Trucioli

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Intervista/ Sanremo che dimentica il turismo culturale. I fasti della Belle époque. Faris La Cola, le sue opere librarie e musicali. L’Accademia e la Biblioteca di Pigna. Il nonno ‘chef d’orchestra’ alla corte dello Zar di Russia. ‘Bajardo la mia patria’

Faris La Cola, sanremasco classe 1971, è musicista, storico, araldista, conferenziere, ma preferisce definirsi poligrafo. Fondatore nel 2007 dell’Accademia della Pigna, nel 2021 dell’Istituto di Metapolitica, insieme con Marcel Orcel ed altri studiosi, nel 2015 della  casa editrice «Lo Studiolo». In somma un vulcanico promotore culturale.

di Gian Luigi Bruzzone

Quale premessa, Caro Dottore, fra i suoi molteplici nomi, non so come debba chiamarla e però le chiedo lumi in proposito.

Faris La Cola scrittore e editore (poligrafo)

Ho firmato le mie opere, librarie o musicali, principalmente con due nomi: Freddy Colt per quel che riguarda l’ambito musicale e musicologico, Faris La Cola per l’ambito letterario in senso lato. Il mio nome di battesimo è ancora un altro ma è stato adoperato soprattutto negli anni infantili, a scuola, e tuttora lo usano solo parenti e qualche amico d’infanzia. Ma per carità: non mi chiami Dottore! 

Se non le dispiaccia, rievochi per noi quanto desidera della sua famiglia.

Non c’è molto da dire sulla mia famiglia, se non a riguardo della parte musicale – che deriva dal ramo materno – poiché ha influenzato determinate scelte di vita e di lavoro. Ho avuto comunque due splendidi genitori, purtroppo mancati troppo presto. 

La sua infanzia.

Un’infanzia felice, vivace, intessuta di molteplici interessi. Un po’ diversa, per molti aspetti, da quella dei coetanei, perché già dalla fanciullezza ho iniziato a coltivare tutti quegli interessi e discipline che tuttora caratterizzano la mia attività. Soprattutto l’infanzia è stata abbellita dalla presenza educativa di mia nonna e dall’incontro con alcuni amici che mi hanno accompagnato fin qui. 

Nel corso degli studi avrà incontrato insegnanti dai quali ha ricevuto un particolare influsso ed appreso una lezione di vita…

La Cola con Marcel Orcel

Per la musica è stato determinante, oltre al nonno materno che per primo m’infuse il senso musicale, un vero e proprio maestro: il compositore Nicodemo Bruzzone (1922-98). Ho studiato sotto la sua guida per circa dieci anni e, dopo la sua dipartita, mi sono adoperato per far conoscere la sua produzione musicale. Sul lato della storiografia ho avuto diversi maestri, da ognuno dei quali ho cercato di carpire qualcosa, ma nessuno che abbia avuto un ascendente particolare sul mio modo di coltivare certi interessi. Per quanto riguarda la vita in generale ho avuto in effetti incontri che mi hanno “trasformato”, ma di questi maestri preferisco tacere il nome. 

Com’è sbocciata la sua passione per la musica, vera parte di noi, come sentenzia Severino Boezio?

Come ho accennato, la musica è parte della mia famiglia materna – i Semiglia di Sanremo – almeno da quattro generazioni. Il mio bisnonno era “Chef d’orchestra” alla corte dello Zar di Russia, tutti i suoi figli hanno coltivato qualche strumento, il canto o la danza. Quindi in casa ho sempre respirato una certa temperie… Però la musica non è una religione per me; è un’attività, un mestiere.

Che cos’è la storia per Lei?

La storia è una forma di letteratura, anzitutto. È uno sguardo su vicende del passato che va esercitato insieme allo sforzo di adottare la mentalità degli uomini del tempo per poterne comprendere almeno a grandi linee le vicende. A mio avviso non vi è errore peggiore, per uno storico, che giudicare altre epoche con gli occhi della propria. 

L’Accademia della Pigna: scopo, realizzazioni, attività, eventi

Al Festival del Medioevo a Gubbio con Franco Cardini

L’Accademia è nata a Sanremo nel 2008 da un’idea sviluppata insieme al compianto amico Valerio Venturi, giornalista e scrittore prematuramente scomparso, trentottenne, quattro anni fa. Abbiamo raccolto attorno alla Piccola Biblioteca della Pigna un novero di studiosi di cultura locale e non solo, tra i migliori del nostro comprensorio favorendo l’amicizia, lo scambio intellettuale e la collaborazione fra loro. Ne sono scaturite molte attività: corsi su materie quali gli studi danteschi e l’epica arturiana, presentazioni librarie, letture all’aperto nei mesi estivi, il bollettino bibliografico “Il Regesto”, conferenze, video, commemorazioni. È persino nata una casa editrice, al momento in piena attività: Lo Studiolo Edizioni. 

L’Istituto di Metapolitica.

Di recente costituzione, nato per mettere a confronto, anche in questo caso, diversi studiosi. È intitolato al grande pensatore savoiardo Joseph de Maistre (1753-1821) e al suo concetto di “Metapolitica”, ossia di gestione del potere temporale secondo dei canoni che non partano “dal basso” ma siano legittimati dall’Alto. È una esperienza entusiasmante, benché ancora agli inizi, perché ha un orizzonte internazionale, riunendo studiosi da paesi come la Francia, il Regno Unito, l’Italia, la Finlandia e gli Stati Uniti d’America. Per ora. In pratica abbiamo avviato le attività redigendo un “Glossario di Metapolitica” a cui collaborano, oltre ai membri dell’Istituto, ricercatori accademici di varie Università. L’istituto ha scelto il suo Rettore nel grande studioso nizzardo Michel Orcel, la cui amicizia mi onora. 

Ci presenti le sue riviste.

Oltre al “Regesto”, organo dell’Accademia di cui si è detto, la rivista con una maggiore storia editoriale è intitolata “The Mellophonium, periodico saltuario di cultura musicale” fondato anch’esso insieme con Valerio Venturi, nel 1999. Abbiamo finora realizzato 43 fascicoli, con molte collaborazioni esterne al Centro Studi Musicali “Stan Kenton” che lo produce: molti critici musicali, insigni musicisti e cantanti, tra i quali Bruno Lauzi e Stefano Bollani (per fare soltanto due nomi) hanno scritto loro interventi. La rivista, oggi diretta da Romano Lupi, è incentrata su vari generi musicali, dal jazz allo swing italiano, ma ci si occupa anche di musica popolare, folklore, cantautorato, organologia, discografia, e varie commistioni tra musica e cinema, jazz e filosofia, estetica e jazz poetry, fotografia e iconografia musicale… 

Ed i suoi libri, se le fa piacere.

I libri sono molti, parte dei quali firmati con un nome, e parte con l’altro. In ambito musicale il più recente e gratificante è “L’astro di Pippo Barzizza. Vita e opere del Re del Jazz italiano” edito da Carocci; sull’altro versante, oltre ad alcuni saggi, ho curato edizioni e traduzioni. Mi piace ricordare la versione dal Francese Antico (lingua d’oil) di un poemetto di anonimo autore del XIII secolo mai tradotto in italiano: “L’Ordène de Chevalerie”, edito un paio di anni fa dalle edizioni Il Cerchio di Rimini con prefazione del grande medievista Franco Cardini e poi presentato al Festival del Medioevo di Gubbio. È stata una delle mie maggiori soddisfazioni. Adesso sto per pubblicare una breve vita di San Martino di Tours. 

La situazione culturale della Sanremo di ieri e di oggi.

È un discorso molto complesso. Sanremo è una città ricca di influenze esterne, storicamente. In passato (cioè a cavallo tra Otto e Novecento) gli stimoli arrivavano soprattutto dagli stranieri presenti in loco: inglesi, russi e tedeschi. Ovviamente ne beneficiava l’intera comunità. Oggi è una città un po’ pigra da questo punto di vista, tuttavia l’offerta c’è. Esistono molte iniziative ma più che altro manca un certo coordinamento e un’adeguata promozione. Non si pensa ancora al turismo culturale come in altre località italiane, da noi si punta solo su quello balneare e simile. Forse qualcosa sta cambiando, ma molto lentamente… 

La mia Sanremo ideale.

È del tutto irreale: dovrebbe essere modificata in troppe cose. A partire dalle persone, voglio dire dalla mentalità. Per me Sanremo dovrebbe tornare ai fasti della Belle époque, ma quell’età non c’è più e l’ineleganza ha preso il sopravvento. Nemmeno la Sanremo della mia gioventù esiste più, per quello ho preso un po’ le distanze.

 La mia Bajardo...

Bajardo è la mia patria elettiva da quando ero ragazzo. Ho trascorso lì gli anni più belli della mia vita. Ora mi sono riavvicinato a questo borgo incantevole e incantato. È un luogo che favorisce l’armonia e ritempra lo spirito. 

Noi siamo fatti della medesima fibra dei sogni, canta Hugo von Hofmannsthal. Un suo sogno?

I sogni son desideri, cantava invece Walt Disney. E più spesso sono illusioni. Il sogno più grande e irrealizzabile è costruire una specie di cittadella cavalleresca dove vivere insieme ai miei migliori amici.

(Il suo sogno mi richiama quel famoso sonetto dantesco: Guido i’ vorrei...) 

La prego di commentare questa definizione di nobiltà: Nobilitas sol atque unica virtus (Giovenale, Satire, VIII)

A mio avviso questa sentenza si può leggere in due modi: nel senso che la Nobiltà è l’unica virtù che conti, essendo superiore a tutte le altre; oppure per dire che la Nobiltà consiste solo nella virtù, cioè nel coltivare armoniosamente tutte le virtù. Ma soprattutto bisogna capire cosa s’intenda per Nobiltà: per me essa è anzitutto una qualità dell’Animo, un affinamento interiore che si manifesta poi esteriormente in gesti nobili, finezza di carattere, disponibilità, distinzione, etc. 

L’amica Graziella Ferrari mi ha donato il suo “romanzetto storico”...

Si tratta di una mia operetta “minore”, però mi ha dato soddisfazione. È stato poco più che un esperimento non avendo mai scritto prima nulla di afferente alla narrativa. Scaturito da suggestioni “bajocche”, cioè di Bajardo, s’intitola “Il principe di Castel Bajardo”. Per ora non ha ancora avuto una recensione, forse perché ha circolato poco.

 Che cos’è la verità?

È più facile dire cosa non è. La verità non è quella che ci propinano i giornali e le televisioni. Non è nulla di ciò che troviamo in rete. La verità, per me, è adombrata nei simboli di cui è cosparso il creato e in cui si dispiega la nostra stessa vita. 

Che cos’è la felicità?

Felice è colui che accetta il suo posto nel mondo, nel bene come nel male.

Grazie per aver accolto le mie domande. Auguro a Lei ed ai Suoi ore sempre serene. Vive felix et vale, nostri memor!

Gian Luigi Bruzzone

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