Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Siccità e verità ignorate. Acqua troppi consumi

Quando troppo è troppo, ecco che la verità viene infine a galla e le ipocrisie tipiche dei politici vengono gettate alle ortiche anche dai media (di solito abbastanza succubi della politica). Prima ci hanno fatto credere che il prosciugamento del Po e altri fiumi e laghi del suo bacino era una conseguenza della scarsità di pioggia a causa dei cambiamenti climatici.

di Franco Zunino*

Mario Tozzi

Ed era vero, ma solo fino ad un certo punto. Poi di fronte alla drammatica emergenza di questi giorni, ecco che la verità è finalmente venuta a galla in tutti i media: il vero problema è l’eccesso di prelievi civili, industriali e agricoli. Tutto il resto è fuffa! E questa volta anche il geologo Mario Tozzi (con la competenza del caso) si è allineato con quelli che, con senso pratica, hanno fin da subito avanzato questa ragione della secca del Po. Lo ha fatto in un condivisibile pezzo su La Stampa del 22 giugno scorso.

Questa volta non si è fatto influenzare dal suo spirito animalista, ed ha scritto di un argomento che gli compete. E allora ecco che anche il tanto criticato Tozzi, specie dal mondo venatorio dopo la sua discutibile intervista su RAI 3 di qualche tempo fa, questa volta l’ha raccontata giusta. Lode al merito. In attesa che i politici prendano i provvedimenti del caso e la smettano con l’idea di creare altri bacini che comunque finirebbero poi per essere prosciugati, perché i bacini artificiali sono come i conti in banca, se si pretende di prelevare contanti tutti i giorni ovvio che si finisca per svuotarli!

A 6 MESI DALLA PESTE SUINA – “A sei mesi dal primo caso di peste suina nei cinghiali, siamo pronti a chiedere l’intervento dell’esercito per mettere in sicurezza il nostro territorio”, ha scritto la Coldiretti. Ecco, appunto, anziché perdere tempo a costruire inutili recinzioni e a continuare a rimandare alle calende greche gli abbattimenti, che avrebbero dovuto iniziare con immediatezza 6 mesi or sono, questo avrebbero dovuto stabilire le autorità mandando a quel paese gli animalisti!

Intanto si cominciano a segnalare nuovi ritrovamenti di animali infetti al di fuori delle “zone rosse” inizialmente stabilite; e allora vai con le assurde barriere “che ci chiede l’Europa”, ed i milioni di euro per costruirle! Ma non è così che si ridurrà il numero dei cinghiali! Anche perché qui i problemi sono due, la peste suina, ma anche l’eccesso di cinghiali, il cui numero va drasticamente ridotto portandolo ad una sopportabilità ambientale (sopportabilità che non deve essere stabilita dagli anticaccia né, però, neppure dai cacciatori, bensì dai biologici e dai naturalisti; gli uni perché esperti della dinamica della specie; gli altri perché guardano anche al danno dei cinghiali alla fauna e flora più minuta e più rara, che di solito non interessa né agli animalisti anticaccia né ai cacciatori).

E allora, ecco il grido disperato della Coldiretti: via all’esercito! Altro che aspettare l’apertura della stagione venatoria per un’operazione che saranno i cacciatori stessi a non portare a termine per ovvie e note ragioni. O vogliamo continuare a ragionare da ipocriti proponendo costose, e spesso teoriche, soluzioni palliative pur di non dover intervenire con l’unico metodo con cui in tutto il mondo si frenano queste pandemie faunistiche (ultimo esempio, quello ungherese)?

Si prepari il mondo venatorio e si preparino i proprietari privati dei terreni: sulla loro testa sta per arrivare un’altra mazzata tipicamente da “socialismo reale”. L’hanno chiamata “Pacchetto Natura”. Apparentemente sembrerebbe una cosa buona, se non fosse che, come già la Direttiva habitat che ha portato ai SIC ecc. ecc.,  è assolutamente non democratica in senso liberale. Tutto quanto vi è previsto (per ora è solo una proposta adottata dalla Commissione europea) in America non avrebbe mai passato il vaglio del Parlamento federale, proprio perché lesiva dei diritti inalienabili dei cittadini. In pratica, sempre il solito metodo da vecchia URSS: i singoli cittadini che pagano per i diritti della società! Certo, a qualcuno può piacere, ma, è vera gloria? E’ vera democrazia? Dove sta il limite della libertà democratica sancita dal famoso detto: la tua libertà finisce quando lede i diritti degli altri? Detta in altre parole, come si farà a ripristinare habitat naturali sulle proprietà private se i proprietari non saranno d’accordo (esempio: trasformare in paludi le risaie, o i boschi cedui in foreste vetuste)?

Ecco, queste cose in America le fanno da decenni e decenni, ma alla condizione PRIMARIA che la società o chi per essa (ed in questo hanno contribuito non poco anche le organizzazioni venatorie!) acquisti prima i terreni affinché non vengano lesi i diritti dei proprietari privati. Neppure nelle severissime ed integrali Aree Wilderness è possibile operare sui terreni privati se prima non se li è acquisti al bene pubblico! Ebbene, nella nuova proposta di direttiva (che dovrà poi diventare legge di ogni Stato) non c’è una sola parola che possa far almeno intuire che per ripristinare gli habitat si acquisteranno, affitteranno o prenderanno in gestione le zone da ripristinare! Se mai la direttiva proposta e le leggi statali conseguenti giungeranno al traguardo che si sono prefissi i proponenti (associazioni ambientaliste in gran parte anche anticaccia!), i tribunali avranno da lavorare non poco, come è già successo per i SIC e per le aree protette, per stabilire che senza l’assenso dei proprietari nulla si potrà fare, specie se per farlo si dovranno ledere diritti commerciali ed economici in genere. Sperando che poi non debba succedere come per i SIC (almeno in Italia!), che gli stessi politici che li hanno approvati, in non pochi casi si sono poi trovati a dover difendere i diritti violati di contadini, boscaioli, allevatori e cacciatori!

Il WWF, sia il nazionale, sia la sua sezione abruzzese (ma anche altri organismi cosiddetti ambientalisti, e specialmente orsofili), si ostinano a voler educare la gente ad amare l’orso marsicano ed a riconoscerne il valore biologico; e così organizzano ogni anno campi scuola, raduni e manifestazioni varie. Quest’anno si sono anche inventati i “sentieri parlanti dell’orso”. Ci sarebbe da dire, beata ignoranza! Se c’è un animale che in Abruzzo non è mai stato odiato, ed anzi è sempre stato se non propriamente amato come intendono gli orsofili, almeno visto con simpatia, è proprio l’orso marsicano. E se c’è gente che lo ha SEMPRE amato sono proprio gli abruzzesi, specie la gente del mondo rurale (che, caso forse unico al mondo, gli ha anche dato vari nomignoli affettuosi, affatto negativi, ed anzi proprio di simpatia e di rispetto!).

Per non dire della gente di città, i cosiddetti turisti, che appunto vengono spesso in Abruzzo proprio con la speranza di incontrare l’orso. E allora, come si spiega questo movimento nel voler “educare” la gente all’amore per l’orso, se tutta questa gente l’orso già lo ama? Come missionari tra i propri fedeli! Non è che la ragione vera sia “pelosa”, nel senso che con la scusa dei campi di studio e lavoro, collaborazione e gite conviviali lungo i sentieri, si vuole solo giungere ai sold out di queste iniziative organizzate e amministrate dal WWF et similia? Ma lo sanno, questi organizzatori, che l’unica educazione all’orso che sarebbe il caso di fare, è quella di dire a questa gente (specie a quella che viene dalle città a sollazzarsi nella “terra dell’orso“, che sarebbe il caso che proprio lungo i “sentieri dell’orsonon dovrebbe andare e proprio per rispetto alla sua privacy?

Peccato che di questa educazione, di cui ci sarebbe veramente bisogno, e non solo per l’orso ma per la Natura tutta, nessuno mai parla o scrive. Solo nelle Aree Wilderness americane si dice che per rispetto alla solitudine e all’integrità dei luoghi e al diritto alla solitudine dei visitatori, bisogna andarci in pochi, tanto che vi si applica il numero chiuso di visitatori, ed un numero chiuso non legato al valore dei ticket rilasciati (come avviene in Italia nei rari casi in cui si è parlato di numero chiuso!), ma alla sopportabilità ambientale, per cui i numeri sono sempre non tanto bassi quanto bassissimi! Ecco, questa è l’educazione che bisognerebbe dare ai turisti urbani che vanno in Abruzzo a cercare l’orso: altro che invogliarli ed accompagnarli sui “sentiero dell’orso” per educarli ad amare l’orso!

Franco Zunino (segretario generale AIW)

 

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