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Liguria e Basso Piemonte

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Intervista/ Nicola Panizza, filologo, bibliotecario, uomo colto che vuole trasmettere cultura con le biblioteche di Peagna e Toirano. ‘Ecco le mie prossime avventure toiranesi…’


Nicola Panizza nasce nel 1986, nel tempo del disincanto cantato da Vasco Rossi in “Siamo solo noi”, descritto dallo storico torinese Diego Giachetti nel libro omonimo (Theoria edizioni, 1999), con questo occhiello.

di Ezio Marinoni

Nicola Panizza avvolto nel fascino della ‘sua’ amata Toirano

«I temi che stanno a cuore a Vasco Rossi sono quelli che hanno sconvolto e mutato il panorama sociale dell’ultimo trentennio: la ribellione contro il sistema, l’affermazione dei diritti della donna, le conseguenti mille contraddizioni del rapporto di coppia e la crisi dell’identità maschile, l’omologazione nella società edonista degli anni Ottanta, fino ad arrivare a Tangentopoli e alla rabbia contro la falsità e la corruzione dei potenti.».

Ti riconosci e sei cresciuto in questo mondo? E in quale angolo di Liguria?

«Sono nato nell’’86 a Finale Ligure e, tolta la parentesi universitaria lombarda (a Cremona, dalla fine del 2005 all’inizio del 2012), ho sempre abitato a Toirano, paese con cui ho stabilito nel tempo un legame sempre più stretto e profondo, che ad oggi accompagna, direi irrinunciabilmente, la mia vita quotidiana (che pure mi porta a trascorrere buona parte delle mie giornate ad Albenga, dove sono tutor di corsi presso un ente di formazione professionale).

Anche rapportati all’attualità, i temi citati richiamano senz’altro il mio interesse e la mia sensibilità, in particolare quello della condotta morale di chi riveste, ad ogni livello, posizioni di potere e di governo. Ripensando agli ultimi decenni del secolo scorso, posso condividere qui con i lettori l’impressione generale – che si ripresenta più volte nella mia vita (in occasione di una lettura, di un ascolto musicale, della visione di un film o di altro) – di essere nato in effetti, e quindi di essere stato adolescente e ventenne, un po’ in ritardo rispetto a quella che sarebbe stata, forse, per modo di essere e vedere le cose, la mia dimensione storico-culturale ideale. Per fare solo un esempio tra i più immediati e leggeri, devo abitualmente constatare come le mie preferenze musicali, in tema di canzone d’autore (italiana e straniera) o di altri generi e repertori, mi riconducano puntualmente alla fine degli anni ’70 o alla prima metà degli ’80, periodo che io naturalmente non ho potuto apprezzare, per anagrafe, ‘in presa diretta’.»

Ti sei laureato e hai poi conseguito il dottorato di ricerca in filologia. Che cosa ti ha spinto a questo filone di studi, che sembra lontano dal presente, e con quale percorso scolastico? Ricordi qualche “maestro” della tua formazione culturale? 

Il prof. Nicola Panizza accanto ad un simbolo dei vecchi frantoi per olive

«La scoperta della filologia – che nella sua istanza base, di ricerca e restituzione dell’autenticità dei testi, mi sembra conservare oggi, a dire il vero, un’estrema attualità –, risale al mio primo periodo universitario. Una volta concluso infatti il liceo scientifico a Finale Ligure – correva l’anno 2005 –, decisi di iscrivermi, per la passione che avevo da tempo per la storia della musica, alla Facoltà di Musicologia (oggi Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali) dell’Università di Pavia, con sede distaccata a Cremona (città che ho amato da subito, e dove ho lasciato un pezzo di cuore). La facoltà proponeva allora due corsi di laurea triennale, in musicologia e in scienze letterarie, con i rispettivi bienni specialistici in musicologia e in filologia. Il piano degli studi, anche per gli iscritti al corso di musicologia, prevedeva la possibilità di scegliere tra diverse discipline dell’ambito letterario, e io, consultando i programmi, optai senza esitazione per gli esami di filologia italiana. Anche solo il primo modulo di ore, dedicato ai fondamenti metodologici della materia, fu spiazzante: mi si aprì un mondo del tutto inesplorato e sentii esplodere dentro di me una nuova passione, con l’inarrestabile voglia di andare avanti e approfondire. Nella mia decisione di cambiare corso di laurea, da musicologia a lettere, proseguendo poi con la specializzazione in filologia, un ruolo determinante ebbero proprio le appassionanti lezioni e i lungimiranti consigli del Prof. Claudio Vela, oggi direttore del Dipartimento, che – ricorderò sempre – già in coda a quel primo esame di filologia mi mise (opportunamente, se non mirabilmente) in crisi dicendomi: “D’accordo, lei è iscritto al corso di musicologia, però ci pensi bene, perché durante il suo esame ho visto l’occhio del filologo…”. Da allora in avanti ci furono solo conferme sulla strada intrapresa, al punto che dopo la laurea specialistica proseguii, nello stesso campo, con il dottorato di ricerca presso l’Università di Genova, rientrando quindi nella mia regione».

Che cosa fa un filologo per vivere?

«Se non ha intenzione, possibilità o occasione di intraprendere la carriera universitaria, dedicandosi quindi alla ricerca e alla didattica a livello accademico, un filologo può trovare sbocchi occupazionali nella scuola, pubblica o privata – io, ad esempio, ho insegnato per sei anni materie umanistiche, e ora copro altre mansioni, in un centro di formazione professionale –, può collaborare con le redazioni dei giornali o delle case editrici, oppure rivestire diversi ruoli professionali nei settori dell’informazione e della comunicazione e dei beni culturali.»

Che cosa significa dividersi fra tre lavori?

«Dal momento che tanto il mio lavoro vero e proprio quanto la gestione volontaria delle biblioteche sono mossi da forti passioni e motivazioni quotidiane (che riducono di molto il peso della mancanza di tempo libero), penso che il significato di tutto stia nel cercare di utilizzare al meglio, in modo costruttivo e dinamico, secondo la mia sensibilità, il tempo che ho a disposizione ogni giorno, e quindi la mia vita.»

Ti immaginiamo sempre immerso nei libri, fra le due biblioteche di Toirano e di Peagna… Fai entrare i nostri lettori nei corridoi e nelle stanze dove tu sei di casa. 

Nicola Panizza insigne e benemerito personaggio della cultura ligure in un angolo caratteristico di Toirano

«Attualmente è così, ma in passato, fino alla metà del 2022, ho avuto il piacere di gestire per qualche anno anche la biblioteca civica di Balestrino, che rappresentava quindi un terzo polo della mia “geografia sentimentale” nel settore bibliotecario locale. Se si punta a fare sviluppare al meglio le potenzialità di queste realtà, allora ci si ritroverà, com’è capitato e capita abitualmente a me, non solo attorniati dai libri – che peraltro non stanno sempre fermi sugli scaffali, passando all’evenienza di sala in sala, e di mano in mano –, ma anche da tutti gli autori, relatori e artisti che partecipano alla programmazione culturale (data da presentazioni e letture pubbliche, conferenze, corsi e laboratori, mostre) e da tutti gli utenti e visitatori che, sia durante i turni ordinari, sia in occasione degli eventi, si avvicendano e si ritrovano nell’ambiente della biblioteca. Oltre che riuscire a soddisfare sempre più richieste di titoli e informazioni, e avere contemporaneamente tutte le sale e gli spazi occupati, tra le gratificazioni maggiori di questo splendido mestiere c’è senza dubbio il veder nascere e svilupparsi, in quelle stesse sale, idee e progetti condivisi, collaborazioni e amicizie, che ci restituiscono tangibilmente la profonda correlazione che c’è, e che comunque si può in ogni momento riscoprire, tra cultura e socialità.»

Toirano vuol dire Maineri e Peagna vuol dire Gallea. Due grandi personaggi della cultura ligure, modi e tempi e secoli diversi, che non vanno dimenticati.

«Indubbiamente: così come Maineri rappresenta ad oggi la figura di maggior spicco nella storia di Toirano – e non a caso è a lui dedicato il primo progetto di “Toirano Cultura Insieme”, nuovo movimento culturale da me promosso e in via di presentazione ufficiale in paese –, così il Prof. Francesco Gallea, recentemente scomparso, sarà sempre legato, in modo indissolubile, alla stagione fondativa e al notevole sviluppo negli anni dell’Associazione “Amici di Peagna” e della Rassegna “Libri di Liguria”. Non so se si possa davvero stabilire un trait d’union, ma forse, oltre che la comune passione per la storia e la cultura liguri, e una conoscenza capillare delle stesse, ad avvicinare idealmente queste due figure distanti per epoca può essere la capacità, da entrambi dimostrata, di valorizzare il contesto locale non rinunciando mai ad avere, contemporaneamente, e proprio in funzione del primo, una prospettiva di più ampio raggio, quantomeno nazionale.»

Come ti è venuto in mente di dare inizio a un “movimento culturale”? Che cosa vorresti trasmettere ai tuoi conterranei liguri e a tutte le persone di buona volontà che amano la cultura?

Toirano Cultura Insieme” nasce spontaneamente, a conclusione di esperienze personali importanti come quella da consigliere comunale delegato al settore, in considerazione di una pluralità di progetti ideati nell’arco degli ultimi anni e rimasti necessariamente nel cassetto in attesa di un periodo più favorevole (in quanto più libero da impegni e incombenze) per poter essere opportunamente strutturati e sviluppati con l’apporto di collaboratori e amici incontrati strada facendo.

Baccio Emanuele Maineri – Ritratto di Rosi Marsala (dicembre 2023)

Tra questi progetti – che saranno presentati nei prossimi giorni e nelle prossime settimane attraverso un’apposita “campagna culturale” in nove incontri pubblici, tesa soprattutto a raccogliere ulteriori suggerimenti della cittadinanza –, la riscoperta appunto di Baccio Emanuele Maineri mediante la ripubblicazione di alcune sue opere che, con la predisposizione di tutte le opportune chiavi di accesso al testo (introduzione, commento, indici, tavole e illustrazioni), possono destare ancora oggi l’interesse dei lettori; la ricostruzione di episodi e capitoli della storia di Toirano a partire da iscrizioni ed epigrafi (su mura, targhe, lapidi commemorative o altri supporti) ancora presenti in paese, che saranno fotografate e raccolte in un catalogo specifico; la sintesi formale e l’approfondimento, sempre attraverso nuove pubblicazioni, dei risultati di ricerche già in essere sulla toponomastica e sulla cartografia storica locale; iniziative legate alla “tutela creativa” dell’ambiente, con giornate ecologiche finalizzate al riuso artistico dei materiali recuperati; la promozione, a supporto di quanto già proposto e organizzato da scuole, associazioni e gruppi, delle arti, delle scienze e del gioco nella comunità, in particolare tra i giovani.

Non diversamente, immagino, da chi in altri paesi ha dato inizio ad esperienze culturali analoghe, il messaggio che su tutti intendo trasmettere, prendendo spunto da questa mia nuova avventura toiranese, non può che essere l’importanza di continuare a dare, al meglio delle nostre capacità e possibilità (e talvolta imboccando, se necessario od opportuno, strade imbattute), una testimonianza personale del bello e del vero che quotidianamente ci circondano, e che spesso possiamo sorprendentemente ritrovare, oltre che nella storia, negli angoli e negli scorci stessi dei nostri borghi.

Ezio Marinoni


Dormitio Virginis


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Ezio Marinoni

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