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Intervista/ Francesco Basso: ‘Io, scrittore per passione, mi sento come un albatros stupendo nel suo volo ma goffo sulla terra’. La laurea in Scienze dello Spettacolo con tesi sul regista dell’horror Lucio Fulci. La gavetta nel giornalismo all’Eco della Riviera rilanciata da papà. Le 60 testimonianze di ‘Raccontare Imperia’

Francesco Basso, classe 1985, laureato in Scienze dello Spettacolo, pubblicista, vicedirettore della testata giornalistica di Sanremo “L’Eco della Riviera”, scrittore per vocazione.

di Gian Luigi Bruzzone

Caro Francesco, ci parli della sua famiglia, se non le dispiace, e della sua infanzia.

Francesco Basso, laureato in Scienze dello Spettacolo, pubblicista, vice direttore ‘L’Eco della Riviera’ e scrittore

Grazie mille Gian Luigi per questa graditissima intervista e a tutti i lettori. La mia famiglia… ecco non posso dire quanti anni hanno mamma e papà, me lo proibiscono da sempre. Posso dire però che da entrambi ho ereditato un qualcosa legato alla scrittura e quindi la voglia di cercare, di meravigliarsi di quello che ci circonda. Ho un fratello che ha otto anni in più di me, io ne compirò a giugno 37. Lui ha famiglia in Francia, si è laureato in filosofia. Ha tre figli con la sua compagna Laura. Anche lui scrive, ha scritto “L’Anello del Potere”, “Io Vampiro” e un libro sul Black Metal.

E degli studi effettuati. Da qualche insegnante avrà appreso qualche cosa di più...

Tutti gli insegnanti che ho incontrato mi hanno dato qualcosa. Mi sono laureato in Scienze dello Spettacolo Dams, come scordare il grande professore di storia del Teatro Roberto Trovato, di Cinema Saverio Zumbo, Marco Salotti, Antonio Somaini, e altri ancora, Roberto Cuppone, Simona Morando, Miglietta, l’elenco sarebbe davvero troppo lungo. In particolare mi piace ricordare un prof. delle medie, Angelo Lupi, a lui devo moltissimo. Insegnante di italiano ci faceva fare moltissime ricerche in classe per farci appassionare al senso della scoperta, a lui devo moltissimo.

Com’è sorta la sua passione per lo spettacolo?

Diciamo che si tratta sia di una passione per lo spettacolo e sia uno spettacolo di passione nel senso che quando hai la passione allora quello che ti circonda è spettacolare anche se magari ti fa soffrire maggiormente. Lo sappiamo tutti, quando si è più aperti, più empatici, più propensi all’altro e al mondo talvolta si soffre tanto, questo perché la sensibilità va a braccetto a volte con la delusione, spesso però per fortuna se si è sensibili quando arrivano le cose belle si apprezzano di più. Mi sento spesso come “l’Albatros” dell’omonima poesia di Baudelaire, che è magnifico, farebbe dei voli superlativi in cielo ma sulla Terra si sente goffo e inappropriato. A volte mi sento così perché il mondo sembra voler sempre essere molto pratico e dalla mia la praticità e la materialità sono facoltà che al momento mi mancano.

Adesso si è evoluta in una passione per l’arte, mi sbaglio?

Arte per me racchiude anche la scrittura. Gli scrittori, i filosofi, gli scienziati, se in loro brucia il talento, la passione, sono artisti. Maradona anche lo era, Einstein, Socrate, Aristotele. A volte chiamiamo quel personaggio filosofo, quell’altro scrittore ma se sono “maestri”, se sono bravi, se sanno comunicare, sono artisti. Anche il lettore è un artista perché dà vita all’opera con la sua immaginazione. L’arte è un tramite con divino e forse è il divino stesso che si manifesta. Van Gogh non era assolutamente capito in vita, London pure, sono dovuti morire purtroppo per essere compresi. Il mondo a volte riconosce i geni troppo tardi… direi spessissimo… Mi permetta di fare una digressione, oggi si parla molto di disciplina, di pratica, di riproduzione ma se non si ha l’ispirazione e non si ha l’amore per quello che si fa non andiamo da nessuna parte sotto il profilo artistico. Avevo creato anni fa un corso di scrittura, l’ho chiamato Scrittura Screativa, sì, con la “S”, questo per differenziarlo nel modo più totale da Creativa. La tecnica è fondamentale, è vero ma dobbiamo secondo me ricordarci di cosa differisce un artista da un altro. L’artista fa il genere, è lui un genere, è lui come individuo che dà un contributo all’arte. La tecnica aiuta, ma – secondo me – quello che dà “colore” all’artista, che lo differisce è il suo talento. Grotowski diceva che l’artista deve dare le stigmate al suo spettatore, l’artista quindi deve donarsi, sennò è puro intrattenimento. Io la pensò così, se scrivo un libro dev’essere un dono, un qualcosa. Cerco il dono anche se lo leggo o vedo un film. Cerco sempre qualcuno che mi parli, che mi dia qualcosa in più, che mi cambi, che mi faccia crescere.

Suo padre negli anni Novanta ha ripreso “L’Eco della Riviera”, fondato nel 1915. Ce ne parli, di grazia.

Grazie a L’Eco mi sono fatto le ossa nel giornalismo. Ho iniziato come correttore di bozze poi sono andato avanti. Il settimanale spaziava dalla cronaca allo spettacolo, ora è sul web e facciamo dei numeri speciali nel corso dell’anno. Con il mio ultimo libro “Il Caso Voronoff” ho riportato numerosi articoli de L’Eco che parlavano delle ricerche di Voronoff quindi ho potuto unire il lavoro di giornalista con quello di scrittore. Nel corso degli anni ospitiamo nelle nostre rubriche artisti, scrittori, disegnatori, filosofi e chiunque sia interessato al senso di bello.

Il mio interesse per il regista Lucio Fulci (1927-96)

La mia tesi di laurea in Scienze dello Spettacolo è su Lucio Fulci. Si intitola “Lucio Fulci – le origini dell’Horror”, edizioni Il Foglio Letterario. Mi colpì particolarmente questo regista perché fu famoso per i suoi horror, ma prima di farli toccò ogni genere possibile cinematografico: dall’erotico al poliziesco, dal genere avventuroso al sentimentale. Devo dire però e l’ho capito osservando le sue pellicole che era lui il genere. Cioè aveva inventato lui un nuovo genere: il suo. Mi spiego meglio, se vediamo un film di Tarantino non possiamo affibbiargli un genere. Perché? Perché è lui il genere. Lo stesso nella scrittura ed è quello che dico nelle mie lezioni, Conan Doyle inventò Sherlock Holmes ma non fece solo ma anche “Il Mondo Perduto”, precursore di Jurassic Park. Maupassant non fece solo libri d’amore ma racconti horror e d’altro canto Edgar Allan Poe scrisse anche poesie d’amore. Dumas oltre ai romanzi d’avventura scrisse anche saggi sulla licantropia questo per dire che tutti questi grandi scrittori non rappresentavano un solo genere ma era la loro penna a elevarsi in modo originale e intenso. Ribadisco, la loro penna, il loro, tocco, il loro talento e quindi non  esclusivamente la loro tecnica. Approfitto dello spazio per ringraziare Gordiano Lupi, editore de Il Foglio Letterario, che credette fin da subito all’idea di fare un libro sulla tesi di laurea su Fulci. Dopo Lucio Fulci le origini dell’horror sempre per Il Foglio Letterario sono usciti “New York Torture – omaggio a Lucio Fulci” e due volumi sulla Provincia di Imperia. “Raccontare Imperia Vol. 1 e Vol. 2” infatti sono due libri che parlano del territorio imperiese, da Cervo a Ventimiglia, toccando luoghi e personaggi storici. Da Grock a Pastonchi, da Voronoff a De Amicis, coinvolgendo una sessantina di scrittori. Giornalisti, scrittori hanno partecipato a queste due antologie, dal finalista allo Strega 2022 Marino Magliani a Donatella Alfonso di Repubblica, da Enzo Barnabà a una lettera di Felice Cascione scritta per la madre, l’elenco è davvero lungo e ringrazio singolarmente di cuore tutti i partecipanti. La prefazione di Raccontare Imperia si deve al poeta Giuseppe Conte.

L’amica Graziella Ferrari mi ha elogiato quel suo volume su quel famoso scienziato studioso di scimmie…

Grazie, colgo l’occasione di salutare caramente Graziella. Voronoff sembra uscito dalle pagine di un libro di finzione e invece è esistito per davvero. A Ventimiglia cercava l’immortalità facendo esperimenti sulle scimmie. Pastonchi vide le gabbie e ne fu sconcertato, ne parlo nel “Caso Voronoff tutta la verità sull’uomo scimmia”, All Around Edizioni dove faccio parlare proprio una delle scimmie imprigionate. Ho avuto la possibilità di presentare il libro a Casa Balestra a Molini di Triora, vicino alla casa del santo della Valle Argentina Giovanni Lantrua che è anche un mio parente. Discendo dal Santo. Poi l’ho presentato in altre felici occasioni tra cui la fiera del libro di Imperia, il Book Festival di Bordighera e nella rassegna letteraria di Enzo Barnabà a Grimaldi dove parlai del libro proprio di fronte a Villa Voronoff dove lo scienziato faceva gli esperimenti. Nel 1913 Voronoff trapianta a Nizza un lobo della tiroide di uno scimpanzé su un ragazzo affetto da cretinismo. Dopo passerà al trapianto di testicoli e ovaie. L’intento dello scienziato è di rendere l’uomo eternamente giovane. Ne approfitto per ringraziare Lucia Visca e lo staff di All Around che hanno creduto nella pubblicazione di questo libro su Voronoff e Donatella Alfonso che ne ha scritto la preziosa prefazione. Il libro è andato in onda anche su Striscia la Notizia, nelle mani di Gerry Scotti. Con All Around ho partecipato alle antologie Ai Tempi del Virus, sull’emergenza covid, e Lettere al fronte, sulla guerra in Ucraina.

Com’è sbocciata la sua vocazione scrittoria?

Adolescente, ho iniziato con le poesie. Poi capii che avevo delle storie in testa che dovevano trasferirsi su carta. “Dovevano” non per presunzione ma per necessità di “salute”, stavo male se non riportavo sulla carta le mie emozioni, le mie impressioni. Esprimersi attraverso le parole scritte, a volte è una tortura e a volte un piacere, non riesco proprio a farne a meno. Durante il primo periodo dell’emergenza covid ero andato in crisi perché mi sembrava innaturale non parlare del contemporaneo ma non sapevo come fare. Meno male che ho potuto scrivere nell’antologia Ai Tempi del Virus per mettere su carta le mie emozioni. Poi sempre per il covid ho partecipato al Decameron Scrittori alla Finestra, antologia curata da Gianmarco Parodi, e all’antologia Decameron 20.20 dell’Albiana Edizioni, editrice Corsa.

Un progetto accarezzato…

In ogni libro c’è un qualcosa di biografico, quello che vorrei fare un giorno è parlare proprio di me in prima persona. Lo feci con un mini racconto sulla mia esperienza a Berlino dove stetti un mese e dove vidi i festeggiamenti per il ventennale dalla caduta del muro. Vorrei parlare in prima persona cercando di illustrare i miei sentimenti su quello che ci circonda, covid, guerra, poesia, emozioni. Penso che il covid abbia trasformato tutti noi in testimoni, in diari viventi, in trame pulsanti. Ognuno di noi è stato un pezzo di storia, un racconto tragico, un documento di vita. Ha cambiato secondo me il modo di sentire collettivo.

La mia Taggia.

È uscito ultimamente un’antologia della Frilli dal titolo Giallo Arma di Taggia curata da Eugenio Ripepi. All’interno ci sono anche Marino Magliani e Bruno Morchio. Ho il piace di aver inserito proprio un racconto ambientato a Taggia in cui un uomo, luminare della cura del sonno, torna nella sua amata cittadina e dovrà scoprire un omicidio. Anche qui c’entra “L’Eco della Riviera” perché mio papà scrisse di un uomo che partì da piccolo da Taggia e in Argentina divenne uno scienziato. Da questo spunto inizia il mio racconto sull’antologia.

La mia Imperia.

Curando le due antologie su Imperia, Raccontare Imperia Volume 1 e Volume 2, è impossibile non amarla. Qui è dove ho fatto il Dams e la laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo ed è qui che ho incontrato l’amore: Pamela. Sua è la voce su youtube per quanto riguarda il racconto visuale Covid 666, scritto due anni fa, e sue le foto in copertina delle due antologie Raccontare Imperia. Pamela, in arte Pep Pam, ha presentato in più occasioni alcuni miei libri in diversi appuntamenti.

A ruota libera.

Ho anche esperienza di sceneggiatore. Per i ragazzi dell’Istituto Marconi di Imperia ho adattato il libro “Reato di Fuga“ di Christophe Léon per lo  spettacolo omonimo andato in scena al Teatro Lo Spazio Vuoto di Imperia, luogo magico e intenso dove da sei anni ho ricopro l’incarico di ufficio stampa. Ho sceneggiato assieme a Stefano Ricciuti il film Anthitesis di Francesco Mirabelli. Il film ha ricevuto il premio Mario Bava al Fanta Film Festival e ha avuto come colonna sonora le melodie di Claudio Simonetti, il compositore di “Profondo Rosso” di Dario Argento e fondatore dei Goblin. Sono tra i sceneggiatori anche di alcuni progetti filmici del regista sanremese Riccardo Di Gerlando. Per quanto riguarda il teatro ho avuto l’opportunità di mettere in scena durante il lockdown racconti tratti dal mio libro Horror Chef in cui unisco la cucina alla mia passione per il cinema. Tra i miei scritti ricordo con piacere anche il racconto “Il Cacciatore di Cuori” apparso nell’antologia Dritto al Cuore, in cui sono presenti anche Andrea G. Pinketts e Carlo Lucarelli, e il mio libro distopico “Un Vegano Su Marte”.

Che cos’è la felicità?

Diciamo che sono in cammino… la felicità è stare bene con la persona che ami, è sentirsi realizzato, è sentirsi parte dell’Universo… ho una compagna meravigliosa… sto cercando al momento di sentirmi parte dell’Universo in modo totalizzante.

Oggi.

Sto vedendo se riesco a insegnare nelle scuole. Mi piacerebbe tanto… incrociamo le dita…

Domani.

Comporre altri libri e di sicuro la terrò al corrente, parlare sempre più ai giovani ricordando loro che leggere vale molto di più di una serata balorda. Ma questo bisognerebbe dirlo non solo ai giovani.

Grazie per aver accolto le mie domande. Auguro a Lei ed ai Suoi genitori ore sempre serene.

Grazie mille per tutto. Sono state domande bellissime, speriamo di aver modo di risentirci. A presto e un caro saluto a tutti i lettori.

Gian Luigi Bruzzone

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