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Viaggiatori stranieri a Spotorno nei secoli: “È un grande villaggio, ricco”. I diari di un luogo diverso da oggi


«Dopo Vado, viene Spotorno: è un grande villaggio, ricco. Questa gente ha barche e pinchi con cui va in Spagna e in Francia, e trasporta vini di Spagna e di Linguadoca, che porta a Genova, a Livorno e a Civitavecchia. Vanno anche a prendere granaglie e altre mercanzie nel Levante.»

di Ezio Marinoni

Spotorno Lawrence forever – Il Sindaco e l’Assessore alla Cultura di Spotorno

La Riviera di Ponente, e il tratto fra Savona e l’attuale Finale Ligure, hanno attratto turisti e scrittori stranieri da sempre, per l’amenità del paesaggio e il piacere di trascorrere una vacanza in luoghi quasi incontaminati, dove la natura occupava ancora gran parte del suolo e dello spazio.

Su questo tema, può essere utile sfogliare un prezioso libro di Giuliano Cerutti, storico spotornese per eccellenza, dal titolo Vacanze a Spotorno. Storia dell’ospitalità 1700 – 1960, che osserva il territorio locale con uno sguardo rivolto agli alberghi, alla promozione turistica, alle cartoline illustrate di un tempo, passando per le guide turistiche del Touring Club Italiano che dettagliavano tutti i servizi e l’offerta turistica e alberghiera per i forestieri.

Qualcuno di loro, nel tempo, ha anche descritto il piccolo paese di Spotorno. Può essere interessante e curioso leggere alcune di queste narrazioni, che ci restituiscono una visione in presa diretta da un passato abbastanza remoto.

Capo Noli è uno spartiacque, oggi un punto di difficoltà per la viabilità stradale, ma un tempo…

« Sul versante occidentale di Final, incontrammo la via più impervia e i più orridi precipizi che esistano tra St. Remo e Genoa. (…) Sul versante occidentale di Final c’era un’altra montagna, chiamata da alcuni Capo Final e da altri Capo Noli (trovandosi vicino a Noli), ma generalmente Capo Malo e Capo di Diavolo, anche se penso che sia piuttosto il precedente promontorio a meritare questo nome. »

L’Aurelia suggestiva sul mare tra Spotorno e Noli

A scrivere tale descrizione è Edward Wright, che intraprende un viaggio dalla Francia in Italia, fra il 1720 e il 1722, quando affronta uno dei due estremi che racchiudono Spotorno e la sua baia.

« Dopo Vado, viene Spotorno: è un grande villaggio, ricco. Questa gente ha barche e pinchi con cui va in Spagna e in Francia, e trasporta vini di Spagna e di Linguadoca, che porta a Genova, a Livorno e a Civitavecchia. Vanno anche a prendere granaglie e altre mercanzie nel Levante. »

Queste notizie le fornisce il francese Charles Louis de Montesquieu, riportandole durante il suo “Voyage en Italie” del 1728, proveniente da Savona. Nel suo passaggio spotornese ha cura di annotare le attività marinaresche degli abitanti suoi contemporanei.

In ogni caso, siamo nella stagione in cui l’Italia assurge a meta turistica e culturale per tutto il continente europeo, grazie anche alla riscoperta delle antichità romane.

Una esplorazione quasi da moderno “urbex”, in un paesaggio che sarà sta per essere cambiato per sempre e portato nella modernità dall’arrivo della prima ferrovia, e un paragone con le bellezze naturalistiche della più rinomata Costa Azzurra francese, sono riassunte da Henry Alford, nel 1869.

« Tra Noli e Spotorno c’è uno splendido bosco di pini sopra la strada, sullo sfondo di pittoresche montagne. Questa è una rara visione nello scenario della Riviera, una eguale posso ricordarla soltanto a Cannes e vicino a Mentone. La strada è bella ed è sostenuta da terrazze sotto le rocce, ma non c’è nulla di straordinario da notare. Andai avanti, servendomi di una scorciatoia, attraverso uno dei lunghissimi tunnel incompiuti della futura ferrovia, dopo aver chiesto notizie sulla praticabilità agli operai. Ma non consiglierei nessun viaggiatore futuro a imitare il mio esempio. Prima di arrivare a metà strada, ero avvolto nell’oscurità totale, sprofondando fino alla caviglia nell’acqua e nel fango. »

Nel 1887 Stéphen Légeard regala un ampio spaccato di questa tratto della costa ligure, con una raffinata prosa. La ferrovia, in questo tratto, è già stata completata, e al viaggiatore costa meno fatica scoprire il territorio rivierasco, rispetto alla generazione che l’ha preceduto.

« L’ingegnere moderno – la specie avrebbe talvolta qualcosa di buono? – è riuscito a domare questa aspra natura, senza sminuirne la maestà. È grazie a lui che noi scaliamo tutte queste insuperabili scogliere nelle cui ferite si perde la locomotiva. Le opere d’arte, e la parola è appropriata, trionfano dell’ostacolo superato. Talvolta la montagna bucata a cielo aperto non offre che un passaggio stretto, in trincea, tra muraglie verticali che imprigionano lo sguardo; più sovente la roccia, splendente di colori, sprofonda trecento piedi in un’acqua sempre agitata dove nessun palombaro ha toccato il fondo.  (…)

Piramidi frastagliate, che sorgono dall’abisso, neri scogli, grotte misteriose, spiaggia di sabbia abbagliante, profondo ,are, queste sono le sorprese di Capo Noli. In nessun’altra parte la Corniche offre un simile insieme di severe, grandiose bellezze. Questo tratto di costa, da solo, ripagherebbe il turista. E come per vincere le ultime difese della sua ammirazione, all’improvviso, all’ingresso di un tunnel tagliato nel marmo, appaiono Noli, Savona, Genova, stelle di un arco che va a perdersi nell’azzurro di Porto Venere. “La più bella veduta dell’universo!” scriveva Madame de Genlis: questa esclamazione di una laconicità genuina è forse la sola espressione che si addice. »

Dopo questa folgorante introduzione, lo scrittore arriva a vedere Spotorno, che dipinge con tratti solari e idilliaci, come un pittore arcadico.

« Boschetti di pini ad ombrello ci introducono a Spotorno, fresca contadina, con delle ghirlande di pampini sulla fronte e, sulla spalla, una corbeille di aranci e di limoni. Gli alberi che si curvano su queste baie d’oro raggiungono notevoli proporzioni e producono, si dice, persino ottomila frutti all’anno. Sulla spiaggia i pescatori, perfettamente allineati, sono intenti a tirare le reti. »

L’ultimo colpo d’occhio di questo felice autore si rivolge all’altro capo di Spotorno, dove sbuca dal mare l’isola di Bergeggi, come una apparizione uscita da una leggenda.

« Davanti a noi sorge un’isola, molto più piccola della Gallinara, che appartiene al medesimo proprietario – un collezionista di scogli, pare. Ma questa Bergeggi, che è più vicina a terra, può offrire ai denti dei roditori un regalo più modesto: appena, di tanto i tanto, una rara erba tinge la pietra nera. Piedistallo scosceso di una abbazia in rovina che dipendeva da Lérins, l’isolotto non è che una roccia ove possono infrangersi le navi, in una notte di tempesta. »

Circa quarant’anni dopo, lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, approda a Spotorno e vi si ferma alcuni mesi, insieme alla moglie Frieda von Richtofen.

Spotorno galleria ferroviaria abbandonato dopo lo spostamento dei binari

Della Spotorno che si poteva ammirare dai balconi della villa, ci ha lasciato questo bel ritratto, tradotto magistralmente da Elio Vittorini: « C’è una luna così luminosa che anche le vigne fanno un’ombra e il Mediterraneo scintilla di un grande biancore nella sua oscurità. Sulla spiaggia i lumi delle vecchie case ammiccano piano e sopra il muro del promontorio si avanzano i fari di una locomotiva. E’ festa, il giorno di santa Caterina, e gli uomini sono tutti di sotto, attorno alle piccole tavole, che bevono vino o vermut. »

Siamo nel centenario dell’arrivo dei coniugi Lawrence a Spotorno, la ricorrenza è stata ricordata, il 25 ottobre 2025, dal Comune di Spotorno con l’evento “Lawrence forever”:

https://trucioli.it/2025/11/06/lawrence-forever-a-spotorno-un-centenario-due-targhe-un-romanzo-e-un-convegno/

Dopo Lawrence e Frieda, ci saranno ancora le stagioni felici, quanto brevi, del Premio Bagutta, a richiamare artisti e letterati a Spotorno, ma questa è un’altra storia.

Ezio Marinoni


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