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Liguria e Basso Piemonte

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Liguria e Piano urbanistico. L’assessore Scajola: 25 anni di attesa e nuovo ventennio per valorizzare costa e entroterra. Italia Nostra commenta: Un’occasione persa per soluzioni concrete

Per l’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola l’adozione del Piano Territoriale regionale valorizza la fascia costiera, migliora la vita nelle città e offre nuove opportunità per l’entroterra dopo un’attesa di 25 anni. Uno strumento “fondamentale per delineare la Liguria dei prossimi 20 anni’. Italia Nostra replica: “Ecco perchè si tratta invece di un’occasione perduta”.

COMUNICATO STAMPA – GENOVA. “Si tratta di una giornata storica che la Liguria aspettava da 25 anni, dal 1997

L’assessore regionale Marco Scajola con gli incursori Comsubin della Marina Militare foto diffusa in un recente comunicato stampa della Regione

data di approvazione della legge urbanistica regionale. Con l’ok del consiglio al Piano Territoriale regionale finalmente la Liguria si dota di uno strumento fondamentale per i prossimi venti anni. Una regione più vivibile, con più infrastrutture e servizi per i cittadini, con più opportunità per le imprese, che valorizza l’entroterra, rispetta l’ambiente ed è più resiliente. Un piano che nasce, fin dalle sue prima fasi, da un confronto con il territorio e con tutti i soggetti istituzionali per dare un futuro soprattutto alle nuove generazioni”.
Così il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti e l’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola in merito all’adozione in consiglio regionale del PTR, il Piano territoriale regionale.
Al centro del Piano territoriale regionale anche la riqualificazione delle Aree urbane della Liguria, partendo dalle città, con una programmazione strategica che prevede un rilancio focalizzato su servizi funzionali, innovativi, qualificati ed infrastrutture, volto a migliorare il benessere dei cittadini. Una pianificazione, quindi, utile a porre maggior attenzione all’ambiente. Nel programma sono inserite anche le conurbazioni costiere (aree urbane costiere con servizi ed infrastruttura di livello sovralocale) per le quali è previsto uno sviluppo armonico dei servizi, coordinato dai Comuni del comprensorio, per migliorare la qualità di vita degli abitanti e turisti. Il piano prevede anche di rendere l’area costiera maggiormente resiliente rispetto alle variazioni climatiche, puntando su una riqualificazione del territorio e della sua immagine, in un’ottica di sviluppo sostenibile.
Sono 27 le aree di rigenerazione urbana selezionate dal PTR su tutto il territorio regionale. In particolare: nell’imperiese sono 6 e riguardano l’ex parco ferroviario del Roja, l’area delle serre abbandonate di Camporosso, l’ambito di rigenerazione a Vallecrosia, la pista ciclo-pedonale nel tratto tra Imperia e Andora e la riqualificazione dell’area di Peglia e l’ex parco ferroviario del Nervia, per un totale di 62 ettari
Nel Savonese sono 8 le aree di rigenerazione urbana e riguardano: la riorganizzazione del territorio connesso al raddoppio ferroviario Andora – Finale, il riordino del waterfront savonese (Miramare e Margonara), l’area della stazione ferroviaria da dismettere di Albenga e la correlata area relativa alla nuova stazione, l’area delle caserme di Albenga, il riordino del sistema agricolo-produttivo della piana di Albenga, il riordino del sistema produttivo dismesso delle Bormide, l’area retroportuale di Vado Ligure per un totale di circa 1700 ettari;

Nel Genovese le aree di rigenerazione urbana sono 8 e riguardano il parco del Polcevera, il waterfront di Levante, l’area colmata di Chiavari, l’area del parco tecnologico degli Erzelli, ponte Parodi e il recupero dell’edificio Hennebique, l’area relativa ai parchi ferroviari di Busalla e Ronco Scrivia, l’area presso lo svincolo autostradale di Rapallo, il prolungamento di Viale Kasman a Chiavari, per un totale di 130 ettari;
Nello Spezzino sono 5 le aree di rigenerazione urbana e riguardano: la riconversione delle aree Arsenale Militare della Spezia, il waterfront della Spezia, l’area retroportuale e la piana di Santo Stefano Magra, la riconversione delle aree Enel e la riqualificazione dell’isola Palmaria per un totale di 350 ettari.
Ammonta dunque a 2240 ettari circa il territorio che potrà essere riqualificato senza comportare alcun consumo di nuovo suolo che sarà invece restituito ad usi urbani e maggiormente fruibile dai cittadini.
“Trattandosi di aree già insediate e infrastrutturate – spiega l’assessore Marco Scajola – gli interventi previsti vanno nella direzione del recupero del costruito piuttosto che dell’impegno di nuove aree libere”.
Uno dei punti cardine del programma è rappresentato dalla valorizzazione dell’entroterra, per il quale sono previsti interventi utili a contrastare il progressivo spopolamento, favorendo l’insediamento di start up innovative attraverso la semplificazione delle procedure burocratiche e tutelando le caratteristiche ambientali e paesaggistiche.
“Questo piano offrirà un quadro di riferimento per la Liguria – concludono Toti e Scajola – per attuare le strategie del PNRR con il quale condivide gli obiettivi e i principi, tra cui la transizione verde, in coordinamento con gli altri obiettivi della strategia nazionale di sviluppo sostenibile”.
Dopo l’adozione in consiglio regionale per il PTR si aprirà una nuova fase di confronto con il territorio per arrivare alla definizione conclusiva e quindi all’approvazione del piano, comprensivo della Valutazione ambientale strategica.

DA ITALIA NOSTRA – Il Piano Territoriale Regionale: un’occasione persa

di Roberto Cuneo

L’ing. Roberto Cuneo di Italia Nostra

È da anni in corso di elaborazione il piano Territoriale Regionale. È un documento di estrema importanza in quanto è una analisi collettiva sui problemi del nostro territorio, una riflessione sugli obiettivi con confronti tra opzioni differenti e una predisposizione degli indirizzi per le azioni per conseguire gli obiettivi.

Questa impostazione è stata seguita solo in parte con una fin troppo estesa (ma non accurata) presentazione della situazione attuale, con una superficiale indicazione di titoli di cose da fare (ma senza contenuti) e una irrilevante descrizione di obiettivi e degli strumenti per conseguirli. Quello che preoccupa è che non ci troviamo in presenza di opzioni di soluzione criticabili ma ci troviamo di fronte alla mancanza di soluzioni concrete.

Alla descrizione di obiettivi e interventi è sostituita una banale suddivisione del territorio in Costa, Città ed Entroterra, pensando che la definizione stessa abbia una capacità determinante, in particolare, per l’Entroterra, considerando salvifica la autonomia concessa ai territori. Eppure la storia della Liguria è sotto gli occhi di tutti: la rovina dei territori è stata determinata proprio dalla famelica autonomia dei comuni, impegnati a distruggere il proprio territorio con il cemento per l’irrisorio dividendo degli oneri di urbanizzazione (oltre ai frequenti dividendi personali per gli amministratori); tutto ciò consentito da una sostanziale assenza di ruolo reale da parte di Regione e Province.

Ma esaminiamo i punti principali del documento regionale.

Consumo di Suolo: nell’analisi è indicato che il consumo di suolo della Liguria nella fascia litoranea di 300 metri è il 47%, cioè più del doppio della media italiana (22,8%). Questa constatazione dovrebbe essere sufficiente a un deciso cambio di rotta ed invece il documento si limita ad osservare che l’incremento recente di consumo è modesto ed in riduzione; ma questa considerazione è fuorviante in quanto la riduzione deriva dalla situazione di mercato e dalla obiettiva saturazione degli spazi. Quando riprenderà il mercato, il consumo riprenderà ad aumentare, come prevedono i piani regolatori.

Seconde Case Pur essendo uno dei problemi principali del territorio ligure, con intere comunità snaturate da un patrimonio edilizio di seconde case che arriva all’80% del costruito, il tema non è nemmeno esaminato. Ma la minaccia di peggiorare è evidente se si esaminano i piani regolatori approvati in questi anni (Borgio, Albenga, Borghetto) e le iniziative come Preli a Chiavari approvata da comune e Regione e poi felicemente fermata dalla Magistratura. Va ricordato che nelle aree pregiate l’Alto Adige ha messo il limite del 10% (la Svizzera il 20%) ed è un esempio di territorio preservato e produttivo di ricchezza turistica.

Abbandono del territorio È segnalato come grave problema ma non ne è approfondita la causa e quindi non è previsto alcun intervento al riguardo se non quello di dare autonomia ai centri dell’entroterra. In realtà il motivo principale dell’abbandono è il frazionamento della proprietà che impedisce l’utilizzo del territorio agricolo e boschivo (la dimensione media delle aziende agricole è 2,17 ettari che non consente nemmeno la sussistenza).

Infrastrutture La criticità della modestia del ruolo attuale della ferrovia è sottolineata ma gli interventi riguardano il solo nodo di Genova: nulla è previsto per il valico su Savona.

Depurazione acque La Liguria si caratterizza in Italia per essere tra le poche regioni che non riutilizzano il refluo depurato: si segnala l’espansione del cuneo salino che mette a rischio l’agricoltura costiera, ma continuiamo a gettare in mare l’acqua prodotta. Nulla è detto al riguardo (il depuratore di Savona getta in mare un lago di Osiglia all’anno) e il depuratore di Chiavari è progettato con smaltimento a mare dell’acqua prodotta.

Paesaggio Il paesaggio urbano è sostanzialmente privo di tutela.

Rifiuti Mentre si enuncia un orientamento all’autonomia per province in realtà le dotazioni impiantistiche previste hanno una dimensione per trattare rifiuti a livello regionale, consolidando quindi la movimentazione patologica dei rifiuti tra una provincia e l’altra.

Dissesto idrogeologico si enuncia il problema (a livello massimo in Italia) ma non si profilano gli interventi quali un maggiore distanziamento dai corsi d’acqua e una gestione più cauta dei risultati dei piani di bacino (es. mettere vincoli anche sulla fascia 200 anni).

Inondazioni marine Il problema derivante dall’incremento del livello del mare (più 1 metro) è ben indicato ed è spaventoso per la Liguria ma la preoccupazione viene espressa solo per le strutture portuali mentre il problema maggiore si pone per le comunità litoranee (es. Alassio).

Andrebbe fatta una selezione del materiale per consentirne una lettura efficace e una indicazione di obiettivi quantitativamente chiara e credibile sulla possibilità di conseguirli

Roberto Cuneo

PS- Vedi l’analisi dettagliata del PTR (Analisi PTR 2022 Liguria Italia Nostra)

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