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Ciamician pioniere della fotochimica: ricorrenza storica ed esperienza savonese

Ricorrenza 1922 – 2022. Cento anni dalla scomparsa dello scienziato Giacomo Ciamician. Pochi ricordano il pioniere della fotochimica.

di Gabriello Castellazzi

Giacomo Ciamician

Necessario e urgente l’utilizzo diffuso dei pannelli solari. Le conseguenze della crisi climatica e della guerra. L’esperienza savonese.

Pochi ricordano la scomparsa nel 1922 (giusto cento anni fa) di Giacomo Ciamician (nato a Trieste da madre italiana e padre armeno), pioniere della fotochimica e docente per molti anni all’Università di Bologna (il Dipartimento di Chimica oggi porta il suo nome).

In quell’ Università Ciamician affrontò gli studi sulle azioni chimico-fisiche della luce, con importanti pubblicazioni sulla fotosintesi artificiale.

Questo grande scienziato italiano, nel lontano 11 settembre del 1912 , al VIII Congresso Internazionale di Chimica Applicata di New York, presentò la rivoluzionaria relazione:

“La fotochimica dell’avvenire”. Un testo diventato punto di riferimento per tutto l’ambiente scientifico interessato alle tecniche di utilizzo dell’energia solare.

La relazione, riportata sulle più importanti riviste scientifiche mondiali, così concludeva:

“Se la nostra nera e nervosa civiltà basata sul carbone sarà seguita da una civiltà più tranquilla basata sull’utilizzo dell’energia solare, ciò non sarà dannoso per il progresso e per l’umana felicità.

La fotochimica del futuro non dovrebbe essere rimandata a tempi troppo lontani. Credo che l’industria farà bene ad usare fino da oggi l’energia che la natura le mette a disposizione. Finora la civiltà umana ha fatto uso quasi esclusivamente dell’energia solare fossile; non sarebbe vantaggioso fare un miglior uso dell’energia radiante?”.

Parole profetiche, tenuto conto che il sole manda ogni giorno, sulla piccola Terra, 50 milioni di Gigawatt di energia.

Ovviamente, come per tutte le scoperte scientifiche, è stato anche lungo il cammino per la comprensione della fotoelettricità. Tanti scienziati se ne occuparono, compreso Albert Einstein, che ottenne il premio Nobel per la Fisica nel 1921 proprio con lo studio che dimostrava come “ la luce contenga fotoni dotati di energia capaci di mettere in moto gli elettroni all’interno di alcuni materiali  (selenio, silicio, ecc.)”.

Solo molti anni dopo, nel 1946, venne rilasciato a Russel Ohl il primo brevetto su di un sistema che, grazie ad un campione di silicio contenente alcune impurità, portava ad una produzione significativa di corrente elettrica (invenzione poi perfezionata con la scoperta dei semiconduttori a base di silicio).

Negli anni 60 si sviluppò il mercato mondiale dei moduli fotovoltaici. Nel 1979 venne installato in Italia il primo impianto fotovoltaico, ma solo negli anni 90  lo sviluppo tecnologico e l’abbattimento dei prezzi ne hanno favorito l’adozione.

Oggi, nel nostro Paese, circa il 40% dell’energia deriva da fonti rinnovabili, ma la crisi climatica e le conseguenze della guerra scatenata dalla Russia, che incidono profondamente sul mercato delle fonti fossili, richiedono un’ azione straordinaria e urgente in tutti i settori pubblici e privati.

Le proposte innovative si sommano a quelle che hanno messo già in atto i settori più sensibili ai problemi ambientali:

Coperture fotovoltaiche ovunque sia possibile (anche grazie alle nuove tegole fotovoltaiche a zero impatto ambientale); facciate fotovoltaiche degli edifici (completati con vetri fotovoltaici alle finestre) e agrivoltaico compatibile con le produzioni che non sacrifichino il terreno fertile.

Ottima la recente proposta di collocare lungo tutte le autostrade pannelli capaci di svolgere la doppia funzione fotovoltaica e fono assorbente.

Coprire, con lo stesso sistema, tutte le aree di sosta autostradale (foto di esempio virtuoso nell’area di sosta a Savona), con il doppio vantaggio di non soffrire entrando in un mezzo surriscaldato e di risparmiare l’energia necessaria a riportare in condizioni accettabili l’ambiente interno di auto e bus.

Un impegno molto forte dovrà essere volto a realizzare una rete adeguata di punti per ricarica dei mezzi elettrici (utilizzando proprio l’energia proveniente dalla rete stradale). Non si può puntare sulla diffusione di mezzi elettrici non inquinanti senza un efficiente sistema di assistenza.

Il ricordo del nostro chimico-fisico Giacomo Ciamician, con il suo messaggio che ci arriva dagli inizi del secolo scorso, deve aiutare noi a capire come non si possa più perdere tempo.

Gabriello Castellazzi – Europa Verde – Verdi del Finalese

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