Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Intervista/Giovanni Perrone docente: Savona avara di opportunità professionali e svaghi per giovani. Ma la cultura nel Ponente ligure è ricca di vitalità. Patrimonio artistico da valorizzare

Giovanni Perrone, laureato in lettere classiche, insegna tali discipline nel Liceo classico “Gabriello Chiabrera” in Savona ed è – fra l’altro – mio insegnante.

di Alberto Venturino

Gentile Professore ci vuole parlare della sua famiglia e della sua città?

Il prof. Giovanni Perrone insegnate lettere classiche al Liceo Chiabrera di Savona sua città natale

Comincio dalla mia città, Savona: qui sono nato e vivo da sempre, ragion per cui non posso non amarla, sebbene non mi sfuggano i suoi aspetti negativi, primo fra tutti la relativa mancanza di opportunità di realizzazione professionale e persino di svaghi per le più giovani generazioni. In quanto alla mia famiglia di origine, sono figlio di due insegnanti, per cui si può affermare che abbia il mestiere nel sangue, un figlio d’arte insomma. Nella famiglia che ho creato con il matrimonio, ho cercato di instaurare con mia moglie e con mio figlio un rapporto diverso da quello che ebbi con i miei genitori, un rapporto fondato sul sentimento e sulla comprensione reciproca, anziché sulla condivisione di principi e di idee.

La sua infanzia…

La mia infanzia? Normale e serena fino agli otto anni, dai nove in poi qualche problema sia per motivi di salute, sia per i difficili rapporti con la maggior parte dei coetanei, che mi trovavano timido, goffo e troppo educato. Per questo vissi un periodo triste e tormentato, problema più frequente di quando si pensi nel periodo adolescenziale di molti.

Com’è nata la passione per le materie umanistiche?

La passione per la classicità è sorta in me con la lettura dei poemi omerici e dell’Eneide virgiliana durante i primi due anni delle medie inferiori. Suscitarono in me un tale entusiasmo da desiderare di poterli leggere nella lingua originale, così da coglierne ogni sfumatura.

Nel corso degli studi quale insegnante le ha dato una lezione di vita?

A questa domanda devo rispondere, purtroppo, che nessuno di loro ne fu capace. Personalmente, mi considero un semi-autodidatta, se mi è consentito servirmi di questo inelegante composto.

Ci potrebbe fare un confronto fra la cultura greca e quella latina?

In breve, quello greco è un popolo di poeti, di pensatori e di artisti cui va l’eccelso merito di aver gettato le basi dell’intera cultura e del sapere occidentali. Ecco perché, per parafrasare una celebre ed onesta sentenza di Benedetto Croce, sostengo che anche nel ventunesimo secolo non possiamo non dirci greci. Il popolo romano, caratterizzato da una forma mentale meno complessa e più pratica, si è distinto per la genialità dimostrata nella creazione di un diritto sostanzialmente originale, tuttora fondamento della scienza giuridica, e inoltre per la straordinaria capacità di assimilazione che gli ha consentito di fare da tramite fra il mondo greco, il Medioevo occidentale ed il Rinascimento stesso, trasmettendo a queste epoche l’eredità letteraria e filosofica della civiltà ellenica.

Mi è capitata questa frase dello scrittore Jean-Marie Clément (1742-1812): “Qui nous délivreras des Grecs et des Romains?”. La prego di spiegarmela.

Clement si ribellava, non senza ragione, alla dittatura del classicismo – quanto meno nell’ambiente culturale francese – in materia letteraria, artistica e fin di pensiero e di costume, dittatura che aveva trasformato le straordinarie intuizioni e valori del mondo classico in vacui stereotipi ostacolanti un’espressione libera e creativa.

Che pensa della cultura nel Ponente ligure?

Mi sembra che stia dando confortanti segni di rinnovata vitalità. Occorrerebbe per altro una più convinta attenzione al nostro ragguardevole patrimonio artistico, del quale forse non ci rendiamo conto di quanto sia importante e meritevole di comprensione dapprima e poi di valorizzazione.

Perché ha scelto di insegnare?

Desideravo rendere le generazioni più giovani partecipi del mio amore per le straordinarie creazioni e le idee perennemente attuali del mondo classico, e offrire in tal modo un contributo alla loro formazione.

Come auspica la sua scuola preferita?

Vorrei un liceo classico fedele alla sua missione primaria, ossia la trasmissione dei valori fondanti la civiltà occidentale. Purtroppo, in questo compito nessuna forza politica ci sostiene.

Nel frangente del Coronavirus ha notato qualche peggioramento negli allievi e nella vita sociale?

Nel difficile e, sotto molti aspetti, drammatico biennio dell’emergenza sanitaria determinata dalla pandemia, l’insegnamento delle lingue classiche ha sofferto oltremodo, come risulta evidente, a motivo della inadeguatezza dello strumento rappresentato dalla DAD. Parimenti i rapporti sociali, specie tra i giovani, ne hanno risentito assai negativamente: sarebbe un lungo discorso.

Durante la cattività profilattica ha potuto attuare qualche suo progetto?

Sì, ho avuto più tempo da dedicare allo studio delle letterature classiche approfondendo autori e temi.

Un incontro indimenticabile…

Io parlerei al plurale di incontri indimenticabili: quello con i grandi poemi epici della classicità, del quale ho accennato, e l’altro, altrettanto decisivo, con il Tasso e Leopardi, che considero i miei veri maestri.

Canto di uno straniero: che le ricorda?

La frase citata mi ricorda, naturalmente, me stesso, la mia modesta opera poetica, dove si rispecchia il mio senso di sostanziale estraneità al mondo contemporaneo: “Qui il barbaro sono io, perché nessuno mi capisce”, per richiamare un celebre verso di Ovidio.

La ringrazio, Professor Perrone, per aver accettato l’intervista, sebbene – mi perdoni – mi è parsa un po’ laconica, per mantenerci alla cultura classica…

Alberto Venturino

 

Avatar

V. Venturino

Torna in alto