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Triora ‘Processione del monte’: antico e faticoso voto religioso (1756) che richiama molti fedeli

E’ la ‘processione del Monte’ a Triora. Domenica 1 maggio 2022, seconda domenica dopo Pasqua, per la 265.ma volta le popolazioni dell’alta Valle Argentina, dopo due anni di forzata “pausa” a causa della pandemia, si recheranno sul “monte”.

di Sandro Oddo

E’ un’altura soprastante il borgo, indicata sulle carte antiche come “Monte Forcarum”, poiché vi si eseguivano le pene capitali. E’ un appuntamento consueto, in adempimento ad un voto del Parlamento triorese del 28 novembre 1756, per ringraziare Iddio per aver salvato l’alta valle Argentina dal flagello dei bruchi, che da alcuni mesi stavano distruggendo il raccolto, creando gravi problemi non solo di sostentamento ma anche finanziari, poiché il grano veniva in gran parte esportato in altri luoghi della Repubblica Genovese.

La data di questa annuale ricorrenza potrà finalmente essere rispettata e la venerabile Confraternita della Buona Morte si sta attivando per adempiere all’antico voto, la cui prima edizione si svolse alla fine del novembre 1756 con un concorso straordinario di popolazione.

In quel tempo gli abitanti si recavano lassù con alcune croci ed un pesante “Cristo”, poi con una Madonna in marmo pesantissima, sostituita, a partire dall’anno 1841, da un bellissimo gruppo statuario della Madonna della Misericordia, opera dello scultore genovese Paolo Olivari, “commovente ed applaudita dai conoscitori d’arte”, come ebbe a dire il Casalis.

Otto persone, dandosi il cambio, si pongono sotto il peso di ben 420 chili, battendo ritmicamente il passo. Oggi non è più così semplice: i portatori sono sempre di meno, ma quel che conta è che la pesante statua giunga sul “monte”.

Il “Cristo”, pesante 55 chili, è molto difficile da portare; un solo uomo se lo issa, poggiando i piedi del Signore sulle spalle, ben ritto, sfidando a volte le raffiche di vento. Non si usa nessuna cinghia, come si fa in molti altri luoghi. Il volto si riempie di sudore, ma quel che conta è che il voto venga adempiuto.

Che dire poi della nera Croce, che incappucciati in nero, i piedi scalzi, si mettono sulle spalle, in un miracolo di equilibrismo? Non tutti sono capaci, non è sufficiente essere forti e robusti. Naturalmente il popolo segue il corteo, cantando e pregando. Soltanto quando è lassù sopra il cimitero si accosta avidamente ad una fonte per una sorsata d’acqua.

Dopo le consuete preghiere e la benedizione con rituali formule delle campagne, oggi purtroppo quasi tutte abbandonate, si fa ritorno in chiesa.

E’ una manifestazione molto importante, che quest’anno ha un ulteriore significato, in quanto la Madonna della Misericordia è da sempre particolarmente venerata e a Lei ci si rivolge per ringraziarla ed implorarne l’intercessione in caso di disgrazie, quali la pandemia e la guerra.

Organizzata dalla Parrocchia e dalla Confraternita della Buona Morte, è una ricorrenza alla quale prendono parte tutti coloro che amano le tradizioni e l’alta valle, è una “festa” capace di vincere ogni campanilismo ed ogni rivalità.

Vige la consuetudine che, una volta usciti dalla chiesa, si prosegua verso il monte, anche sotto la pioggia. I vecchi ricordano che si verificò un anno in cui venne rinviata per ben tre volte; alla quarta si fece molta fatica a raggiungere il “monte”, perché i portatori erano scarsi. Un altro anno, per la precisione nel 1913, il parroco don Sebastiano Lombardi nel corso della Messa avvertì i fedeli che, a causa delle pessime condizioni della strada ricoperta di neve ed oltremodo fangosa, la processione si sarebbe svolta solo fino al “Castello”. Qui giunti, mentre le Figlie di Maria ed il clero si fermavano, le altre confraternite andarono avanti fino al “monte”. Per molto tempo le povere donne dovettero subire gli scherni e gli sfottò degli uomini…

L’appuntamento è dunque al primo maggio alle 10,30 e non può essere assolutamente disatteso: si mancherebbe di rispetto verso chi ci ha preceduto, nel ricordo dei vecchi che del “Monte” sono sempre andati fieri. Tempo fa un’anziana di Bregalla, frazione triorese, ricordava che i suoi familiari al mattino presto del “dì duu Munte” si recavano nei campi, dirigendosi poi a piedi, lungo un tortuoso sentiero, a Triora: non mancavano mai a questo appuntamento; farlo sarebbe stato tradire le origini.

La Confraternita rivolge un appello soprattutto ai giovani ed alle persone ancor robuste perché si presentino all’appuntamento del primo maggio, alleviando le fatiche di chi, da anni, si sobbarca una fatica tutt’altro che indifferente.

Sandro Oddo

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