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I lupi, gli orsi e cinghiali: le solite storie

I lupi. E’ vero non perché sia vero, ma perché lo dico “io”. Ecco, questa sembra essere l’interpretazione da darsi all’ultimo censimento “scientifico”, “autorevole” e “ufficiale” del Lupo in Italia. E ritornati nelle Alpi si sarebbero messi a scopare come ricci.

di Franco Zunino

Piero Genovesi Responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna dell’Ispra

Che dai 1.500-2.000 esemplari stimati fino a ieri (si noti bene, negando sia la matematica che la biologia riproduttiva del lupo!) finalmente le stesse autorità e con la stessa faccia tosta ci vengono a dire che ora è “scientifico”, “autorevole” e “ufficiale” che i lupi in Italia non sono meno di 3.300 (ISPRA) o 3.600 (Piero Genovesi)! E, per assurdo, pare che proporzionalmente al territorio ce ne siano più sulle Alpi che in Appennino! Un paradosso, se si vuole credere a loro e al loro fantomatico “ritorno naturale” (sembrerebbe che, “ritornati” nelle Alpi, le prime coppie si sarebbero messe a scopare come ricci!).

In pratica questi esperti si sono auto-sconfessati da soli! Ed hanno, sempre praticamente, seppure indirettamente, riconosciuto vero il calcolo che Franco Zunino fece diversi anni fa e MAI da loro smentito. Ma nonostante questo, quest’ultimo dato, per assurdo, non è ancora la VERA verità!

Perché in Italia di lupi oggi per le stesse ragioni suddette (matematica e biologia) non possono essercene non meno di circa 5.000/7.000 mila. Nonostante questo, passare improvvisamente dai 1.500-2000 lupi ai 3.300/3.600 è già un grande passo avanti! Non ci resta che sperare che tra qualche tempo le stesse autorità tornino a auto-sconfessarsi e ci vengano a dire che i lupi sono almeno 5.000, e così via progredendo! Nonostante questo, mai che si parli di abbattimenti o riduzioni del loro numero, nemmeno di fronte alle notizie dei tanti ibridi presenti ovunque: per loro vale sempre la convinzione di un lupo qualsiasi pur che ci sia il lupo.

L’Italia: l’unico Stato al mondo con popolazione di lupi che non ne vuole ridurne il numero! E, per assurdo, tra tutti gli Stati con popolazioni di lupi, quello più urbanizzato, agricolo e pastorale tra tutti! In ogni modo, una domanda sorge spontanea: ma non erano “scientifici” anche i censimenti ed i calcoli precedenti fatti dalle stesse autorità ed organismi? Allora come mai questa disparità improvvisa (abnorme, per i loro calcoli!) crescita del lupo? Non è che si tratta del: quando è troppo è troppo, e allora conviene mettere da parte la “dezinformatzija” di un tempo e cominciare a dire le cose come stanno?

Certo è che, l’errore di base di queste cifre nasce proprio dal metodo: perché non tanto censimenti andrebbero fatti (quasi impossibili per animali come i lupi) quanto stime basate su calcoli matematici che tengano conto della biologia (natalità e mortalità), del lupo; così come per i caprioli ed i cervi la cui stima dovrebbe basarsi piuttosto sui danni che arrecano, anziché cercare di contarli uno per uno.

Gli Orsi- Intanto si apprende che anche l’Orso marsicano ha ripreso a far parlare di sé per la sua presenza di individui segnalati sempre più lontani dal suo areale storico. Infatti l’ultima segnalazioni ci giunge nuovamente dai Monti Sibillini, dove già in passato la sua presenza era stata segnalata. Bene, viva la grande dispersione della popolazione, che secondo le “autorità” e gli “studiosi” pare sia un beneficio per la sua sopravvivenza e non già una dispersione e disgregazione della piccola popolazione sopravvissuta in Abruzzo! Buon per loro che ci credono. Non ci resta che sperare che abbiano ragione.

I Cinghiali – E che dire dei cinghiali, che gli animalisti, parafrasando quello che tanti lupofili hanno detto dei lupi, pare che più se ne uccidono più la popolazione cresce. Ragion per cui ci dovremo rassegnare a mantenere la crescente popolazione attuale, peste suina compresa. Purtroppo per loro, non è neppure l’eventuale intervento dei cacciatori che ne ridurranno il numero alle quote in equilibrio con l’ambiente e l’agricoltura (sopportabilità ambientale), in quanto sono gli stessi cacciatori che non ne vogliono abbattere più di tanti. Per cui, non si preoccupino gli animalisti. Il problema resterà irrisolto anche se le autorità dovessero “prolungare l’attività venatoria da tre a cinque mesi” come il commissario straordinario all’emergenza peste suina ha proposto. Altro che dare ascolto alle associazioni protezionistiche (che puntano solo sui recinti – che peraltro arrecano danni ad ambienti e paesaggi! – dove contenere le aree infette: un errore madornale, che però piace ai politici perché consente di stanziare milioni di euro per progetti ed appalti!); qui c’è da far intervenire anche contadini e i corpi di guardiania rurale se si vorrà risolvere il problema, magari offrendo anche premi per ogni capo abbattuto proprio per contrastare la ritrosia allo sparo che sia i cacciatori sia le guardie rurali hanno! In quanto agli “studi scientifici” che dimostrerebbero che “agli abbattimenti segue un aumento delle cucciolate”; non preoccupiamoci: l’acqua non è mai andata dalla foce alla sorgente, ma viceversa! (Murialdo, 18 Maggio 2022)

Franco Zunino

Segretario Generale AIW

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