Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Giacomo Matteotti a Varazze, qui nacque la terza figlia, Isabella. L’aria salubre per il figlio Matteo


Nel centenario del vile omicidio di Giacomo Matteotti il 10 giugno 1924, il ricordo del suo soggiorno a Varazze con la famiglia.

di Tiziano Franzi

Qui nacque la terza figlia, Isabella e qui egli trascorse mesi sereni, pur continuando il suo impegno politico e parlamentare a Roma. Ma, a causa di ripetute minacce, fu costretto a lasciare di nascosto anche questa citta’, che ne ha onorato il ricordo con una targa già nel 1946.

“Gli anni della permanenza della famiglia Matteotti a Varazze coincidono con quelli dell’ascesa al potere del fascismo (23 marzo 1919 fondazione dei Fasci Italiani di Combattimento- 28/30 ottobre 1922 Marcia su Roma e incarico a Mussolini di formare il Governo).

I coniugi Matteotti cercano a Varazze, nell’estate del 1920, una villeggiatura salubre per il figlio Matteo e ei due anni successivi un rifugio dalle violenze e dalle intimidazioni crescenti dei fascisti. Il 12 marzo 1921 nel Polesine Matteotti, già più volte oggetto di maltrattamenti e provocazioni, viene rapito, trattenuto per molte ore, insultato e picchiato. Quindi caricato su un camion e portato in giro per le campagne, ripetutamente minacciato di morte. Lo rilasciano a tarda notte e lo obbligano a tornare a Rovigo a piedi. Gli dicono che se non vuole problemi maggiori è meglio che lasci la provincia.”

A Varazze i Matteotti abitarono in due differenti appartamenti, sempre nel borgo Solaro, tra la chiesa dei PP: Domenicani e quella di S. Caterina.

“Dagli indirizzi presenti sulle buste si desume che la prima casa affittata dai Matteotti fu il Villino Perù-Vallarino, posto in adiacenza della Chiesa di San Domenico e subito alle spalle, oltre la ferrovia, dei Cantieri Baglietto.

Villa Perù

Successivamente la famiglia si trasferisce in un appartamento di Palazzo Torretti, primo a levante della schiera di eleganti edifici che affacciano sulla spiaggia.

Palazzo Torretti, il primo a destra

Nell’atto conservato presso l’anagrafe del Comune la nascita della figlia Isabella viene registrata presso il Palazzo Rosso, adiacente a quello dei Torretti.

Atto di nascita di Isabella Matteotti

Il primogenito, Giancarlo, nasce a Roma il 19 maggio 1918. In famiglia viene chiamato “Chicco”. Nel periodo varazzino avrà quindi da due anni fino a quattro anni. Il secondo figlio sarà Matteo, detto “Bughi”, giunto a Varazze neonato e descritto nelle lettere di Velia spesso con la trepidazione di una madre alle prese con un impegnativo svezzamento. Isabella nascerà a Varazze il 9 agosto 1922.

Matteotti a Varazze con il figlio Giancarlo
Targa commemorativa al lato est di Palazzo Torretti a Varazze

La famiglia abbandonerà Varazze nel novembre del 1922, quando anche qui la loro esistenza sarà messa in pericolo.”

Una sera, mentre Giacomo si preparava per il viaggio in treno da Varazze a Genova e da lì a Roma, gli arriva la “soffiata” che una squadraccia di fascisti armati di manganello lo aspettano alla stazione per impartirgli una “lezione”. Non sapendo cosa fare, si rivolge ad Andrea Dagnino, detto “Dria o carossé“, suo cocchiere di fiducia, che lo consiglia di lasciare passare la notte. Il giorno seguente, di mattino presto, Dria lo accompagna alla stazione di Arenzano, da dove Matteotti poté raggiungere incolume la capitale.

Del soggiorno a Varazze sappiamo poco, perché i Matteotti mantennero sempre una condotta appartata (anche per il timore di eventuali rappresaglie fasciste) e riservata. A questo proposito la moglie, il 12 maggio 1922 scrive a Giacomo, in quel momento a Roma: “Sono venuti a casa a dirci che se non ritorni , non garantiscono neanche de le famiglie più. Non so altro perché fuori non vado . Insultano su la strada come fossimo la peggiore gente da spregio.”

Altre notizie, e soprattutto le preoccupazioni e i pensieri della moglie è possibile ricavarle dal carteggio tra Giacomo e Velia in quegli anni. Occorre tenere presente che la giovane Velia deve occuparsi della casa e, soprattutto, dei tre figli ancora molto piccoli, in una città che non conosce, mentre il marito è assai di rado presente, a causa degli impegni politici che lo trattengono a Roma e non solo.

“Del 1920 è rimasta una sola lettera di Velia, spedita da Varazze con data 19 giugno. Giacomo scrive 17 lettere indirizzate alla moglie, la prima datata 4 maggio, l’ultima 17 luglio. Probabilmente dell’epistolario di Velia molto è andato disperso da Giacomo per la sua “vita raminga”. L’ulteriore periodo di permanenza a Varazze copre l’intero arco di tempo tra il maggio 1921 e il novembre del 1922. La prima lettera di Velia, delle 39 complessive, è del 20 maggio 1921, l’ultima del novembre dell’anno seguente. Giacomo Matteotti scrive la prima lettera delle 58 totali, il 18 luglio del 1921 e l’ultima l’8 novembre 1922. ”

Le lettere di Velia a Giacomo- Le lettere che Velia scrive a Giacomo da Varazze sono lo specchio dei suoi sentimenti, in cui si alternano malinconia, speranza, apprensione, solitudine, preoccupazione e, soprattutto il profondo senso di distacco dall’uomo che ama, dal padre di quei figli che stanno crescendo senza la sua presenza. Su Velia ricadono tutte le incombenze (e non sono poche) di una donna di casa, madre di due figli ancora molto piccoli e incinta della terzogenita, che si trova a vivere in una città che non conosce e dove non ha amici e che talvolta avverte come ostile, mentre incombe come un incubo il pensiero dell’esposizione di Giacomo agli attacchi non solo verbali dei suoi avversarti, che già alcune volte si sono concretizzati in veri e propri pestaggi e non solo.


Di quelle lettere, che sono state indagate e trascritte integralmente da Beppe Olcese e Maria Grazia Cetra, riporto di seguito i passi che meglio esprimono tali sentimenti, rimandando il lettore al libretto più volte citato in nota per una conoscenza più completa.

Varazze, 20 luglio 1921- […] Aspetto che tu mi dica: “sto bene, ho ripreso energia e fiducia, verrò presto, aspettami contenta” come altre volte mi hai scritto. Ma ancora non ho letto da che sei partito di queste belle frasi. […] Aspetto anche con impazienza qualche notizia della casa, e della sua proprietaria. Qui tutti i giorni sono belli come d’estate; i bambini stanno bene, se si toglie i disturbi di dentizione del piccolo, ma si è levato un sole così violento che li ha anneriti tutti in una volta. Sono però freschi come fiori e vanno già scalzi, senza magliettina. Uno di questi pescatori mi ha detto se voglio dargli Chicco per qualche ora, perché lui gli domanda sempre se volesse portarlo in barca. Io veramente non so se faccio male, ma te lo domando apposta, perché tu mi dica se devo acconsentire. Lui ci passa sempre delle ore a parlare, ad arrampicarsi sulle corde, e quindi ha fatto amicizia. Dimmi se ci potremo fidare.

Ogni volta che vedo una barca passare un po’ a largo penso subito a te e mi pare tanto ingiusto che tu mi sia diviso in questo periodo di tempo e in questa prima casa dove per la prima volta da che siamo insieme, si potrebbe vivere conforme ai nostri desideri; e più di tutti rammarico che ogni più piccola cura che io ci metto, non possa essere goduta da te, per cui quasi esclusivamente mi sento di farla. Mi pare così che anche da lontano, tu ci sia lo stesso per forza di desiderio e tu accolga per te ogni cosa che faccia.

Varazze, 25 ottobre 1921- Lo scoppio della polveriera sopra Savona ha dato fino qui l’impressione di un terremoto. Meno male che non allattavo più il Bughi e che i piccoli dormivano tutti: il cielo da quella parte faceva spavento perché si era tinto tutto di rosso. Ancora non abbiamo fatto il trasloco della casa, ma sarà tra tre giorni. E’ giunta la tua lettera del congresso, e quasi me lo immaginassi, mi aspettavo di sentire quanto mi hai scritto. Poi mi racconterai. […]

Qui la vita trascorre sempre uguale, e pure non posso certamente dire che sia brutta, né che mi dia mai causa alcuna di scontento. Si rimane certo in sospensione di desideri per i quali è anche bello vivere, se pure non si avverano, o sono irraggiungibili; se tu avessi il tempo di portarmi qual bel libro da leggere e qualche bel figurino, uno solo magari, basta a portare un’idea di cosa sia la moda.

I bimbi stanno bene, Bughi non tanto, perché non ha ancora ripreso le notti, né messo tutti i dentini che sta fabbricando; è proprio necessario che si ristabilisca un poco perché deve crescere di più. […] Dimmi quando potremo rivederci e abbi sempre tutto il mio amore.

Varazze, 6 dicembre 1921- Stasera sono un po’ più grave perché la temperatura è salita fino a 39, ma non vi sono fatti speciali sopravvenuti, di nessun genere. Ho levato Chicco di camera subito, dietro consiglio del dottore, ma non è nulla lui mi ha detto. Una forma reumatica influenzale. Spero che durio poco per venire presto da te. Però fino a oggi ho quasi la certezza di essere mamma di nuovo. Spero ancora,ma poco,più perché sono in condizioni troppo deboli. Ho avuto tutto, giornali tuoi e lettere; grazie, non strapazzarti troppo, e non far caso se ti scrivo appena, sarà questione di pochi giorni. I bimbi abbastanza bene, spero darti ogni giorno notizie.

Varazze, 25 marzo 1922- Ti ho telegrafato dopo riveduto i bambini. Il viaggio è stato buono; giunta a Genova a ore 7,42 ho cambiato lì come d’accordo. Nessun incidente. Solo da Voltri a Varazze abbiamo dovuto stare tutti nel corridoio di qua perché la mareggiata spaventevole colpiva i cristalli del treno e bagnava dentro. Qui a Varazze la spiaggia è trasformata. I bimbi, Bughi sta bene. Chicco sempre meno di lui, non perché abbia alcun male, ma proprio per temperamento. Io spero che con la cura vinceremo.

Tiprego di avere riguardo, di mangiare buona carne, magari quella sola senza tante minestre; fa come fossi ancora lì e dammi la sicurezza che ascolti le mie parole; se dovrai lavorare così tante ore a tavolino, è necessario assolutamente un altro vitto per te. […] Stanotte pensavo che hai fatto bene a non venire a perdere ancora una notte; serviamoci un po’ di forze anche per noi, per noi due soli che avremo sempre e qualche cosa da spettare e da desiderare; dimmi che ascolti le mie parole, e che al prossimo ritorno, ti vedrò bene in ogni modo. Poi avrà anche la nostra vita un sorriso di più.

Varazze, 12 maggio 1922- Temo che Chicco inclini anche lui verso li umili; perché passa la vita al mare ( da che va da solo) tra i pescatori e la gente di Baglietto. Delle ore seduto a vedere accomodare le reti e a parlare senza chetarsi mai; sembra amico di tutti, senza nessuna vergogna e non si ricorda neanche che non c’è nessuno di casa. C’è uno poi che nei momenti di sosta gli fabbrica barchette, antenne, ci ragiona con i gesti, li spiega. E lui, anche così piccino, se lo vede andar via, lo chiama fin dietro il cancello. Credo sia il capomastro di Baglietto, ma capirai preferirei senza offendere nessuno, che scegliesse un altro ambiente. Di ritorno a casa mi domanda se sono uomini buoni, e se ci può stare assieme. Naturalmente mi guardo bene dal dirgli che non lo sono e che non ci può stare; ma a volte vedo delle facce così poco persuasive, che mi devo piantare alla finestra e sbrigare le mie faccende sempre con gli occhi là. L’altro giorno l’hanno portato in barca, ma fino lì non mi sento il coraggio di mandarcelo, perché fino a che non lo portano calo di peso. Anche Bughi chiama molto spesso il papà e conosce il tuo letto- Per oraè molto sveglio e buono anche lui di carattere perché si vede. […]

Varazze, 1 giugno 1922- I bimbi sempre meglio; Bughi continua a mettere denti, e ne ha già fuori uno canino, forse è il caldo. Chicco ha ricevuto dal cantiere una barchettina in regalo che gli hanno fatto proprio per lui, per festeggiare la guarigione del suo ditino che oggi non ha più né fascia né cerotto. Qui è diventato amico di tutti nel cantiere; peccato che non abbia dieci anni di più per andare a imparare qualche cosa. Ma è ancora molto piccino. […]

Non so proprio dove cercare la causa di tutti questi conflitti che affliggono ormai quasi tutta l’Italia; che proprio in parlamento non facciano o non possano far nulla, è una cosa che preoccupa. […] Anche qui per la Liguria passano bande del fascio, e dicono che ne verranno in gran numero nel prossimo mese di giugno. Pure che non mettano disordini perché è forse uno dei pochissimi angoli immuni dalle lotte. […]

Varazze, Giugno 1922- “Spesse volte mi persuado che poche donne sarebbero capaci di condurre neanche per una settimana una vita come questa”.“E’ vero sì, io non ti ho mai dato il mio consenso per le tue idee che tu hai professato con la più grande onestà. Se io non ti ho difeso moralmente di fronte a me e agli altri, è stato per il grande dolore di vedere il tuo ingegno male raccolto, combattuto, anche se non negato, soffocato ogni volta come un pericolo; è stato il dolore di non poterti vedere dove avevi diritto; non tra gl’idoli de la piazza, ma tra i pochi che rappresentano la vera forza spirituale e che possono dominare col loro cervello. Da questo punto è nata l ripugnanza a pensarti in dati ambienti, a vederti lavorare in basso anche per uno scopo alto. Non accusarmi di questo, perché non c’entra affatto con l’amore. Io ti sono stata di fronte in questo come ad un amico per il quale si ha una devozione illimitata, e sola con quella si è cercato di indicarli la via del minore travaglio.

Varazze, agosto 1922- […] Qui a Varazze il mare è bellissimo; i bimbi vanno scalzi e ci stanno dalla mattina alla sera; rimpiango la tua lontananza e il periodo di quiete che perdi qui; questa volta proprio lo rimpiango e non posso mai staccarvi il pensiero.[…] Contavo su l’aiuto tuo , tanto per venire via di qui, come per altre cose, ma sono venuti in casa a dirci che se ritorni, non garantiscono neanche de le famiglie più. Non so altro perché fuori non vado. Insultano su la strada come fossimo la peggiore gente da spregio.[…]

Il tormento di Giacomo- Ma, ovviamente, anche Giacomo è in apprensione, non tanto per sé, quanto per la famiglia, lontana e senza che lui possa trarne conforto.


“Quanto a lungo può durare l’amore se abbandoni al suo destino la donna che ami? Non rischi di rovesciare la passione in formalità?La piega delle labbra si stempera in un sorriso, s’illumina alla soglia del letto. Ha la voce rotta dall’emozione. Verso la Corsica, l’orizzonte si ammanta di una luce arancio carota.Strizza gli occhi, è incerto. La bambina è così piccola che ha paura di toccarla. Tre figli e nessuno è nato col padre a soffrire dietro la porta. […] Velia si tira su, si appoggia alla testata del letto, solleva la figlia.

«Prendila.» Nel gesto il gelo si scioglie. Se la porta al petto, con un dito sfiora le gote sotto lo sguardo del primogenito, perso nei movimenti del padre, ma le iridi ingannano Velia. Non si vedono da settimane e affidarsi alle lettere ha reso i rapporti solo più complicati. Lei gliel’ha scritto: sei cambiato, non ti riconosco, un’infelicità contagiosa per chi ha rinunciato a un’esistenza civile.

Da settimane vive reclusa. Una gravidanza difficile. Le si erano gonfiate le gambe, nausea, imbarazzo a farsi vedere com’è, lei così delicata, così inappuntabile. C’è dell’altro. Le scorrerie delle squadre fasciste a Sestri Ponente fanno intuire che anche a Varazze il clima sta per cambiare. Sanno tutto di lei: chi è, dove abita, la malinconia nella quale affonda ogni giorno di più. E’ uscita solo per pagare l’affitto, una volta, mai a messa, mai una puntata all’emporio. La gioia è averlo lì, al suo fianco, il piacere è condividere la normalità, il desiderio che assaporano tutti e che lei ignora da quando era bambina. […] Allunga una mano e stropiccia il naso di Chicco.

«Papà, papà,guarda che muscoli.»

Arrotola le maniche della maglietta, serra le dita in un pugno, piega il braccio, fa forza. […]

«Non amareggiarti. Le cose potranno ancora cambiare.»

«No. Mi illudevo che la crisi avesse un esito migliore. Mi illude coche l’attacco a Ravenna spingesse gli incoscienti a muoversi. Un’illusione,Velia.»

«Be’, almeno i tuoi figli ti ascoltano. Quando non fa ginnastica Chicco sta con i pescatori. Adora gli umili. E Bughi ti chiamerà cento volte al giorno.»

«Sono ancora il capofamiglia o Chicco ha preso il mio posto?»

Una carezza piena di comprensione.

«Povera vita anche la tua ma in questi giorni, giura, solo riposo, tua moglie e i tuoi figli.»

Si alza,affonda nella poltrona. Chicco si sdraia ai suoi piedi mentre la mamma allatta la sorellina.

«Disfa la valigia. Mi piace lavare e stirare le tue camicie. Ora che ci sei siamo una famiglia. Giacomo, quando eri lontano li ho immaginati vivi i tuoi abiti. Li ho conservati come reliquie.»

Tiziano Franzi

Dal mio libro “Varazze. Notizie storiche e personaggi” vol. II, M. Sabatelli ed.


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