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Liguria e Basso Piemonte

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Il punto/ Musei e depositi, Savona insegna

Quando si ha un museo di solito ci dovrebbe essere un deposito ove conservare materiale di studio e di minore importanza espositiva ma non sicuramente di minore valore storico e scientifico. Di cosa stiamo parlando?

di Danilo Bruno

In questi giorni a Pordenone il museo civico sta organizzando un ciclo di mostre del materiale di deposito affinché tutte le persone possano prendere coscienza del patrimonio culturale esistente, che può e deve essere studiato .
Un museo sulla base anche delle indicazioni dell’ICOM ( International Council of Museums),ente associato all’UNESCO per la definizione degli standards espositivi ed organizzativi, deve essere dotato di un deposito dove conservare il materiale non esposto.
Se il museo viene considerato come una biblioteca allora tutto il materiale non può e non deve essere esposto ma piuttosto esso deve essere sempre accessibile, visitabile e studiabile come in ogni biblioteca i libri non possono essere tutti esposti ma devono essere sempre utilizzabili per consultazioni e ricerche.
Si può anche pensare in prospettiva a mostre tematiche o a opere esposte a rotazione in modo il deposito venga valorizzato e conosciuto.
Perché ho parlato a lungo del tema?
Vi sono due questioni che investono direttamente le vicende Liguri, di cui posso parlare a ragione veduta dopo tanti anni di attività nelle politiche dei beni culturali.
In primo luogo bisognerebbe fissare che un museo senza deposito non esiste perché tutto il materiale non può essere esposto e qualora ciò fosse effettuato bisogna dire che non si è probabilmente difronte ad un museo ma solo ad una collezione di oggetti esposti privi almeno nell’allestimento di dignità scientifica.
Questo significa in altre parole, come ho già scritto molte volte, che la Regione Liguria in primo luogo deve portare tutto il sistema museale ligure agli standards ICOM e non finanziare più esposizioni prive di qualunque rilevanza e qualità scientifica .
In secondo luogo a Savona, ad esempio, secondo notizie di stampa e non solo, il comune avrebbe perso numerose occasioni per acquisire collezioni importanti ( Rescio, Gambarutti, Bonilauri, Salomone,..)
Perché è successo questo? Nella comune vulgata di quel popolo savonese, di cui faccio parte, due sarebbero i motivi addotti dal Comune:
a) dove possiamo mettere tutta la roba proposta?
b) i Donatori vogliono che tutto venga esposto ma non si può fare.
Io credo che proprio a Savona sia mancato ogni rapporto fra Comune e cittadinanza.
Sicuramente tutto non si può esporre ma se esiste un deposito accessibile e ogni anno il materiale viene magari utilizzato per mostre ,che possono divenire anche occasioni di studio e conoscenza, allora i beni acquisiti possono essere valorizzati e promossi .
Su queste basi chiare sicuramente i Donatori sarebbero informati delle regole generali e potrebbero decidere liberamente se fare o meno acquisire al comune i propri beni culturali.
Come si fa però ,ad esempio, con una Pinacoteca da anni abbandonata a sé stessa e priva di ogni attività scientifica?
Come si fa a considerare, come è stato fino a ieri, il museo Cuneo – Pertini una sorta di peso inutile senza considerare le possibilità che si potrebbero aprire per la città in particolare se la gestione e gli annessi mezzi finanziari venissero affidati all’ Istituto Internazionale di Studi Liguri sez.Sabazia, che dirige il Museo Archeologico, munito di un deposito sempre disponibile e in costante studio e arricchito dagli scavi archeologici sulla Fortezza?
A questo punto mi auguro che invece di realizzare Pinacoteche simili a ” musei europei” ( giunta Ruggeri) ma piuttosto si punti a strutture culturali adeguate e inserite nel territorio oltreché munite di un deposito nel senso in cui ne ho parlato fino ad ora.
Credo che a Savona la giunta Russo possa avere idee e capacità per dare al sistema museale comprensoriale una nuova dignità e dimensione.
Danilo Bruno

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