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Propaganda, il lupo Putin ringhia e realtà. Il papa. Finirà male per i prepotenti plutocrati russi

Perché è giusto controllare che le falsità non dilaghino e confondano le persone semplici.

di Sergio Bevilacqua

Mentre al Forum economico provinciale S. Pietroburgo il lupo Putin ringhia, dopo un attacco hacker, e si veste da agnello sul grano ucraino insieme, non accenna a diminuire la pressione mediatica sull’Occidente, accanto alla strategia subdola condotta nella guerra in Ucraina.

Una delle ultime “trovate”, sarebbe che il Papa avrebbe detto, un paio di mesi prima dello scoppio della guerra, che un “Capo di Stato” gli aveva parlato dell’abbaiare della NATO. Il Papa non ha mai criticato solo la NATO, ha criticato soprattutto Putin, e un Papa non può che essere contrario alla guerra. Detto questo, il Papa parla di un “Capo di Stato” incontrato “due mesi prima dello scoppio della guerra” “molto saggio e che parla poco” che per primo ha usato la frase “Abbaiare della NATO“. La interpretazione fatta passare dell’“abbaiare” è comunque esagerata: c’è il ladro e il passante e il cane abbaia ad entrambi. E se fosse stato un ladro o un passante lo si è visto il 23 febbraio.

Allora io penso che sia ora di finirla di strattonare di qua o di là le posizioni sagge, anche se a volte irrituali, espresse da Francesco come in questo caso per una parola appropriata, letterariamente corretta ed efficace. Che la NATO abbai, come fa un cane da guardia, interpretazione autentica della locuzione franceschina, è solo corretto, in quanto è la sua funzione, e aveva ben di che: un cane da guardia non provoca, reagisce a segnali di pericolo, quando è un buon cane da guardia, come è la NATO. Meglio senza? Se non ci fossero pericoli bellici e di oscurantismo, di moderna barbarie sì, meglio senza.

Oggi la NATO ha convinto anche me. Magari domani no, e ieri a tratti nemmeno, ma oggi sì.

Un altro mito falso della propaganda putiniana è la comparazione Euro/Rublo, 2 valute non comparabili per meccanica valutaria. Il commercio in rubli è una parte minima del commercio in Euro, e relativa a pochissime poste materiali, cambiando le quali si altera la dinamica valutaria. Non è indicativa. Puro ideologismo opportunistico.

Altro tema di propaganda putiniana: Draghi, già servo del pre-potere europoide, servo degli americani, che sono nostri alleati imprescindibili oggi nella NATO, è autore della crisi italiana. Ridicolo. Il disastro, semmai, era già avvenuto oltre mezzo secolo fa. Draghi ha invece tenuto turate falle enormi, voragini, prima con il Quantitative Easing e poi con il suo, pur controverso, lavoro da Presidente del Consiglio dei ministri.

Altro tema della propaganda putiniana, le contraddizioni europee. Il problema europeo è metodologicamente sociatrico e non filosofico, cioè la dinamica cambia l’oggetto. Infatti, in quest’epoca, la storia stessa ci dice di non essere magistra vitae. Riguardo comunque alla storia russa, non si può dimenticare l’autocombustione che va dal 1890 almeno al 1922 e che ha sempre accompagnato la sua storia del XX. La Russia non è una grande potenza moderna.  Il suo PIL è la metà di quello dell’Italia. Molto fumo (di bombe) e poco arrosto. Le sue materie prime sono importanti, ma sostituibili. Per l’Europa la Russia sarebbe comoda logisticamente, in un macro-layout produttivo eurasiatico. Da sola serve meno e per poco tempo ancora.

Infatti, in pochi anni Islam e Russia dovranno fare i conti con il crollo del valore dei combustibili per l’energia (petrolio e metano soprattutto). Problema gravissimo per le masse islamiche, che sono il decuplo dei russi: ciò è già previsto e programmato e avverrà grazie alla fusione atomica.  La “difesa” del precario potere economico, e non della civiltà russa, è stata congegnata da Putin con preveggenza e tempismo. Ciò non toglie che, facendolo con le proprie forze e cultura primitive, ha scelto forse non la ipotesi migliore. La mano militare e le continue minacce all’uso dell’atomica, che da varie parti istituzionali russe continuano a prodursi, sono viste come volgare e disastrosa arroganza dal mondo intero, che è spaventato.

Nel terzo millennio, alla fine, non è spaventando che si ottiene consenso, ma incoraggiando e congiungendo. Strada per la quale Putin e il suo entourage, speculatori e avvoltoi, non hanno le caratteristiche culturali per agire. Peccato, per l’umanità, per noi e soprattutto per i russi, la cui economia popolare presto crollerà, avviando il Paese a una delle consuete rivoluzioni, che si sono alternate alle guerre per più di tutto il XX. La Russia vale moltissimo per la civiltà moscovita pietroburghese e di Kiev/Odessa. Poi per la esperienza comunista, che ha cambiato il mondo. Ma si tratta di un Paese dalle enormi difficoltà politiche in una fase come questa, globale e olistica. E le sue reazioni sono primitive e dunque arretrate.

Il problema dell’Europa era già evidente prima della crisi ucraina e ora è diventato più grave; e la pandemia, gestita così così, l’aveva già acuito. La crisi ucraina è capitata a fagiolo per gli USA, che dimostrano di essere ancora il baluardo dell’Occidente. La Russia (o, meglio, un pugno di detestabili oligarchi) l’ha creata per salvare il salvabile del valore del suo petrolio e metano, in vista della loro sostituzione presso il mondo industriale con la fusione dell’atomo. Mondo secondario nel quale la Russia è peraltro praticamente assente.

Opacità di visione e incapacità di integrarsi in modo moderno, globale e olistico, vecchiume civile e illusione da ipertrofia militare, grande astuzia d’intelligence (KGB docet) e limiti culturali spiegano la arretratezza della politica e società putiniana. Le materie prime, di cui la Russia abbonda, non valgono nulla se non le si trasformano, e la terra ne è comunque piena.

La propaganda putiniana per cui gli Usa avrebbero provocato questo conflitto per un “divide et impera” non regge. E la congiunzione di cui secondo i deliranti Dugin e c. gli USA sarebbero terrorizzati non sarebbe tra Russia ed Europa, che non si integrano perfettamente, ma tra Europa e Asia, Cina. Su questa congiunzione eurasiatica, solo i vetusti politicoidi non capiscono che sarebbero stati d’accordo anche gli USA. Gli unici a non avere interessi per quella congiunzione sono proprio gli oligarchi russi, nemmeno il popolo russo. A dimostrazione di un potere di governo di squallida e pericolosa retroguardia, con l’opportunismo anti-societario nascosto dietro ideologie, bombe e miti, velleità di una grandeur apparente e superata.

Guardando anche solo al fatto militare, a differenza loro, la NATO può moltissimo perché ha dietro una enorme industria avanzatissima in tutti i settori, che fa confluire con facilità le tecnologie all’ambito militare. La Russia ha perso il treno almeno 50 anni fa, un pò come l’Italia ma, a differenza di quest’ultima, per cause proprie. E occorre fare attenzione ai filosofi, in un’epoca ove serve la conoscenza clinica dei sistemi operativi del mondo, perché a causa loro la politica è sempre più offuscata.

I grandi gruppi economici globali muovono LA Presidenza americana, di cui IL Presidente è semplice emblema. E i grandi gruppi industriali occidentali e cinesi vogliono il mercato aperto, globale, comunicativo e coeso, e abbattere le barriere, giuste o sbagliate che siano: la guerra ucraina, il potere degli oligarchi, in questo caso le barriere le alza.

La Russia putiniana ha capito che la integrazione economica, che è nel semplice ordine delle cose, è un gravissimo danno per la oligarchia e un enorme opportunità per il popolo russo.

Finirà male, cari amici, per questi prepotenti plutocrati russi, oggi oligarchi putiniani, come già quattro o cinque volte nella storia russa, ma speriamo che non sia tragico come le altre volte per il popolo russo.

Sergio Bevilacqua

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