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Liguria e Basso Piemonte

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Daria Bignardi / Come si fa a stare al mondo oggi? Tra privilegiati e poveri


Come si fa a stare al mondo oggi? In questo mondo.

Daria Bignardi, 64 anni, giornalista, conduttrice televisiva, scrittrice

A trovare un modo, un posto adatto a noi che siamo consapevoli di essere privilegiati ma dobbiamo fare i conti anche coi nostri, di traumi, piccoli o grandi, oltre che con quelli giganteschi di chi è sotto le bombe, di chi è oppresso, povero, svantaggiato.
Ci si vergogna a dire che ci si sente soli, ma lo siamo sempre di piu’.
Daria Bignardi lo dice con sincerità, ironia, coraggio.
Sente che la solitudine può essere una prigione ma anche un posto da cui ascoltare il battito del cuore del mondo.
Il mondo la chiama e lei parte. Va in Cisgiordania, a Hebron, a parlare coi prigionieri palestinesi rilasciati nell’ultimo scambio. A At-Tuwani, il villaggio di No Other Land, conosce i volontari internazionali che ogni giorno accompagnano a scuola i bambini perché i coloni non gli sparino addosso.
E’ a Gerusalemme quando muore Papa Francesco, nella Chiesa del Santo Sepolcro.
Va in Vietnam, l’unico paese che ha sconfitto gli Stati Uniti, dove scopre quanto è inquinato il Mekong.
Assiste all’operazione  al cuore di un neonato in Uganda. Vuole lasciare i social media perché intuisce che li dentro c’è qualcosa che sfrutta malignamente la nostra solitudine, ma non riesce a rinunciare alla partita quotidiana a Wordle con le nipoti, al cazzeggio con le amiche, a flirtare con gli amanti.
Morde la solitudine con passione.
Capirà cosa cerca nello sguardo di un gorilla che incontra in Uganda e in tutti gli animali che incrocia sulla sua strada: i cani di Giulio, Fix e Brillo, i gatti, le galline, un pappagallo.
Nonostante racconti le oppressioni del nostro presente-globalizzazione, occupazione, guerra, patriarcato- questo è un libro intimo e personalissimo, pieno di felice tormento, che riesce a fare quel che si auspica faccia la letteratura: dare parole a qualcosa che non riusciamo a vedere ma che sentiamo incombere. Senza appesantire il fantasma che evoca, senza togliergli magia.


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