappa (rischio frana), sensori wireless posizionati sui muri di contenimento o sul versante adiacente possono rilevare micro-spostamenti del terreno invisibili a occhio nudo.

2. La Scuola come “Data-Hub” della Protezione Civile- Un Piano Territoriale evoluto non vede la scuola come un utente passivo, ma come un fornitore di dati per l’intera comunità:

Dashboards di Quartiere: i dati raccolti dalla scuola possono essere condivisi con il Centro Operativo Comunale (COC). Se la scuola rileva una criticità, l’allarme può scattare automaticamente per tutto il quartiere circostante.

Citizen Science (Scienza Partecipata): gli studenti possono essere coinvolti nella lettura dei dati. Questo non solo educa alla prevenzione, ma crea una cultura del controllo del territorio che, come dice Tozzi, è l’unico modo per “incorporare il rischio nei propri orizzonti quotidiani”.

3. Infrastrutture “Resilienti” e Supporto Logistico- Oltre alla tecnologia digitale, la scuola deve essere controllata e preservata nelle sue componenti fisiche per fungere da supporto alle emergenze: Sistemi di Continuità Energetica: una scuola-presidio deve avere generatori o pannelli fotovoltaici con batterie di accumulo. In caso di frana o alluvione, l’energia elettrica è la prima a saltare; una scuola che resta illuminata e connessa diventa l’unico punto di coordinamento per i soccorsi e per la ricarica dei dispositivi di emergenza. Cisterne di Accumulo Idrico: per la funzione di ricovero della popolazione, la scuola deve garantire acqua potabile anche se gli acquedotti comunali vengono danneggiati dal dissesto.

4. Il Ruolo del Geologo “di Presidio”- Una proposta che sta emergendo nel dibattito tecnico è quella di affiancare alla figura del Responsabile Sicurezza (RSPP) un Geologo di riferimento per ogni rete scolastica. Questa figura avrebbe il compito di:

Tradurre le mappe ISPRA (come quella dell’immagine) in scenari d’evento specifici per la scuola.

Formare il personale su “cosa guardare” (es. crepe nei muri esterni, rigonfiamenti del giardino, intasamento dei tombini).

Coordinare i dati tecnologici con il Piano di Protezione Civile comunale.

La scuola non deve più essere un’isola che aspetta istruzioni, ma un nodo attivo della rete di sicurezza. Se il territorio “frana“, la scuola deve essere il primo punto a sapere quanto è vicino il pericolo e l’ultimo a cedere, fornendo riparo e dati.

Franco Calcagno


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