
Bartolomeo, fatto adelantado dell’isola di Española (ora Haiti e Santo Domingo) da Cristoforo, nel codicillo al suo testamento del 13 agosto 1511, scritto nel palazzo del Viceré di Santo Domingo, aveva affermato che la sua unica figlia Maria era deceduta e che non aveva avuto altri figli.
il 2 marzo 1422, [risulta] sposa di Domenico Del Carretto signore di Zuccarello“. Qui l’avv. Casartelli parla di un errore commesso dal compilatore [sic ? senza dare una giustificazione] perché – scrive l’avv. Casartellik – come sposo di Marietta non si tratterebbe di Domenico dei signori di Zuccarello, bensì di Domenico dei signori di Cuccaro: pretesa non giustificata da documenti. Infine nel testamento di Marietta dell’8 nov. 1457 questa lasciò come soli suoi eredi universali le figlie Battistina e Bartolomeo nonché Luchino Colombo, adottato come figlio dal marito (fu)
Domenico. Se Marietta fosse stata la madre dei fratelli Cristoforo, Bartolomeo e Giacomo perché a loro nulla lasciò?
Ancora nulla lasciò a questi tre fratelli il presunto padre Domenico consignore di Cuccaro; mentre secondo il diritto feudale i figli legittimi di un nobile avrebbero dovuto ereditare la loro parte di feudo. Secondo Gianfranco Ribaldone (III Congresso… op. .cit. a pag. 189): “nel giugno 1450 muore Domenico Colombo di Cuccare, che poco prima ha dato in sposa la figlia Bartolomea al figlio adottivo Luchino, mentre l’altra figlia Battistina ha come sposo Tommaso dei conti di Mede”. E Gianfranco Ribaldone continua: “Nel gennaio 1454 Renato d’Angiò ritorna in Provenza ed è probabile che, in questa occasione portò con sé i tre figli maschi di Domenico, reliquie inconsapevoli di un progetto… e per i tre <putti> il destino svolge altrove, nella Marsiglia di re Renato“ [sic ?
ma non esistono documenti autentici e coevi al riguardo, ed il probabile vale poco].
novembre 1586.
ha tral’altre cose ordinato per suo testamento, secondo intendiamo [sic ?], che a Genova debba star di continuo aperta una casa del suo cognome in memoria sua e che per il mantenimento di essa casa le assegnò de’ suoi beni una buona entrata, e di più pare che chiami nell’eredità di lui i suoi parenti e quelli del suo cognome più propinqui. E s’è inteso prima d’hora che in Madrid si litighi sopra essa eredità tra certi Spagnoli del medesimo cognome, ed alcuni nostri sudditi che si pretendono veri parenti del testatore. E perché “questo negocio è di molta importanza ed è anche giusto proteggere li nostri sudditi, vogliamo che
voi procuriate di haver copia di lo detto testamento, la quale puotrete havere facilmente dal dottor Scipione Canova che è in quella città. Et essendo vero quanto sopra, procurerete di ottener non solo la essecutione del legato, ma anche d’aiutare per quanto potrete li detti nostri Genovesi, come sappiamo che farete meglio di quanto vi si puotria ricordare. E del seguito ci darete avviso>.
<Il Colombo di Cogoleto ordinò tra l’altre cose nel suo testamento, secondo intendiamo [sic ?], che a Genova dovesse star di continuo aperta una casa di suo cognome per memoria sua, e per mantenimento di essa casa assegnò “de’ suoi beni una buona entrata e di più pare che chiamasse nell’eredità sua i parenti suoi e quelli del suo cognome più propinqui [sic! di Cogoleto, non di Genova], et s’è inteso prima d’hora che in Madrid si sia litigato sopra essa eredità tra certi Spagnoli del medesimo cognome, et alcuni nostri sudditi che si pretendono veri parenti del testatore. E poiché questo negocio è di molta importanza et è anche giusto che proteggiamo li nostri sudditi, vogliamo che procuriate di haver copia del detto testamento, la quale potrete havere facilmente dal dottor Scipione Canova che è in quella Corte; et essendo vero quanto sopra, procurarete di ottenere l’esecuzione di detto legato, ma anco di aiutare, per quanto potete, li detti nostri Genovesi, come sappiamo che farete meglio di quanto vi si potrà ricordare. E del seguito ci darete avviso procedendo però sempre col dovuto riguardo e riservatamente”.
Riassumendo:
Le istruzioni concludono: <Et per puoter scrivere liberamente quelle cose di importanza che giudicarete doversi passare con segretezza, vi abbiamo fatto fare un’alfabeto in ziffra [cifrato], il quale conserverete presso di voi, di esso servendovi in dette occorrenze, che così faremo noi>.
Il documento è firmato: <Per il Doge, Governatori e Procuratori della Ser.ma Repubblica di Genova, da Gian Giacomo Merello Segretario di Stato>“.
Per 16 anni dal 1586 al 1602 la Repubblica di Genova sostiene che l’ammiraglio Cristoforo Colombo è nato a Cogoleto, non a Genova. E che gli ambasciatori di Genova in Spagna devono “proteggere li nostri sudditi Genovesi di Cogoleto procedendo però sempre col dovuto riguardo e riservatamente. “Chi controlla il passato controlla il futuro”: è ciò che fecero i Genovesi.
Se un ammiraglio e nobile di Francia era conosciuto a Genova ed a Milano come Colombo normanno ciò voleva dire che prima del 1471 esisteva un famosissimo corsaro italiano di nome Colombo che terrorizzava il mare Mediterraneo e l’Atlantico. Di solito i Francesi apprezzavano raramente un italiano perché si ritenevano a lui superiori. Ora se un ammiraglio e nobile di Francia si fece soprannominare con il nome di un italiano significava che quell’Italiano era talmente famoso che il suo nome era degno di fare da soprannome ad un ammiraglio di Francia.
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Gli storici portoghesi dell’epoca conoscevano e citavano Cristovam Colombo italiano come residente in Portogallo. Tali documenti certificano
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che Cristoforo Colombo italiano era residente in Portogallo almeno a partire dall’anno 1470.
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Che questi combatteva come corsaro nella flotta dell’ammiraglio francese Guglielmo de Cazenove conosciuto con il soprannome di Colombo normanno.
Fig. 12 ASG, Archivio Segreto, n° 1799 Litterarum , nella prima riga di questo documento genovese
leggiamo il soprannome “cognomine columbus normandus” dell’ammiraglio di Francia
La Francia era allora alleata con i Portoghesi contro Isabella di Castiglia e suo marito Ferdinando II d’Aragona durante la guerra di successione per il regno di Castiglia-León. La guerra era iniziata nel dicembre 1473 e finì il 4 settembre
1479 con il Trattato di Alcáçovas (cittadina presso Évora in Portogallo), tra Afonso V di Portogallo ed Isabella di Castiglia con il marito Ferdinando.
Siccome Cristoforo Colombo aveva combattuto come corsaro al soldo dell’ammiraglio di Francia (soprannominato Columbus) in aiuto dei Portoghesi il re del Portogallo aveva conosciuto ed apprezzato Cristoforo Colombo gli permise di navigare sulle rotte dell’Africa occidentale. A partire dal 28 agosto 1481
era re del Portogallo João II. Appena salito al trono prese misure severe contro chi osava interferire nel commercio portoghese diretto in Africa: decretò che lo straniero che veniva trovato sulla rotta di Guinea doveva esser messo a morte immediatamente. Alla fine del 1481 il re fece partire da Lisbona, alla volta del golfo di Guinea, 11 vascelli al comando di Diogo d’Azambuja, incaricato di costruire la fortaleza de São Jorge (il forte di S. Giorgio) da Mina (de Ouro) che si trova nel Ghana attuale in quella che veniva allora chiamata “Costa d’Oro“.
In basso il forte di El Mina. Foto del forte portoghese di S. Giorgio della Mina in Ghana nel 1972
La fortaleza de São Jorge fu ultimata e resa operativa solamente nel 1482, e solo dopo questa data Cristoforo Colombo che “desiderava navigare” l’Atlantico, in compagnia del fratello Bartolomeo poté visitarla. Ci rimane la sua testimonianza: “vedemmo (vidimus) il castello della Mina “dove il dì è sempre di dodici ore“.
sovente da Lisbona a mezzogiorno, alla volta della Guinea, osservai con diligenza la rotta” e “più volte (plures vices) feci il punto“.
Inserendo nella vita di Cristoforo questi 27 anni risulta che dal 1456 al 1476 Cristoforo poteva esser stato corsaro al soldo dei Francesi per oltre 19 anni; e per gli altri 8 anni avrebbe navigato con i Portoghesi e su navi portoghesi in Atlantico. I “27 anni consecutivi, trascorsi continuamente in mare” si conclusero verso l’anno 1483 quando Cristoforo tornò dalla Guinea. Allora chiese al re portoghese delle navi per attraversare l’Atlantico, ma i tre esperti (scelti dal re João II) diedero un parere sfavorevole al progetto colombiano. Poi successe un fatto increscioso quando il re inviò, all’insaputa di Colombo, una caravella sulla rotta indicata dal navigatore italiano. Quando Colombo seppe che la caravella era tornata con le vele spezzate e senza aver trovato nuove terre si arrabbio e decise di abbandonare il Portogallo per recarsi in Spagna. Era la fine dell’anno 1484. Questa data la deduciamo da un altro documento:
Ora un altro documento della Cancelleria reale portoghese riporta che la carica di
“capitanato dell’isola immaginaria venne concessa il 30 giugno del 1484” al Fernán Domingues do Arco.
Ecco come inserisco nella vita di Colombo savonese i suoi viaggi continui in mare:1436 nacque il marinaio Cristoforo Colombo a Saona. 1440 a 4 anni Cristoforo, la sua famiglia e gli abitanti di Savona furonocacciati dalla città occupata militarmente dai Genovesi dall’8 agosto 1440 al 23 gennaio 1442.1450 a
14 anni iniziò a navigare quando c’era la peste in Liguria.1456 a 20 anni comincerebbe a navigare più di 27 anni consecutivi. 1483 a 47 anni terminerebbe
i più di 27 anni continuamente in mare. 1484 a 48 anni lasciava il Portogallo per andare in Spagna. 1492 a 56 anni riprese a viaggiare in mare iniziando il 1° viaggio alle Indie. 1495 a 59 anni nel 2° viaggio scrisse la 4a lettera del Libro Copiador.

Giunto a San Giovanni Battista di Portorico in un autografo l’ammiraglio scrisse: “all’improvviso mi colpì una infermità che mi tolse ogni capacità e intelletto, come se fosse stata una pestilenza o una letargia… attribuisco la mia malattia alle eccessive fatiche e pericoli di questo viaggio, perché ho sofferto per più di 27 anni consecutivi, trascorsi continuamente in mare. Rimasi così mezzo cieco, e in certe ore del giorno, cieco del tutto”. Nelle Historie della vita e dei fatti dell’Ammiraglio Don Cristoforo Colombo così veniva descritta la malattia: “infermità molto grave, tra febbre pestilenziale e mal di mazzucco. La qual privollo della vista e dei sensi e della memoria in un subito… gli durasse l’infermità più di V [5] mesi“. 1495 a 59 anni nel 2° viaggio Cristoforo fu gravemente infermo (perdette ogni capacità e intelletto) per più di 5 mesi. Durante questa malattia grave l’ammiraglio perse l’intelletto perché inviò ai re di Spagna una sua confessione di aver combattuto in gioventù come corsaro al soldo francese del re Renato I d’Angiò contro navi aragonesi. Si tratta della copia-estratto del domenicano Bartolomé de Las Casas di una lettera che Colombo scrisse ai Re nel gennaio 1495 dalla “Española” [oggi Haiti- Santo Domingo]. Descriveva un’impresa del giovane comandante corsaro Cristoforo Colombo: “Mi è accaduto che il re Reynel [Renato I d’Angiò] che è deceduto, mi inviasse a Tunisi (Túnez) per catturare la galeazza [aragonese] Fernandina, e stando già all’altezza dell’isola di San Pietro in Sardegna, una saltia [un marinaio a bordo di un’imbarcazione piccola detta saltia] mi disse che con la detta galeazza vi erano anche due navi (naos) e una caracca; così che coloro che stavano con me si preoccupavano e non volevano proseguire il viaggio, a meno che non si tornasse a Marsiglia, a procurarsi un’altra nave e più equipaggio. Io [Cristoforo Colombo comandante corsaro], visto che non potevo senza qualche artificio forzare le loro volontà, finsi di accogliere la loro richiesta e cambiando le direzione dell’ago [della bussola], diedi la vela sul far della notte e, il giorno dopo, all’alba eravamo dentro il capo di Cartagine [di Tunisi], essendo tutti loro convinti che stavano andando a Marsiglia”.
Il re di Napoli il francese Renato I d’Angiò (16 gennaio 1409 – 10 luglio 1480).Notiamo che la nave corsara francese del giovane comandante Cristoforo Colombo aveva come basi logistiche il porto di Marsiglia e quello di Tunisi. Perché Cristoforo inviò questa lettera ai Re Cattolici? Nel gennaio 1495 l’Ammiraglio era gravemente ammalato. E come lui scrisse tale “infermità mi tolse ogni capacità e intelletto“: aveva perso l’intelletto. Quando il re Ferdinando II d’Aragona lesse la lettera scoprì che don Christóval Colón era il famoso corsaro Colombo che con i Francesi aveva combattuto contro le navi aragonesi. La certezza che questa lettera fu letta da Ferdinando II d’Aragona sta nel fatto che il re ruppe subito e radicalmente con l’ammiraglio Colombo.Rimando al capitolo 17° di Navigare rende curiosi (altro libro di Franco Icardi apag. 257) dove trascrivo che il 10 aprile 1495 i re di Spagna (senza consultare e all’insaputa del loro ammiraglio del mar Oceano) emanarono un decreto (Real Provisión) che permise agli Spagnoli di organizzare viaggi di scoperta nelle Indie.Poi inviarono un inquisitore regio (perquisidor) a Santo Domingo che praticamente destituì don Christóval Colón dal titolo di Vicerè e Governatore delle Indie. Infine la domenica 23 agosto 1500 (a pag. 301) i tre fratelli Colombo furono messi ai ferri, e venerdì 20 novembre 1500 l’ammiraglio
Colón ritornò incatenato in Spagna. Il domenicano Bartolomé de Las Casas riportava che “dopo che i sovrani lo avevano fatto liberare… l’ammiraglio li supplicava sempre di rimetterlo nel suo stato iniziale… benché fosse vecchio e molto affaticato da tante immense fatiche, manteneva comunque il proposito di spendere la vita che gli restava nella scoperta, al loro servizio, di molte più terre di quelle che aveva scoperto“.Ma la regina Isabella I di Castiglia-León escluse gli stranieri dal governo delle Indie e dal viaggiare su navi spagnole.Ciò obbligò Amerigo Vespucci a lasciare la Spagna per il Portogallo. Dopo aver fatto due viaggi su navi spagnole fece due viaggi su navi portoghesi in Brasile.
N. B. L’ammiraglio Cristoforo Colombo mai chiese di essere naturalizzato in Castiglia (Spagna). Mai soggiornò per dieci anni consecutivi in quel regno quindi secondo le leggi vigenti era uno “estranjero destos rejnos (uno straniero di questi regni)“. di Castiglia e di Aragona. Sembra strano che vi siano ancora degli Spagnoli (in Castiglia ed in Aragona) che ritengono don Christóval Colón (Cristoforo Colombo) un loro compatriota. Mi fermo qui perché non voglio svelarvi tutto il contenuto dei miei libri sul savonese Cristoforo Colombo. Buona lettura. Alla fine potrete affermare: “Bentornato a casa ammiraglio Colombo“.
Franco Mauro Icardi*
(Direttore della Biblioteca civica di Cengio e Presidente dell’Associazione culturale no profit O.D.V. “Antichi Liguri e Colombo nato a Savona (natural de Saona)”