Trucioli

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“Guerriglia” a Torino, l’ex prefetto Serra: “Violenza da terroristi”. Post dell’ex sindaco di Ceriale. Il giornalista e l’intervista al presidente Cossiga. 2 / Lega Savona: “Fiaccolata contro la deriva della sinistra”


Il post è di Giovanni Gino Cerruti, ex sindaco di Ceriale, con FI, dal 1995 al 1999. Non ha mai tradito, con l’età della saggezza, la sua ‘fede’ a destra, libero pensatore. Ho preso a prestito un post del giornalista scrittore Andrea Scanzi de Il fatto Quotidiano) che ripropone un’intervista del 2008 al presidente della Repubblica Cossiga. L’ex prefetto di Milano, Roma e Palermo Serra a La7,intervistato dalla Gruber:”Mai visto picchiare con un martello un poliziotto. E’ violenza da terrorista… “(vedi dichiarazioni……). In attesa di risposta per quanto si ascolta e si legge: “Quale prevenzione è stata attuata nei confronti di centinaia di ‘terroristi’, anche stranieri, che hanno potuto infiltrarsi nel corteo pacifico?”

L’ex prefetto Serra ospite de La 7 nella trasmissione di Lilli Gruber

La Gruber ha chiesta al prefetto Serra, se “essendo una manifestazione preannunciata e con l’acquisizione di tutte le notizie possibili, qualcosa è andato storto e si poteva evitare una quasi tragedia, si poteva fare meglio, visto come si sono comportati i blak-block e anarchici, 1000-1500″.  Serra ha risposto: “Questo non lo so, ma ha aggiunto che ai tempi di Berlinguer “si ricorreva sempre al servizio d’ordine e che lui era abituato ad un continuo confronto con gli organizzatori per evitare l’infiltrarsi di malavita  e terrorismo”. E ancora Serra: “Siamo di fronte ad un allarme sicurezza in Italia  e va fermata subito, come ad esempio l’arresto fuori flagranza è doveroso ed altrettanto doverosa più collaborazione tra le forze politiche…”.

Un sintetica riflessione. Chi, tra i cronisti, ha avuto modo di frequentare per anni le questure, presenziare per lavoro a manifestazioni pubbliche di piazza, di protesta, blocchi stradali e scontri con le forze di polizia, ha potuto anche conoscere ‘agenti infiltrati’. E prima ancora le ‘antenne’ dei ‘servizi di sicurezza interna‘. Finora nessuno si è chiesto quali siano stati i risultati di quelle presenze e dell’attività dell’AISI. 

NOTA DI TRUCIOLI-IT –Venerdì 6 febbraio la Lega scende in piazza a Savona con un corteo a sostegno delle Forze dell’Ordine dopo l’ennesimo grave episodio di violenza verificatosi a Torino”. Lo scrive la segreteria leghista savonese a seguito del ferimento di alcuni poliziotti negli scontri durante la manifestazione per Askatasuna. Il concentramento, intitolato “Io sto col poliziotto“, dalle 20 in piazza del Brandale dove partirà una fiaccolata che percorrendo via Gramsci, piazza Leon Pancaldo e via Paleocapa raggiungerà piazza Mameli.

La Lega vuole testimoniare la propria vicinanza alle Forze dell’Ordine e nel contempo accendere una luce di riflessione per tutti in una società in cui sembrano cancellate regole e i più elementari principi di convivenza civile , dove qualcuno vorrebbe non ci siano più distinzioni tra ciò che e’ giusto e quello che non lo è o più semplicemente tra il bene e il male. Una deriva da cui le forze politiche di sinistra non sono esenti da responsabilita” .

ANDREA SCANZI – “L’interviste la fece Andrea Cangini, oggi parlamentare di Forza Italia, a Francesco Cossiga. Suscitò molte polemiche (e te credo). Leggetela bene”.

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno».
Ossia?
“In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pieta e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale”.
Ecco: l’intervista era questa. Io me la ricordavo bene. E oggi chissà perché mi è tornata particolarmente in mente.

LA PREVENZIONE E LE FORZE DELL’ORDINE

C’ERANO DEGLI INFILTRATI?

Riporta La Stampa: “Tutto racconta come la prima linea del corteo di alcune centinaia di facinorosi, che avanzava l’altro ieri sera su corso Regina non era composta solo da antagonisti ma soprattutto da anarchici. Il confine non è relativo. È sostanza. È significato. È magnitudo di violenza e di perizia tecnica quasi paramilitare. Lo sanno bene alla Digos di Torino, che aveva colto tutti gli alert nei giorni precedenti al corteo, per inciso popoloso, pacifico e colorato fino alla deriva nera di alcune centinaia di professionisti della violenza. Da qui, la predisposizione di un dispositivo di sicurezza (con 30 fogli di via obbligatori e controlli preventivi su 772 persone) ragionato dagli analisti e messo nero su bianco dal neo-questore Massimo Gambino, con un migliaio di agenti e una strategia di contenimento che ha permesso di evitare occupazioni delle stazioni e di “limitare” l’area degli scontri, distante dal centro cittadino e da quella piazza Castello assaltata lo scorso ottobre, dove i manifestanti avrebbero voluto passare di nuovo.

“….Il racconto che in queste ore è circolato di più è quello Rita Rapisardi, giornalista freelance che  ha seguito per il Manifesto il corteo pro Askatasuna e poi gli scontri; era vicina dall’ormai iconica scena del poliziotto aggredito con il martelletto.
In un lungo e dettagliato post, Rapisardi racconta per intero la scena, sottolineando che i cinque secondi che hanno fatto il giro della rete non permettono di comprendere tutto il contesto e la dinamica di quanto realmente accaduto. Rapisardi si trovava a pochi metri dalla scena. «Mi ero nascosta dietro un’auto appena ho visto partire la carica», racconta. Tutto si è svolto su Corso Regina e gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi, perché le forze dell’ordine stavano arrivando da entrambi i lati. Tra queste, c’era anche il poliziotto che è stato successivamente aggredito.

«Vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero – ha scritto la giornalista nel suo post –. Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un’asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello). Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l’hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, “basta, basta, lasciamolo stare”. I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno».

C’è pure un giornalista accerchiato da una decina di agenti, gettato a terra e colpito con calci, manganellate e insulti.

E LA RAI – «Gravissima l’aggressione subita dalla giornalista Bianca Leonardi e dal suo filmmaker, appartenenti alla troupe del programma “Far West”» da parte di manifestanti mascherati.

PAGINA FACEBOOK DEL GIORNALISTA SAVONESE MARIO MOLINARI DIRETTORE DE ‘LA NUOVA SAVONA’.


LA PALLOTTOLA CHE SALVA LO STATO

Il dr. Eraldo Ciangherotti, golden boy della politica ponentina, con il vescovo Antonio Suetta di Loano (foto d’archivio)

A Torino, durante il corteo pro Askatasuna, un poliziotto è stato pestato selvaggiamente. Un branco di vigliacchi gli è saltato addosso con bastoni e calci, come se fosse un trofeo da abbattere. Chi si comporta così non è un manifestante: è un delinquente, nemico dello Stato e della civiltà. Diciamolo senza ipocrisie: chi riduce un agente di polizia in fin di vita merita solo una pallottola in fronte. Non per vendetta, ma per legittima difesa. Perché quando un uomo in divisa rischia di morire sotto i colpi di una belva travestita da attivista, la pallottola è l’ultima barriera tra la legge e l’anarchia. E invece succede l’inverso: il poliziotto che reagisce, che spara per non morire, finisce nel registro degli indagati. Gli si rovina la carriera e lo si tratta da assassino, mentre i picchiatori vengono descritti come “giovani esasperati”. È un rovesciamento della logica, una farsa da Paese smarrito.

Serve una legge chiara: l’uso dell’arma da parte delle forze dell’ordine in legittima difesa dev’essere sempre depenalizzato e moralmente difeso. Basta tribunali per chi difende lo Stato. La pallottola sparata per sopravvivere non è un crimine: è un diritto.Se vogliamo ancora vedere poliziotti in strada e non martiri in uniforme, smettiamola di trattare i violenti da vittime e chi li ferma da colpevoli. La tolleranza con i criminali è la vera scintilla che accende la barbarie.
dr. Eraldo Ciangherotti (Odontoiatra, già Consigliere comunale di FI di Albenga e Consigliere provinciale di Savona)

 


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